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[Sueddeutsche Zeitung]
Molta grossolanità, sì, ma cosa ci sarebbe di così scandaloso nelle immagini della residenza estiva di Berlusconi? Servono solo a distrarre.
Cosa ci sarebbe di così scandaloso nelle immagini della residenza estiva di Berlusconi in Sardegna? Nessuno che abbia avuto l’occasione di osservare questo uomo d’affari e personaggio politico, anche solo da lontano, può avere dubbi sul fatto che, nel tempo libero, ami trattarsi bene anche dal punto di vista erotico.
Che anche il suo gusto non abbia nulla di speciale è sempre emerso piuttosto chiaramente da tutti gli aspetti della sua vita. Disinvoltura, apprezzamento per le battute esplicite, la costante infrazione delle regole della decenza borghese, una certa sguaiata grossolanità: tutto questo non è mancato a Berlusconi nel corso degli anni.
Tutto questo è sempre stato connaturato alla natura del suo comportamento pubblico, che è costituito da senso pratico e desublimazione caratteriale - Berlusconi è l’incarnazione stessa della demagogia, senza il benché minimo timore di una volgare invadenza, tanto che, ad ogni piè sospinto, ripete la tiritera: “non vi impicciate degli affari miei”.
A chi ha tutti i soldi del mondo, il mondo non costa nulla - questo è il suo motto. Il contrasto rispetto alla precedente casta di politici della Repubblica italiana - spenti nel vestire, rigidi nell’aspetto, abbottonati nel parlare - era ed è intenzionale.
Questa desublimazione si è sempre espressa in ben altri aspetti oltre a quello erotico, anzi: questo è l’aspetto meno interessante, nella sua rozza volgarità. Più ricche di conseguenze politiche sono state la sua personale sete di vendetta e la pretesa ostentata di non separare gli interessi privati da quelli pubblici.
Nel paese che ha scoperto la ragion di stato come concetto e come codice comportamentale, la figura di Berlusconi rappresenta una notevole regressione culturale. Di contro, si rileva la vasta attitudine morale e la raffinata forza distintiva che sono tipici del machiavellismo; nel Nord Europa si è abituati da secoli a guardare al machiavellismo come alla quintessenza dell’immoralità.
La vergogna dell’Italia
Il trattato di Machiavelli “Il Principe” fu scritto per una generazione di potenti abituati all’idea che per loro non esistessero voglie che non potessero essere soddisfatte - così il sobrio prosatore fiorentino intendeva l’obiezione del classicismo in contrapposizione al manierismo dominante nelle sfrenate corti italiane. La morale di Machiavelli consisteva nel limitare l’immoralità alle sole esigenze dettate dalla ragion di stato.
Alla fine del ventesimo secolo questa opposizione è riemersa sotto forma di una volgare farsa: dopo che Giulio Andreotti ha governato secondo il motto “comandare è meglio che fottere” [in italiano nel testo] e “il potere logora chi non ce l’ha”, il suo successore Berlusconi minaccia di ribaltare l’ordine gerarchico: il potere dovrebbe servire soprattutto ad assicurare quella ricchezza esagerata che garantisce, non da ultimo, di fottere indisturbati. La politica di Berlusconi non ha mai lasciato intendere di avere altri obiettivi diversi da quello di assicurare al suo impero economico le condizioni necessarie per prosperare.
La vergogna dell’Italia di oggi consiste nel fatto che a questo non politico è stato legalmente concesso di salire al potere per tre volte. Che in questo modo la più antica nazione culturale dell’Europa dopo l’antichità si presenti al mondo sempre in modo ridicolo, fa parte dei danni collaterali trascurati di un sistema che da lungo tempo vive una crisi costituzionale.
Davanti alle immagini di ragazze in bikini invece si possono solo scrollare le spalle. I signori del mondo ellenistico e romano facevano scolpire la loro testa e la facevano posizionare su corpi atletici nudi con tutte le cerimonie, e Luigi XIV sbrigava in presenza dei suoi nobili di palazzo un grande compito: “Maestà Cacatoria” lo chiamò Carlo Emilio Gadda, lo scrittore italiano per il quale il trattato di Sigmund Freud “Carattere ed erotismo anale” fu strutturalmente formante.
Luigi XV si fece portare per anni, ogni giorno, una giovane vergine da violentare - quanto piacevole potesse essere questa usanza per le figlie di Francia, lo suggerisce il fatto che i camerieri di Luigi si allontanarono dal suo letto di morte perché non potevano più sopportare la puzza del monarca che non si lavava. Pare che anche Mao Tse Tung provasse un particolare piacere nel tediare le sue partner sessuali con una scarsa igiene.
Punta troppo in alto chi cita il modo di dire francese così amato da Hegel e Goethe, che dice che nessuno è eroe per il suo cameriere privato, perché il cameriere privato è giornalmente a contatto con i bisogni corporali e le basse pulsioni dell’eroe.
Ci si deve anche chiedere se potenti altamente sublimati come Federico il Grande o Hitler siano veramente da preferire: Federico faceva ben attenzione che nelle sue vicinanze non ci fosse umana felicità - evitò con cura i matrimoni d’amore e, per quanto riguarda Hitler, si ha l’impressione che se si fosse dedicato maggiormente ai piaceri della carne avrebbe forse avuto un carattere più leggero.
Ma in una costituzione borghese tutto questo non dovrebbe aver più alcun ruolo. La separazione della figura dell’uomo di stato dalla sua persona, affermatasi con la Rivoluzione Francese, è stata un importantissimo passo avanti di civilizzazione. Che ora, a causa dei media basati sulle immagini e sulle riprese con il teleobiettivo - fino agli ingrandimenti delle mani nervose durante i talkshow -, tutto questo ritorni, è un problema grave, anche se appena visibile, per la scelta del personale dirigente adatto ad una democrazia. I seguaci di Berlusconi rimandano semplicemente questo problema di fondo.