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Berlusconi: il peggio non sono le orgie


Molti - Chiesa inclusa - criticano i comportamenti privati del leader italiano. Ciò nonostante, guardano dall’altra parte quando si tratta della sua condotta politica, molto più pericolosa per una società che, complice, la tollera

A scanso di equivoci: se dovessi fare una lista dei politici attualmente in carica che più mi disgustano, il nome di Silvio Berlusconi sarebbe uno dei primi che a venirmi in mente. Gli altri, altrettanto odiosi, rispondono a schemi più tradizionali, a causa del ritardo dei paesi che loro stessi saccheggiano o per i loro brutali e volgari metodi tirannici.

Invece Berlusconi incarna i peggiori mali della democrazia attuale, ossia la sua vulnerabilità negli intrighi dei plutocrati senza scrupoli e nella manipolazione mediatica quasi in regime di monopolio. Ma soprattutto Berlusconi incarna l’inarrestabile invasione della frivolezza mediatizzata in ambito politico, che neutralizza qualunque capacità di analisi o di riflessione sulla realtà sociale. Le dittature sono senza dubbio un male, ma, diciamolo pure, nemmeno la corruzione della democazie è edificante.

Proprio per questo trovo disdicevole che la campagna di critiche contro il Cavaliere sia ora tutta incentrata sulle feste erotiche e sulla sua vita licenziosa. Il fatto che Berlusconi, nonostante possegga una certa Villa Certosa in Sardegna, non abbia abitudini da monaco certosino è una cosa risaputa da tutti da moltissimo tempo.

Ciò nonostante, anche se in questo ci può essere molta sfacciataggine, non vi è, a quanto si sappia, nessun delitto. Nessun padre l’ha accusato d’avergli rubato la figlia minorenne e nessuno l’ha denunciato di stupro.
Senza dubbio Berlusconi, che predica virtù familiari conservatrici e vive poi in maniera opposta ad esse, dà prova di grande ipocrisia. Questo però è il minore dei suoi difetti: li condivide con colleghi come, per esempio, il defunto presidente Kennedy, che nonostante ciò, ha sempre goduto di una certa stima generale.
Non migliori si dimostrano i vescovi che ora denunciano la lussuria del Cavaliere, dopo che hanno protetto per troppo tempo quella di quei loro fratelli che, per decenni, hanno abusato di minorenni.

Quando vedo fotografie scattate a Villa Certosa con il teleobbiettivo, di signore e signorine più o meno svestite, la prima e l’ultima cosa che penso è: “Ma a me, che m’importa?”. Le confessioni, probabilmente ben retribuite di Patrizia D’Addario, una escort che ha partecipato ai peccaminosi divertimenti di “Don Silvio” e che rilascia dichiarazioni tra il morboso e il pacchiano, ma comunque prive d’interesse politico, mi conducono alla stessa riflessione.
In Spagna si dice che “a chi ruba ad un ladro, sono concessi cent’anni di perdono”. Credo che la stessa espressione possa essere usata in questo caso: coloro i quali utilizzano contro Berlusconi i metodi che lui stesso ha usato in diverse occasioni per diffamare altre persone, può aspirare ad una certa indulgenza: giustizia poetica o Berlusconi “berlusconato”?

In ogni caso, tutto ciò dà il voltastomaco. La cosa più triste è che contro Berlusconi si mettano in luce le orge (cosa che a noi che facciamo parte della lega pro-vizio sta quasi per rendercelo simpatico), invece di conclamare la vergogna della recente legge xenofoba promossa dal suo partito ma approvata (ahi!) dalla maggioranza del Parlamento italiano, legge che rende l’immigrazione illegale un reato.
Sono cose come queste che dovrebbero mettere in difficoltà il Cavaliere, non le sue tendenze libidinose. Ma temo che davanti a questa legge xenofoba, in Italia come in Spagna, ci sia molta gente che faccia spallucce e che dica “Ma a me, che m’importa?”.

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