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MAFIE E TERRORISMO SARANNO PROTETTI

“La giusta tutela della privacy non c’entra nulla con la volontà di sottrarre ai magistrati uno strumento di indagine, mettendo la sordina su gravi fatti criminali e il bavaglio alla stampa” Anna Finocchiaro PD

Provenzano, Cuffaro, Lombardo tutte le indagini impossibili

Con le limitazioni agli ascolti, all’uso di cimici e telecamere sarà più difficile intercettare latitanti e gli affari dei clan. Le video camere nascoste tra Corleone e Montagna dei cavalli

Di Claudia Fusani

Una quercia su contrada Montagna dei cavalli. Un campo di grano in contrada Forche. La curva della statale per Agrigento. Pochi sanno che la cattura del numero 1 di Cosa Nostra Bernardo Provenzano dopo 43 anni di latitanza passa anche da questi luoghi. E dalle cimici e dalle videocamere che i poliziotti della Squadra Mobile di Palermo e dello Sco avevano piazzato in gran segreto tra un cespuglio e un pezzo di corteccia. Tutti luoghi assolutamente anonimi e ben lontani dal “fondato motivo di ritenere che siano teatro di attività criminosa”, come recita la nuova legge sulle intercettazioni. Per questo motivo stratagemmi oggi non più utilizzabili.

Quando si parla della nuova legge in relazione alle indagini di mafia non è tanto il bavaglio alla stampa che preoccupa ma le forti limitazioni allo strumento di indagine.  Lo sa anche il governo di Washington perché le forze di polizia Usa hanno spesso beneficiato di imput investigativi arrivati dall’Italia.

Nelle prime settimane del 2006 la quercia, il campo di grano in contrada Forche e la strada per Agrigento erano sospetti e intuizioni. Non “forti indizi”. In quegli stessi mesi nella zona di contrada Montagna dei cavalli Bernardo  Riina andava a comprare latte e formaggio almeno un paio di volta alla settimana. L’allevatore Giovanni Marino, quello che vendeva il formaggio, era incensurato. Oggi non ci sarebbe alcun motivo per piazzare proprio in un casotto vicino, un po’ più in alto, una potente e microscopica telecamera. La stessa che nei mesi successivi del 2006 registrò il movimento sospetto dei “pacchi”, sacchetto di plastica di un supermercato che il giovane Riina faceva entrare e uscire dalla masseria sempre e ugualmente pieno. La stessa telecamera che all’alba dell’11 aprile guidò passo passo l’irruzione della polizia nel casolare dove Provenzano stava scrivendo pizzini con la macchina da scrivere.

Questa legge, al di là dei proclami della maggioranza, uccide tutte le indagini. Anche quelle di mafia e terrorismo, specie per i tempi (60, max 75 giorni, le procedure (il via libera a una telecamera, una cimice  o un’intercettazione  pretende iter lunghissimi ed ha forti limitazioni) e per i contenuti (ci devono essere fondati indizi di reato). Oggi non sarebbe possibile neppure piazzare cimici e telecamere al cimitero tra le lapidi dei famigliari di un altro fantasma di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro che è sempre latitante ma grazie a quelle cimici sicuramente è più solo.

Oggi non potremmo parlare, meno che mai scrivere, delle indagini sul governatore siciliano Raffaele Lombardo. E Totò vasa-vasa Cuffaro, oggi sarebbe molto probabilmente ancora l’amato presidente dei siciliani anziché un uomo , per quanto senatore, condannato in appello a setta anni per il favoreggiamento a Cosa Nostra nel processo “talpe alla Dda”. Entrambi questa indagini, infatti, hanno il loro punto di forza proprio nelle intercettazioni. Ascolti “a catena”, da un telefono sospetto ascoltando popi se ne attacca un altro e così via, con la nuova legge non più possibili. L’indagine su Lombardo nasce da un’informativa del Ros sul clan Santapaola. E proprio ascoltando le intercettazioni disposte per arrivare alla cattura dei latitanti, è capitato di incrociare anche i dialoghi tra i fratelli Lombardo, Raffaele e Angelo, mentre parlavano con il boss Vincenzo Aiello, il capo della mafia catanese, di appalti per la sanità e i rifiuti.

Anche la storia delle talpe alla Dda nel 2003 nasce da una microspia in casa del boss Guttadauro per catturare i latitanti, prosegue a catena e arriva alla rete messa su da re Mida della sanità privata siciliana – Michele Aiello – per carpire notizie riservate sulle indagini della procura antimafia. Cuffaro parlava, parlava. Garantiva accreditamenti a case di cura e laboratori di analisi privati (più di 17009 e le coperture giudiziarie.

(Fonte: l’Unità.  Intercettazioni: 2° racconto)

Con questa legge sulle intercettazioni, sulla quale sarà posta l’ennesima fiducia, lo Stato italiano si schiera sfacciatamente a favore delle mafie e del terrorismo. Forse è anche per questo che gli USA hanno protestato.

 

http://speradisole.wordpress.com/2010/05/22/mafie-e-terrorismo-saranno-protetti/

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