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Non sapremo mai se i due militari italiani morti in Afghanistan siano stati uccisi da una mina di produzione italiana. Dalle migliaia di documenti pubblicati da Wikileaks emerge un quadro assurdo: gran parte degli ordigni esplosivi usati dai talebani sono costruiti utilizzando delle mine anticarro di produzione italiana riadattate. I primi riscontri risalgono al gennaio del 2004, quando "in una perquisizione all'interno di edifici governativi che dovevano ospitare medicine e cibo, viene scoperto un deposito di armi, munizioni ed esplosivi. Tra questi alcune mine italiane anti-carro di tipo 2.4 e TC-6".
Da quanto si legge, almeno uno dei nostri Lince è stato colpito con mine italiane. E spesso queste potrebbero aver ucciso civili. Un articolo de Il Manifesto ricorda che il 24 maggio 2006 un camion saltò in aria dopo aver urtato una mina e morirono due civili afghani. Gli artificieri Nato riportarono: "A giudicare dalla dimensione del cratere e dalla mancanza di frammenti, era presumibilmente una TC-6 italiana".
Sono notizie imbarazzanti, che i principali media italiani non comunicheranno mai, ma che non sorprendono completamente se si pensa che il nostro Paese è il secondo esportatore mondiale di armi.
E ugualmente imbarazzanti sono le parole pronunciate da mons. Pelvi durante l'omelia per i funerali dei due militari italiani: "Nel vostro sacrificio c'è la forma più compiuta della realizzazione di voi stessi".
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