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Benito Berlusconi, un’armata di killer dell’informazione

Editoriale di Alessandro Cardulli

Se Benito Berlusconi avesse avuto vicina la giornalista del Tg 3 che ha avuto l’ardire di fargli una domanda non gradita, niente vieta di pensare che l’avrebbe schiaffeggiata. L’intimidazione è stata così forte che la giornalista, anche se lo avesse potuto, visto che repliche non sono permesse nella dittatura del cavaliere, non ne avrebbe avuto l’ardire. Eppure aveva detto una bugia grande come una casa quando ha parlato dei “quattro titoli del Tg3 contro il governo”.

Solo nella serata è arrivata la smentita alle falsità, diventate realtà nella mente e nelle parole perverse del capo del governo. Nessun giornalista ha chiesto a Berlusconi di indicare i quattro titoli incriminati. C’è l’accucciamento di giornalisti che scodinzolano come cagnolini ma c’è anche l’impossibilità di fare domande a fronte del monologo di Silvio ribattezzato Benito. La realtà, ricordata dai giornalisti dello stesso Tg3, è che i quattro titoli non ci sono. Nella edizione delle ore 19, la più seguita, non ve n’è traccia.

Ma il furibondo attacco del capo del governo aveva un preciso obiettivo. Far capire che quel “ non sopporto più” era il segnale dello scatenamento di una offensiva contro la libertà dell’informazione come mai vi è stata nel nostro paese, dove di belle, o meglio di brutte, se ne sono viste tante. L’editto bulgaro contro Biagi, Santoro, Travaglio, le epurazioni in Rai di antica e recente memoria diventano degli zuccherini. Quasi nessun commentatore ha segnalato il fatto che si sono mosse di pari passo le nomine dei direttori e vice nel servizio pubblico e la riorganizzazione dell’impero berlusconiano fatto di testate che invece di notizie sfornano veleno, menzogne. Da una parte arriva Minzolini a dirigere il Tg1, il capofila dell’informazione Rai, entra come vicedirettore un tal Paragone di cui sono note le “qualità professionali” (leggere articolo di oggi in adorazione di Berlusconi), si infornano ciechi servitori del padrone. Dall’altra un giro di valzer con Feltri, il mastino, garbato però quando arriva in televisione, che passa da Libero al Giornale, il vero punto di forza, della destra reazionaria, Belpietro, poco telegenico, antipatico per natura, passa a Libero, il querulo Giordano a Italia uno estromettendo Mulè che passa a Panorama, il settimanale delle inchieste bluff. Messa a punto questa armata di killer dell’informazione Benito si prepara alla campagna di autunno. Le avvisaglie di quanto virulento sarà l’attacco all’informazione accerchiata da Rai, Mediaset, carta stampata che dalle testate nazionali si propaga a tanti giornali regionali e locali. In questo quadro i cortigiani che occupano le poltrone del Consiglio di amministrazione della Rai con in testa l’esecutore numero uno delle volontà del premier, Mauro Masi, hanno lasciato le briciole all’opposizione. Qualche vicedirettore non si nega a nessuno.

Ma quale ruolo avranno per esempio i “ confermati”, anche se qualcuno è stato comunque escluso, nell’indurre personaggi come Minzolini a dare notizie che possono essere sgradite a Berlusconi? Alcun, non contano niente. Esempio: il Tg1 penultima edizione ha ignorato l’arresto avvenuto a Bari di due “soci” di Tarantini che alla feste organizzate dall’imprenditore amico di “papi” portavano la cocaina. Eppure proprio il presidente della rai aveva ribadito che le notizie vanno date tutte.

Domanda: che ci stanno a fare questi vicedirettori “confermati”? La loro è solo una copertura. E anche Garimberti, un giornalista dio grande professionalità, che ci sta a fare, cosa a che vedere con una banda di killer dell’informazione? Pare, dalle reazioni che si sono avute all’attacco di Benito Berlusconi, che l’opposizione si sia svegliata. Dal Pd, per bocca del segretario viene l’annuncio di una mobilitazione per il mese di settembre. Meglio tardi che mai. Dalle parole si passi ai fatti.
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