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Tiro tardi, di solito. Quando i motori in rete dormono, e le pagine che contano restano immobili da ore e per ore, fino a mattina. Lo scherzo lo combinano esecutivo e presidente: mettiamoci sotto, maniche in piega, e scardiniamo la democrazia. Perché per una volta, t’addormenti ignaro e ti svegli così. Perché mi sento abusato. Per una volta ancora tendi a ragionare sul troppo: sarà davvero sto gran casino? Ma sarà davvero pericoloso cambiare, con potere d’interpretazione ad uso della maggioranza e abuso della libera concorrenza democratica, in una notte che si credeva serena? Cambiare e nessuno che possa raccontarlo in Tv? Sarà normale tacitare l’informazione televisiva per cento e una ragione, e nella stessa settimana ricorrere ad astuzie e irregolarità? Perché non si tratta di scimmiottare i fasci, ché è la prima di tante epoche senza destre. Si tratta d’assoggettare regole a velleità precise. Si tratta di una prima volta da non passare indolore. Vuoi credere vergine la Carta, ma sembra lercia. Vuoi concedere al Quirinale l’alibi, ma non ce ne sono – che sta carta non prevede imbrogli, se si tratta d’elezioni. La Costituzione tradita, non tutelata dall’insonne custode. E invece tiè, la dittatura della maggioranza che riempie Tocqueville di brividi, servita al cornetto dei forni che tirano tardi. Anch’essi, ma a sfamare giovani disinvolti. Per una volta t’addormenti, e ti svegli che è già golpe.
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