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Silvio Berlusconi teilt wieder gegen die italienischen Mafiakritiker aus. Der Ministerpräsident greift vor allem den Autor Roberto Saviano an.
Der italienische Ministerpräsident Silvio Berlusconi hat den Schriftsteller Roberto Saviano vor zehn Tagen frontal angegriffen. »Die italienische Mafia steht angeblich weltweit an sechster Stelle der kriminellen Organisationen«, zitierte Berlusconi eine nicht näher benannte Statistik. Was den Bekanntheitsgrad angehe, besetze sie jedoch Platz eins, »dank der Werbung, die sie durch Fernsehserien und Bücher wie Gomorrha erfährt«. Und das werfe ein schlechtes Licht auf Italien.
Werbung für die Mafia? Saviano, Autor von Gomorrha, reagierte auf diesen Vorwurf mit einem offenen Brief an seinen Regierungschef – und Verleger. Der Autor bekam Unterstützung von Kollegen weltweit. So sagte Salman Rushdie, Berlusconi habe Saviano, wenn auch ungewollt, als Angriffsziel präsentiert. Der israelische Schriftsteller David Grossmann nannte Berlusconis Äußerungen »unverantwortlich«: »Ein Unglück für Italien«.
Seit dem Welterfolg seines 2006 erschienenen Erstlingswerks lebt Roberto Saviano quasi im Untergrund. Zwar hält sich der Dreißigjährige zumeist in Italien auf, aber seine Kontakte zu Angehörigen, Freunden und Kollegen unterliegen der strikten Kontrolle der Militärpolizei, in deren Kasernen er wohnt. Sein bisheriges freies Leben als junger Intellektueller musste Saviano aufgeben, weil ihn die in Gomorrha beschriebenen Clans der neapolitanischen Camorra mit Morddrohungen überziehen. Saviano verzichtet auf persönliche Freiheit, weil der Staat anders nicht für seine Unversehrtheit garantieren kann. Das sagt viel über die Macht der Mafia in Italien.
Gomorrha erscheint in Berlusconis Verlagshaus Mondadori. Weltweit sind bislang mehr als sechs Millionen Exemplare verkauft worden. Gomorrha mag für den Politiker Berlusconi eine imageschädigende Provokation sein, für den Verleger Berlusconi aber ist Savianos Arbeit durchaus gewinnbringend. Auf Savianos Brief antwortete Berlusconis älteste Tochter.
Marina Berlusconi, 43, Spitzname »Zarina« (kleine Zarin), leitet den Verlag Mondadori. Ihren Vater verteidigt sie mit dem Hinweis, er habe Saviano »nicht zensieren, sondern nur kritisieren wollen«. Sie selbst teile diese Kritik: »Eine einseitige Publizistik ist nicht die beste Unterstützung für das Ansehen unseres Landes. Saviano sagt zwar, dass Italien die wirksamsten Antimafiagesetze der Welt hat. Aber als italienische Bürgerin finde ich, dass wir alle stolz auf die bislang unerreichten Ergebnisse sein müssen, die die von meinem Vater geleitete Regierung im Kampf gegen die Mafia erzielt hat.« Marina Berlusconi fügt hinzu, selbstverständlich garantiere das von ihr geführte Verlagshaus die Meinungsfreiheit seiner Autoren. »Aber dieses Recht gilt für alle.« Also auch für sie und ihren Vater.
Silvio Berlusconis Attacke auf den verfolgten Autor Saviano ist nicht einfach nur eine reichlich verspätete Literaturkritik. Alle von der Mafia Verfolgten haben eine gemeinsame Angst: die Furcht, isoliert zu werden. Wer keine gesellschaftliche Unterstützung mehr erhält, wen man fallen lässt, anstatt ihn zu beschützen, der ist für die Mafia ein leichtes Ziel. Der Premier bezeichnet Saviano indirekt als Nestbeschmutzer – und Nestbeschmutzer muss man isolieren. Die Verlegerin Marina Berlusconi stößt in das gleiche Horn, indem sie einen Bestseller ihres eigenen Verlages als »einseitig« und rufschädigend abkanzelt. Und das scheinbar zufällig an dem Tag, als ein sizilianischer Staatsanwalt für Marcello Dell’Utri wegen Mafiaverbindungen elf Jahre Haft forderte. Dell’Utri ist seit Jahrzehnten treuer Gefolgsmann von Berlusconi. Von ihm hat sich der Ministerpräsident nie distanziert.
Für Silvio Berlusconi konzentrieren sich Italien und die italienische Politik ausschließlich in seiner eigenen Person. Wer nicht mitmachen will, muss draußen bleiben oder gehen. Er gehört nicht zu Berlusconis Italien. Sogar seinen Stellvertreter und designierten Nachfolger Gianfranco Fini forderte Berlusconi unverblümt auf, die vor Jahresfrist gemeinsam gegründete Partei PDL zu verlassen. Parlamentspräsident Fini hatte sich zuvor darüber beschwert, nicht in politische Entscheidungsprozesse einbezogen zu werden. Er beklagt einen Rechtsruck der Regierung zugunsten der ausländerfeindlichen Separatistenpartei Lega Nord, die in Norditalien gerade die Regionalwahlen gewonnen hat.
Berlusconi kontert, Fini habe kein politisches, sondern ein »persönliches Problem.« Im Übrigen könne sein bislang wichtigster Verbündeter »machen, was er will, ich kann auch ohne ihn regieren«.
Traduzione:
Silvio Berlusconi si lancia nuovamente all’attacco dei critici antimafia italiani. Il Primo Ministro attacca in particolare lo scrittore Roberto Saviano.
Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi ha sferrato dieci giorni fa un attacco frontale contro lo scrittore Roberto Saviano. “A quel che si dice la mafia italiana è al sesto posto delle organizzazioni criminali mondiali”, cita Berlusconi secondo una non meglio precisata statistica. Quanto a notorietà però occupa il primo posto, “grazie alla pubblicità fatta tramite serie televisive e libri come Gomorra”. E questo getterebbe una luce negativa sull’Italia.
Pubblicità alla mafia? Saviano, autore di Gomorra ha risposto a quest’accusa con una lettera aperta al capo del governo e suo editore. L’autore ha ricevuto il sostegno dei colleghi di tutto il mondo. Salman Rushdie ha detto che Berlusconi, seppur involontariamente, ha presentato Saviano come un bersaglio da attaccare. Lo scrittore israeliano David Grossman ha definito le dichiarazioni di Berlusconi “irresponsabili”, “una disgrazia per l’Italia”.
Fin dal suo lavoro di esordio, uscito nel 2006 e che ha avuto successo mondiale, Roberto Saviano vive praticamente nascosto. Il giovane trentenne soggiorna per lo più in Italia, ma i suoi contatti con parenti, amici e colleghi sono soggetti a uno stretto controllo dei carabinieri nelle caserme dei quali vive. Ha dovuto abbandonare la sua vecchia vita da giovane intellettuale per aver descritto in Gomorra i clan della camorra napoletana. Saviano rinuncia alla sua libertà personale, perché lo Stato non può garantire altro per la sua incolumità. Questo la dice lunga sul potere della mafia in Italia.
Gomorra è pubblicato dalla casa editrice di Berlusconi Mondadori. Le copie vendute in giro per il mondo a tutt’oggi sono oltre sei milioni. Gomorra può anche essere, secondo il politico Berlusconi, una provocazione lesiva per l’immagine del paese, ma per l’editore Berlusconi il lavoro di Saviano è sicuramente stato remunerativo. Alla lettera di Saviano ha risposto la figlia maggiore di Berlusconi. Marina Berlusconi, 43 anni, soprannominata la “Zarina” (piccola zarina), presidente della casa editrice Mondadori, ha difeso suo padre dicendo che “non ha voluto censurare Saviano, ma solo muovergli una critica”. Lei stessa condivide questa critica: “il giornalismo a senso unico non è il miglior sostegno per la reputazione del nostro paese. Saviano dice che l’Italia ha la legislazione antimafia più efficace al mondo. Però in quanto cittadina italiana trovo che dovremmo essere tutti orgogliosi dei risultati ottenuti finora, che il governo presieduto da mio padre ha conseguito nella lotta contro la mafia.” Marina Berlusconi ha aggiunto che, naturalmente, la casa editrice da lei guidata garantisce la libertà di pensiero dei suoi autori. “Ma questo diritto vale per tutti”, quindi anche per lei e per suo padre.
L’attacco di Silvio Berlusconi all’autore perseguitato Saviano non è semplicemente un’ampia quanto tardiva critica letteraria. Tutti coloro che sono perseguitati dalla mafia hanno una paura che li accomuna: la paura di essere isolati. Chi non riceve più sostegno sociale, chi viene lasciato cadere, invece di essere protetto, per la mafia è un bersaglio facile. Il premier definisce Saviano come qualcuno che sputa nel piatto in cui mangia e chi sputa nel piatto in cui mangia va isolato. L’editrice Marina Berlusconi dice la stessa cosa definendo un bestseller della sua casa editrice come “a senso unico” e lesivo per la reputazione del paese. E questo avviene, in modo apparentemente casuale, proprio il giorno in cui un magistrato siciliano chiede undici anni di reclusione per Marcello Dell’Utri per rapporti con la mafia. Dell’Utri è da decenni uomo di fiducia di Berlusconi. Da lui il Primo Ministro non ha mai preso le distanze.
Secondo Silvio Berlusconi l’Italia e la politica italiana si concentrano esclusivamente nella sua persona. Chi non vuole partecipare, deve rimanere fuori oppure andarsene. Non appartiene all’Italia di Berlusconi. Berlusconi ha invitato senza mezzi termini persino Gianfranco Fini, suo successore designato nonché suo vice, a lasciare il PDL, il partito fondato insieme un anno prima. Il Presidente della Camera Fini in precedenza si era lamentato di non venire coinvolto nelle decisioni politiche, denunciando una virata a destra del governo a favore del partito separatista xenofobo della Lega Nord, che nel nord Italia ha appena vinto le elezioni locali.
Berlusconi minimizza dicendo che Fini ha solo un “problema personale” e non politico. E che tra l’altro il suo alleato sinora più importante “può fare quello che vuole, ma io posso governare anche senza di lui”.