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L’esempio lampante di quanto sia inconsistente l’opposizione di sinistra italiana è dato dal fatto che tutti i suoi leader, da Bersani a Di Pietro, stanno tirando per la giacca il Presidente della Camera e leader di Futuro e Libertà, Gianfranco Fini, per convincerlo a “staccare la spina a Berlusconi”, come se la cosa fosse dovuta o, peggio, come se si stessero rivolgendo a un uomo e a un partito di sinistra.
Quello che ai leader di sinistra sembra sfuggire è che Futuro e Libertà è un partito di destra e che chiedere a Fini di comportarsi come uno di sinistra è semplicemente ridicolo. Non lo farà mai semplicemente perché non è nel suo DNA e non è certamente tra i suoi obbiettivi.
L’obbiettivo di Fini e di Futuro e Libertà è stato spiegato con dovizia di particolari alla convention tenutasi lo scorso fine settimana a Perugia: costruire un partito di destra che sia liberale, rispettoso dei Diritti, della Costituzione e della giustizia. Insomma una destra costituzionalista e liberaldemocratica, ma pur sempre una destra. E’ chiaro che in una visione simile non ci sia niente di più lontano delle posizioni di Silvio Berlusconi e della politica attuata dal Popolo delle Libertà. Da qui lo scontro con Berlusconi. Credere che Fini si sia messo di traverso all’uomo di Arcore perché attratto da sirene di sinistra è quindi semplicemente una allucinazione.
Cosa accadrà ora? Fini è stato chiaro, vuole le dimissioni di Berlusconi e un rimpasto di Governo con conseguente redistribuzione dei poteri e dei Ministeri, il tutto senza escludere che a guidare il nuovo esecutivo sia ancora Berlusconi, però con molta meno autonomia. Fini vuole una nuova legge elettorale, una legge sul conflitto di interessi e l’accelerazione della legge anti-corruzione. Ma soprattutto Fini vuole l’inclusione nel nuovo Governo dell’UDC di Casini, non perché Casini sia un uomo affascinante, ma piuttosto per controbilanciare lo strapotere della Lega Nord e implementare una legge sul federalismo fiscale che non penalizzi il sud.
Invece la sinistra (e una parte della destra populista) continua a pensare che Fini si sia intimamente convertito alla sinistra. Non è escluso che alcune idee combacino, come per altro dimostra il “Manifesto per l’Italia” presentato a Perugia e come dimostra l’aperto anti-berlusconismo, ma siamo a pochi punti di contatto. Per il resto Fini e Futuro e Libertà rimangono una entità di destra forse addirittura più laica della sinistra stracarica di ex democristiani.
E allora finisca la sinistra di tirare Fini per la giacca e si dia da fare nell’attuare quello che fino ad oggi non ha mai fatto: una seria opposizione di sinistra. Ognuno per la sua strada consapevoli che l’unico punto che unisce è liberare politicamente l’Italia da quel flagello chiamato Berlusconi.
Carlo Alberto Cecchini