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Due gradi




Come da copione e nonostante la perizia mediatica di Silvio Berlusconi, il G8 sta ancora una volta decidendo di non decidere nulla. L’accordo sul clima che avrebbe dovuto essere un fiore all’occhiello del summit a guida italiana, è saltato, anche nella sua versione «soft»: taglio del 50 per cento delle emissioni entro il 2050. Una misura che gli scienziati oltre che i movimenti ambientalisti considerano largamente insufficiente per contenere gli effetti dei cambiamenti climatici. E’ uno strano caso di matematica politica: otto più cinque [Cina, India, Messico, Brasile e Sudafrica], più uno [Egitto], uguale zero. In compenso, però, i comunicati ufficiali dicono che il gruppo «G14» che ha dato così scarsa prova di sé al debutto sarà trasformato in una struttura stabile. Il club cresce per cooptazione: non migliora in credibilità o efficacia, ma alle feste ci si diverte di più.
Ciò che invece i «leader mondiali» avrebbero deciso è che il cambiamento climatico deve essere «limitato» a 2 gradi centigradi. Ci verrà spiegato che è una decisione storica, in realtà è poco più di una costatazione. Gli scenziati di cui sopra, quelli dell’International panel on climate change, considerano un aumento di due gradi della temperatura come un fatto ormai inevitabile, data la pigrizia dei grandi inquinatori a ridurre le emissioni. E’ colpa della Cina, sostengono dalla caserma di Coppito gli altri «grandi», che però non dicono nulla per i massacri di Urumqi contro gli uiguri musulmani. Quando il finto accordo sui due gradi si dimostrerà per quello che è, probabilmente la colpa sarà attribuita al Pianeta Terra, così testardo nel voler ignorare le decisioni di questi arroganti bipedi.
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