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Giulia Moresco e Cristiano Costantini,
i protagonisti de Il vento dell'odio, appartengono a quella generazione che visse l'infanzia nell'euforia collettiva dei primi anni Sessanta, in un paese che coltivava l'illusione di avere saldato i conti con il passato. Appartengono a quella generazione che a metà degli anni Settanta decise di entrare in guerra, sconvolgendo la propria e le altrui esistenze.
Molti anni dopo, Giulia acquista la casa dove abitava Cristiano - ormai latitante da decenni - e facendo dei lavori di ristrutturazione trova nascosto in un tramezzo uno sconvolgente memoriale che li riguarda entrambi. Riesce a farlo avere a Cristiano, il quale capisce di non avere scampo: deve tornare per affrontare
il passato.
In questo straordinario romanzo a due voci Giulia e Cristiano ripercorrono le loro vite, le loro scelte, il rapporto forte che li ha legati e contrapposti ai rispettivi padri - uomo del PCI quello di Giulia, uomo di destra quello di Cristiano - in una dinamica generazionale complessa e dolorosa. Ed entrano, e noi con loro, in quel cono d'ombra che è tanta parte
del nostro recente "passato prossimo":
la strategia della tensione, il ruolo dei Servizi deviati, la lotta armata, i tentativi di eversione ai poteri dello Stato, il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro. Così, poco alla volta, comprendono anche le colpe dei padri che, come biblica maledizione, sono ricadute
sui figli. Attraverso la parabola di Giulia e Cristiano, del loro inesorabile procedere nella galassia del terrorismo, del loro "dopo", Roberto Cotroneo ricostruisce con mirabile precisione lo Zeitgeist di quegli anni e ci consegna un libro che è - nello stesso tempo - forte e crudele, struggente e doloroso.