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Lo andava ripetendo in ogni dove, il nostro ministro dell'Economia, che con questa solida maggioranza in Parlamento non ci sarebbero più stati "assalti alla diligenza" per correggere e ricorreggere le manovre finanziarie. Infatti ora tutti hanno le idee chiare. I sindaci e i governatori di Regione sono in rivolta. Il Partito Democratico oggi scende in piazza contro "una manovra ingiusta e sbagliata" e "per dare voce a tutti i protagonisti sociali colpiti dalle scelte del governo". Ieri sono stati presentati 2550 emendamenti in commissione Bilancio al Senato e quasi la metà sono della maggioranza. Alla faccia delle "poche e qualificate proposte di emendamenti" che da due anni a questa parte si sbandierano per sostenere il merito del non-assalto alla diligenza.
L'unica cosa sulla quale non si è avuto dubbi è l'istituzione del ministero per l'Attuazione del federalismo. Non basta il ministero delle Riforme affidato a Bossi per portare avanti la riforma federale. Ne serve un altro, tanto i sacrifici in tempo di crisi li fanno i cittadini, non i politici. Ecco allora il neoministro Aldo Brancher, ex dirigente Fininvest, noto a Di Pietro che durante Mani Pulite lo inquisì. Riuscì a salvarsi grazie alla depenalizzazione del falso in bilancio e la prescrizione per il reato di finanziamento illecito.
Ma ora sono molto più sicuro, perché questo tale, oggi indagato per ricettazione nello scandalo Antonveneta, dovrà occuparsi dell'attuazione del federalismo. Grazie anche al legittimo impedimento, che gli permetterà di far sospendere il processo a suo carico. Giusto lavorare in tranquillità.
Intanto del sostituto di Scajola, al molto meno importante ministero dello Sviluppo economico, non c'è traccia.
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