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21 settembre 2013 6 21 /09 /settembre /2013 21:49

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Per arrivare al fallimento del suo presunto progetto politico il codannato ci ha messo circa 20 anni, il comico, pur avendo preso come riferimento il modello comunicativo del pregiudicato, ci ha messo molto meno ed in solo qualche mese ha già dimostrato ampiamente come il suo progetto di basasse sul niente. Sono i due lati della stessa medaglia o dello stesso disco, i 45 giri di una volta che sul lato A avevano inciso il pezzo migliore dell'artista mentre sul lato B era inciso un altro pezzo solitamente di qualità e contenuti più scadenti. Entrambi hanno comunque lo stesso progetto: il condannato quello di fare politica per curare i propri interessi che erano quelli di sfuggire alla giustizia, il comico quello di mandare allo sbaraglio una pattuglia di sprovveduti goliardici mentre lui manovra i fili dalla sua stanza dei bottoni guidato dal profitto del proprio blog. Altra analogia riguarda il bacino elettorale dei due soggetti costituito da persone che hanno perso o forse non hanno mai avuto, qualsiasi capacità di analisi e di vedere oltre le dichiarazioni di forma prive di contenuti e costruite solo su fondamenta fatte di slogan. Via le tasse, riforma della giustizia, via dall'euro, democrazia diretta, sono alcuni slogan presi da entrambe le facciate, ma che rimangono slogan in quanto non supportati da un programma o un progetto esecutivo. E mentre il primo, il condannato, spara i suoi anatemi a colpi di videomessaggi, il secondo, il comico, spara i suoi strali attraverso il proprio blog, due mezzi apparentemente diversi ma sostanzialmente uguali in quanto rifiutano entrambi il contradditorio. Col videomessaggio il primo e con i post del blog il secondo, possono dire e scrivere quello che vogliono anche una valanga di falsità senza che nessuno possa contraddirli all'istante. Entrambi a capo di due partiti costituiti da fedelissimi pronti a ripetere la lezione loro impartita dal capo dove ognuno è perfettamente allineato (ne ascolti uno ed è come se li avessi ascoltati tutti), talmente allineato che appena qualcuno si discosta minimamente viene subito individuato ed espulso. Mentre i due capi amano lo sproloquio, l'offesa e la denigrazione dell'avversario politico, i vari adepti sono pronti a mettere in scena rappresentazione farsesche ed eversive: la manifestazione davanti al palazzo di giustizia da parte dei fan del condannato e l'occupazione del tetto della camera o l'abbraccio ed il bacio di oggi sempre allacamera da parte dei fan del comico ne rappresentan un valido esempio. Insomma due parruglie dalle quali non c'è niente di buono e di concreto da aspettarsi, ma mentre per la prima questo fatto era già assodato da almeno 5 legislature, per la seconda in molti speravano che davvero portassero una ventata nuova e di cambiamento in parlamento. Una speranza diventata ben presto una chimera. Questi giovanotti pensano di essere ancora sotto il palco del loro mentore o alla manifestazione del V-day e non hanno ancora realizzato che invece si trovano in parlamento, dove le goliardate del genere studentesco non servono a niente e serve fare politica ma quella vera perchè di buffoni della politica ne abbiamo già abbastanza. Meno male che fra poco entrerà in pista anche il sindaco di Firenze, quella specie di Fonzy nazionale, così per la prima volta nella storia del paese ma forse anche nella storia dell'umanità, avremo una moneta a tre facce .... ma con una stessa anima.

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12 dicembre 2011 1 12 /12 /dicembre /2011 20:11

 

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Siamo in piena crisi ed un governo di tecnici tenta di fare quello che i politici non hanno avuto il coraggio di fare in questo paese. Tutti lo dicono apertamente: certe misure un politico non avrebbe mai potuto proporle perchè poi avrebbe dovuto fare i conti con il suo elettorato. Un'affermazione che suona come un atto di accusa ma soprattutto di incapacità di tutta la politica italiana, sia della maggioranza che dell'opposizione. Una specie di certificazione che in Italia un politico intraprende questa carriera non tanto per portare avanti un ideale, un principio o per mettersi al servizio del proprio paese, ma piuttosto e soprattutto per puro interesse personale. Il parlamentare, sia di maggioranza che di opposizione, dovrebbe innanzitutto pensare al bene del paese, qualunque siano le sue idee ed i suoi principi, la sia azione dovrebbe essere indirizzata verso provvedimenti che dovrebbero incentivare e agevolare lo sviluppo del paese e della società. Ma in Italia sembra che ogni parlamentare prima di ogni cosa pensi soprattutto al proprio interesse, in seconda battuta al proprio partito ed infine se c'è ancora spazio al paese. Dopo il fallimento della politica nella gestione della crisi economica-finanziara che attanaglia l'europa e l'Italia, il governo tecnico di Monti ha preso in mano la situazione prendendo provvedimenti che metteranno in ginocchio buona parte del ceto medio-basso. Blocco delle pensione, prolungamento dell'età pensionabile, aumento della benzina, aumento dell'Iva, reintroduzione dell'Ici dopo una superivalutazione delle rendite catastali, obbligo di avere un contocorrente per chi percepisce pensioni sopra i 500 euro (un bel pacco dono natalizio proprio per le banche gli attori che hanno provocato tutto questo casino), sono i principali provvedimenti che svuoteranno tasche e risparmi degli italiani. Snocciolando i vari provvedimenti della manovra messa a punto da Monti spunta un articoletto che taglia le indennità dei parlamentari, un piccolo atto di quella equità sociale che tante volte è stata menzionato da superMario nei suoi discorsi dopo l'investitura a capo del governo. Non appena qualche parlamentare si è reso conto di questo articoletto, apriti cielo. Il governo non ha giurisdizione sui noistri emolumenti, le nostre indennità sono al di sotto della media europea, non possiamo consentire un adeguamento delle nostre indennità per decreto. Queste sono state le reazioni indignate di tutti i parlamentari senza esclusione di schieramento. Insomma signori avete veramente rotto le scatole. Ci avete portato in questa sotuazione catastrofica, non siete stati in grado di prendere provvedimenti adeguati per uscirne, avete delegato un governo tecnico in modo da lavarvene le mani in perfetto stile Ponzio Pilato, fate un sacco di discorsi in merito ai sacrifici che i cittadini italiani dovranno subire, ma quando tocca a voi dobbiamo adeguarci con l'europa. Bene allora adeguiamoci anche con gli stipendi degli operai, anche con il senso civico dei politici che si dimettono non appena sospettati di qualche azione al limite della legalità, oppure con gli asili nido aziendali come in Germania, oppure con la scuola pubblica gratuita fino all'università. Insomma signori è ora che anche voi svuotiate le tasche oppure qualcuno provvederà a svuotarvi il deretano.

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20 novembre 2011 7 20 /11 /novembre /2011 13:15
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Un settimana senza Berlusconi e tutto il mondo dell'informazione italiano è in crisi. Non ci sono più barzellette, niente più fandonie, niente più ministri che alzano il dito o che sparano cavolate, niente figuracce a livello internazionale da commentare, insomma a giornalisti e comici si sta togliendo il lavoro. Ma d'altra parte siamo in piena crisi economica e prima o poi la crisi doveva colpire anche loro. D'altra parte con il nuovo governo la politica ha dato subito il buon esempio andando a tagliare ben due terzi del proprio fabbisogno: siamo passati infatti da TreMonti ad un solo Monti (si battuta facile e scontata nemmeno mia fra l'altro). Ma la sostanza è cambiata ? Perchè è la sostanza che conta oltre le parole. Intanto è cambiato l'aspetto scenografico e di forma, siamo passati dal ridicolo al serio e sobrio con uno stacco che ha destabilizzato tutti. Il nuovo Presidente del Consiglio ha esordito con un discorso serio, senza battute, senza sorrisi e soprattutto senza mai parlare in prima persona e senza autocelebrazioni. Ecco perchè tutti gli hanno dato la fiducia, Lega Nord a parte. Sono rimasti tutti sconvolti da questo cambio improvviso del cerimoniale mentre la Lega, partito nato e cresciuto sulle volgarità, sull'offesa dell'avversario, si è trovata spaesata di questa nuova atmosfera e non ha potuto che votare contro. Ma veniamo davvero ai contenuti. Qualcosa di nuovo sotto il sole ? Il discorso di Monti per certi versi è ambiguo. Ha pronunciato frasi come equità sociale, eliminazione dei privilegi ma poi ci sono riferimenti a nuove tasse come la reintroduzione dell'Ici senza specificare in quale modo questa tassa, eliminata prima di tutto da Prodi per i meno ricchi e poi da Berlusconi per tutti, andrà a sommarsi alle altre tasse che il centro destra è stato costretto a introdurre per eliminare l'Ici. Ma soprattutto non ha parlato di patrimoniale, l'unico vero provvedimento di equità sociale in questo momento di crisi. Non si è parlato in modo convincente di taglio ai costi della politica ma, a differenza dell'Ici, i riferimenti sono stati vaghi e poco definiti. Insomma, come prevedibile, niente di nuovo sotto il sole a parte una ritrovata serietà ed un governo costituito da personalità delle quali poi non ci sia bisogno di vergognarsi. Un po' poco a dire il vero. E la politica che fa ? Beh come al solito il politico italiano reagisce in maniera opportunista con il solo obiettivo di mantenere la poltrona con il minimo rischio. Da questo punto di vista il governo Monti è una manna che scende dal cielo. Anche la Lega che gli va contro in realtà lo fa solo per opportunismo e solo perchè tutti sono a favore perchè i leghisti sanno benissimo che andare alle elezioni ora significherebbe per il centro destra prendere una sonora legnata. D'altra parte anche al centro sinistra il governo Monti fa comodo, le elezioni avrebbe mandato al governo Udc, Pd e Idv e dopo che avrebbero fatto ? Non mi sembra che avessero delle idee molto originali per superare la crisi. Quindi conviene a tutti che i tecnici si occupino del lavoro sporco per poi, se andrà bene, tornare a votare e trovarsi tutto fatto. Certo se in questa fiera dell'opportunismo la politica si astenesse da polemiche ridicole sarebbe auspicabile. Ed invece, udite udite, dal centro destra si sente parlare del cobflitto di interessi nel quale sarebbero coinvolti alcuni ministri come Passera e Profumo. Ora sentire parlare di conflitto di interessi il Pdl è veramente ridicolo ma allo stesso tempo un po' folkloristico in un momento in cui tutto sembra grigio e scuro. Insomma per ora abbiamo solo la soddisfazione di non vedere più certe facce e questo non è poco, come ho sempre sostenuto il problema primario era liberarsi di Berlusconi e questo risultato è stato ottenuto anche se è necessario rimanere vigili perchè il serpente si prepara a dare l'ultimo assalto.
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20 novembre 2011 7 20 /11 /novembre /2011 13:13

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20 novembre 2011 7 20 /11 /novembre /2011 13:07
Sempre a proposito di scrittori mediocri: Ferrara si è arrabbiato. Ferrara ha scoperto che intorno a Berlusconi c'è una classe dirigente penosa. Nel 2011. Se n'è accorto. Perché hanno stracciato il discorsetto che aveva preparato per Berlusconi alla Camera, chissà quale capolavoro ci hanno impedito di ascoltare. E lui si è arrabbiato. Con chi? Con Gianni Letta? No, macché.
http://1.bp.blogspot.com/-c648mEIAgw4/TshEwRm58cI/AAAAAAAAC_Q/1kwxS8bALLM/s1600/ferrara%252Bbondi.gif

Con Sandro Bondi. Le vere eminenze grigie dietro Berlisconi devono avergli detto "lascia perdere il panzone, si è intestardito con questa idea delle elezioni in inverno che non convengono davvero a nessuno", e Ferrara con chi va a prendersela? Con Sandro Bondi. Come il servo bastonato che esce nell'aja e molla due calci al cagnolino, siamo a questi livelli, popolo delle Libertà.

E io ci ho scritto una teoria sull'Unità, ed è la Teoria Numero Cento! Sempre a proposito di scrittori mediocri (ma costanti). 

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6 novembre 2011 7 06 /11 /novembre /2011 21:12

 

Si vocifera, neppure tanto sottovoce, che al posto di Berlusconi dovrebbe andarci “una personalità” di notevole spicco che è stata eletta con i voti del centrodestra che ha vinto le elezioni (Formigoni e Scajola)) e questa personalità sarebbe Gianni Letta.

La curiosità ci ha spinti a cercare notizie più approfondite su questo personaggio, grigio, che sta sempre nell’ombra ma che  è eternamente presente, definito il cardinale di Montecitorio, per i suoi ruoli di mediatore e le sue frequentazioni vaticane.

Più si legge su questo personaggio e più si sentono i crampi allo stomaco. Passeremmo pari pari dalla “padella alla brace” (Di Pietro) e con ragione.

Più giovane di solo un anno di Berlusconi, ha diretto per molti anni, dal ’73 all’88,  “Il Tempo, quotidiano romano fascistoide che tra le firme poteva vantare quella del fascista Pino Rauti implicato nello stragismo di destra.

Nel 1984 Gianni Letta ricevette un miliardo e mezzo da Ettore Bernabei (DC), che volle “aiutare” le disastrate finanze del quotidiano romano. Risultò che quei soldi venivano dai fondi neri dell’Iri. Letta ammise di averli ricevuti e ne uscì “pulito” dal punto di vista giudiziario.

Lo stesso accadde quando incappò in un’inchiesta di arresto all’epoca della legge Mammì sulle Tv, allora era vicepresidente della Fininvest.

Ha lustrato le scarpe a tutti i vecchi potenti della DC: Fanfani, Forlani e soprattutto Andreotti.

Dopo la vittoria elettorale del 1994 Berlusconi lo volle come sottosegretario alla presidenza del consiglio.

Letta è un personaggio che piacque moltissimo anche alla sinistra di D’Alema, per i suoi modi cardinalizi e apparentemente “ragionevoli”da consumato mediatore.Nel 1997 infatti siglò il famoso “patto della crostata”, nella sua casa romana di via della Camilluccia, tra Berlusconi e D’Alema per dar vita alla bicamerale golpista.

Quando nel 2001 Berlusconi rivinse le elezioni, Letta ricoprì nuovamente l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel quinquennio dei governi Berlusconi II e III (2001-2006).

Nel 2006, Berlusconi propose Gianni Letta, come Presidente della Repubblica. Ottenne al primo scrutinio 369 voti, non riuscendo a raggiungere il quorum di due terzi dell’assemblea (673 voti). Raccolse quindi 11 voti al secondo scrutinio, 10 voti al terzo scrutinio e 6 voti al quarto ed ultimo scrutinio che portò all’elezione di Giorgio Napolitano al Quirinale. (fortunatamente vinse Napolitano).

Nel 2008, a seguito delle elezioni anticipate, Letta è tornato sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel Governo Berlusconi IV, dopo essere stato in un primo momento indicato come possibile vicepremier.

A tempo perso, nei brevi periodi dell’opposizione, ha fatto il consulente della Goldman Sachs e del Vaticano, cioè del diavolo e dell’acqua santa, non ha mai avuto bisogno di sporcarsi le mani nella gestione degli intrighi di palazzo.

Gli attestati di stima e solidarietà gli piovono addosso, per il ruolo di mediazione creativa in cui è specializzato. Smussa gli angoli, trattiene il Berlusconi furioso, privatizza le relazioni politiche e istituzionalizza gli affari.

E’ stato il fautore di un incontro tra il papa e Berlusconi all’aeroporto di Ciampino, incontro apparentemente casuale, ma sapientemente tessuto dall’instancabile mediatore, dopo gli scandali della D’Addario.  

Si è perso il conto di tutte le volte che Letta si è recato in Vaticano per incontrare Bertone  e perorare la buona causa di Berlusconi, magari minacciando velatamente di togliere quell’8 per mille se la voce della gerarchia si fosse elevata troppo forte contro gli scandali del premier.

E’ stato il fautore della incredibile proposta di far partecipare Berlusconi  alla “perdonanza” di Celestino V, all’Aquila. Cosa che non fu fatta, perché sfiorava il ridicolo, proprio a causa degli scandali sessuali di Berlusconi.

Infine la questione Bisignani, quello che faceva il consigliori di Letta, quello  che porta gli occhiali da prima repubblica e che muoveva tutte le pedine per le nomine . Bisignani è il consigliere più ascoltato del sottosegretario alla presidenza del consiglio,  Letta, in materia di nomine negli enti pubblici e nelle società partecipate, a partire dall’Eni. Rai,  servizi segreti, forze armate e di polizia.

Ma ogni giudizio dipende dal piano morale in cui si abita e dalle amicizie di cui ci si circonda. Anche l’olezzo quando diventa persistente finisce per non farsi sentire più: la cricca diventa lobby, corruzione e concussione diventano mediazioni e le spintarelle si trasformano in vellutate pratiche della diplomazia.

Si capisce allora come mai Gianni Letta, il Gentiluomo di sua Santità, l’amico degli amici, uno degli uomini con il più ampio medagliere di scambi e cortesie di potere della politica italiana, sia stato più volte l’ottima proposta per la presidenza della Repubblica.

Si spiega anche come mai, un uomo che ha passato più ore della sua vita negli oscuri salotti romani che sotto cielo aperto, venga difeso a prescindere, prima ancora che emergano le accuse contro di lui.

Al solo rumore di scambi di informazioni riservate tra Bisignani e Letta nell’ambito dell’inchiesta P4, l’intero arco istituzionale si solleva in difesa del Gran ciambellano.

Il primo a metterci “entrambe le mani sul fuoco” è Pierferdinando Casini, seguono a distanza di un paio d’ore una batteria impressionante di attestati di stima, dal presidente del Consiglio al sindaco di Palermo, in ordine alfabetico: Abrignani, Alemanno, Berlusconi, Bernini, Bocchino, Boniver, Cammarata, Cicchitto, Capezzone, Carfagna, Fitto, Galan, Gasparri, Follini, Iannaccone, Lupi, La Malfa, Marini, Musumeci, Napoli, Nencini, Polverini, Quagliariello, Roccella, Santelli, Vitali, Vizzini. Tutti pronti a scommettere sulla correttezza e virtù del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nonché consigliere personale di Berlusconi, con delega ai servizi segreti.

Nei confronti di chi sia sempre stato corretto e virtuoso Letta non fanno cenno, ma tanto basti.

“Letta è un uomo che parla con tutto il mondo”, giustifica Casini. “Bisignani è amico di tutti, è uomo di relazioni”, giustifica Letta ai pm. Sommando i carnet di conoscenti e riconoscenti dei due ce n’è abbastanza per farsi venire le vertigini.

Un’eredità  ed un olezzo che viene da lontano nel passato.

E questa sarebbe la personalità prestigiosa che dovrebbe guidare il nostro paese in un momento così difficile e traghettarci su acque più tranquille?

(Fonte Micromega, Wikipedia e Gad Lerner)

 

IL LUSTRASCARPE DI PALAZZO CHIGI

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5 novembre 2011 6 05 /11 /novembre /2011 10:04
Un colpo di stato consiste in un atto violento o illegale diretto a provocare un cambiamento di regime per sostituire il governo con un altro corpo civile o militare. in base a questa definizione quanto accaduto stamani al G20 rientra nella definizione di colpo di stato. Il presidente del consiglio ha di fatto consegnato il governo del paese al Fondo Monetario Internazionale ed all'Unione Europea che fin dalle prossime settimane controlleranno e monitoreranno l'azione del governo nel rispettare gli impegni presi. Impegni che sono stati presi personalmente da Silvio Berlusconi senza che i provvedimenti che dovranno far seguito a questi impegni fossero discussi ed approvati dal parlamento italiano. Un'iniziativa che si configura esattamente in un colpo di stato in quanto di fatto saranno l'FMI e la Ue a gestire l'azione di governo. Il presidente del consiglio, incapace di governare, incapace di prendere provvedimenti in maniera indipendente da quanto imposto dall'europa, incapace di gestire le contrapposizione interne sia alla maggioranza di centro destra sia all'interno del suo partito, si affida con un gesto eclatante ad enti internazionali ed esterni al paese pur di continuare a governare e rimanere incollato a quella poltrona che gli garantisce per il momento l'impunità. Chi fin ad ora ha sempre rifiutato di tirarsi indietro in nome del rispetto della sovranità popolare, sovranità popolare che è stata calpestata alla camera dove non esiste più la maggioranza che era uscita alle urne nel 2008, ora a propria volta assesta un altro pericoloso colpo a tale sovranità consegnando il paese in mano a istituzioni internazionali che niente hanno a che vedere con il governo del paese e soprattutto con la democrazia che oggi ha subito un grosso colpo. Mi domando: le opposizioni ed i cittadini capiscono fino in fondo la gravità di questo gesto ? .

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12 aprile 2011 2 12 /04 /aprile /2011 09:28

 

http://www.giornalettismo.com/r/683x250c/2011/04/Viareggio.jpg

 

11 aprile 2011

L’Unità ospita un’intervista a una madre di una vittima della strage del treno. Che chiede al premier di fermarsi


Daniela Rombi, dell’assemblea 29 giugno, associazione che raccoglie le vittime della strage di Viareggio: ha perso sua figlia di 21 anni, Emanuela. E oggi chiede a Berlusconi di fermarsi sul processo breve, perché il provvedimento cancellerebbe il processo ai responsabili:

Signora Rombi, mercoledì a Roma per fermare la legge prima che venga votata. A chi vi rivolgerete?
«A quei signori dentro il Parlamento, chiedendogli di fermarsi perché non possono toglierci la possibilità di ottenere giustizia per tutte quelle morti. Non so se ci ascolteranno, noi non li molleremo né alla Camera né al Senato. Ma io voglio rivolgermi direttamente al presidente del Consiglio».
Gli vuole chiedere di fermare una legge da cui dipende il futuro di un suo processo?
«Gli vorrei dire che non deve pensare solo a se stesso, ha già tanti soldi, tanto potere. Perché deve ancora schiacciare questa Italia che si definisce democratrica? I processi vanno fatti, velocemente ma fanno fatti. Non si può far finta che a Viareggio non sia successo niente. Se non è successo niente perché mia figlia non torna a casa la sera? All’Aquila sono morte 308 persone, perché non tornano a casa la sera? Perché è successo qualcosa e chi ha sbagliato deve pagare. Se nessuno paga vuol dire che questa non è più una società civile».
Il premier e la maggioranza sostengono che il processo breve è per i cittadini e non è una legge ad personam.
«Per quali cittadini? Di cosa parla? Per la strage di Viareggio le imputazioni sono di omicidio colposo e disastro colposo, gli imputati sono tutti incensurati, le pene previste non superano i cinque anni. Mi dice lei chi paga se entra in vigore la prescrizione breve? Le Ferrovie dello Stato ci stanno inseguendo per darci i soldi: noi li rifiutiamo perché siamo uomini e donne che hanno perso figli, nipoti, mariti, mogli e vogliamo che giustizia sia fatta. A noi non bastano né due, né cinque anni, figurarsi se possiamo accettare che la prescrizione breve vanifichi tutto. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per fermarli».

 

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6 aprile 2011 3 06 /04 /aprile /2011 09:07

 

Aquila-orologio 6 aprile 2009 - 6 aprile 2011. Ore 3,32. L'Aquila si accartoccia su se stessa. Non risorgerà mai più...

Gli stessi che ne hanno causato la distruzione, costruendo edifici con sabbia di mare, o magari dimenticando di mettere un pilastro portante, si telefonano, pregustando il fiume di soldi in arrivo. Il centro dell'Aquila, che doveva essere "restituito alla piena agibilità, per l'80% degli edifici, in un anno" (parola di Berlusconi ricostruttore), è ancora e sempre più una montagna di macerie in degrado. Il numero degli inquisiti nella cricca delle "Grandi Opere" non si conta più. Nessuna preoccupazione: il nano e il processo breve daranno una mano. Nessuno si farà del male.

Rita Dalla Chiesa potrà scovare un'altra finta aquilana (la "first edition" ormai è bruciata...) alla quale far dire che L'Aquila è risorta, e che quei 32 "sfollati" che si ostinano ad abitare in albergo sulla costa lo fanno perchè hanno la loro convenienza... vitto e alloggio gratis, in quattro in una stanza.

Non crediamo che oggi Berlusconi si presenterà all'Aquila a raccogliere la doverosa standing ovation. A meno che per ovation non si intenda, maccheronicamente, lancio di uova. Andrà a qualche riunione di menomalechesilviocè. C'est plus facile... Magari potrà raccontare qualche barzelletta sul terremoto... Ma ecco cosa scriveva, un anno fa, il sito di tiscali:

Bare-aquila
Soldi, appalti, donne e champagne: un cocktail caratteristico di un certo sistema ("gelatinoso") made in Italy che continua a coinvolgere imprenditori, amministratori e politici. Un cocktail corrosivo, mistura mefitica per la democrazia che, anche in questa “seconda repubblica”, rischia di veder saltare il coperchio di una pentola che, probabilmente, contiene qualcosa di grosso, come ha sottolineato ad Annozero l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli.

Ma c’è un altro ingrediente, ancora più nauseante, che le intercettazioni sul caso Bertolaso hanno messo in rilievo: il cinismo senza un briciolo di cuore di chi è disposto a lucrare anche sulla vita delle persone, sulla morte. “Occupati di ‘sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito... non è che c’è un terremoto al giorno”, dice l’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell'impresa Opere Pubbliche e Ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli, al cognato Gagliardi, a proposito del triste avvenimento.

Scherzano i due, incuranti delle immagini di disperazione che arrivano dalla città dell’Aquila distrutta dal sisma di quel 6 aprile. E’ confortante tuttavia constatare quanto sdegno abbiano sollevato quelle parole, prive di qualsiasi calore umano, scevre di ogni senso di solidarietà, nella maggioranza della popolazione italiana. A migliaia sono fioriti sui social network i commenti a volte schifati, a volte increduli, su questo stralcio di conversazione emersa dalle intercettazioni dell’inchiesta sugli appalti della Protezione Civile.

I due imprenditori che conversano allegramente al telefono, con il simbolo dell’Euro nelle pupille, sono esponenti dell’élite ristretta ammessa a dividersi l’ambita torta degli appalti gestiti dalla Ferratella e dalla Protezione Civile. Le loro frasi sono state definite dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente “frasi da sciacalli che fanno rabbrividire e fanno schifo”. Ci va giù duro il primo cittadino del capoluogo abruzzese colpito da quelle persone che “ridevano nel loro letto” in quella notte che ad altri lasciava solo le lacrime. E non gli si può dar torto.

Mentre la presidente della provincia Stefania Pezzopane “inorridisce” pensando che quando loro erano lì a scavare perfino con le unghie, sperando di salvare delle vite, c’era chi sghignazzava “fregandosi le mani”. Come si fa a non essere attraversati da almeno un alito di pietà per una tragedia che ha scosso il mondo? Eppure, fino a questo punto acceca la bramosia di denaro. Resta molto da riflettere, dopo episodi simili, sulla società dove viviamo e non si può far altro che affiancarsi al sindaco dell’Aquila quando si augura di incontrare “questi due signori per dire loro di vergognarsi”, aspettandosi solo le loro scuse. “Non a me – precisa Cialente – ma alla mia città”. Come dargli torto?

Si dice turbato il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, come il presidente della regione Abruzzo Gianni Chiodi che parla di “episodio riprovevole

(...che parole dure, da questo italoforzuto... E che differenza fra le parole di questo berlusclone, che parla - addirittura - di "episodio riprovevole", e le parole di fuoco della Pezzopane e di Cialente... Ma tant'è, gli aquilani hanno scelto: Gianni Chiodi. Quindi se lo tengano, e se lo godano. NdR).
 
(da tiscali.it)

Palazzo-del-governo

Quando Berlusconi cercava casa a L'Aquila... (senza trovarla... esattamente come a Lampedusa...)

Aprile 2009: il terremoto ad Annozero

Luglio 2009: Vietato manifestare contro Berlusconi

Settembre 2010 - Ricostruzione, appalti a quelli che "quella notte ridevano"...

Aprile 2010: Un anno dopo le promesse sismiche... già finito l'ammmore...

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5 aprile 2011 2 05 /04 /aprile /2011 22:14

http://latestkhabrein.com/wp-content/uploads/2011/03/silvio_berlusconi_ruby_rubacuori.jpg

 

Ruby era o no la nipote di Mubarak? La domanda sembra trita e ritrita e, soprattutto, potrebbe sembrare banale. Tuttavia non è affatto banale perché la Camera dei Deputati è chiamata a decidere proprio questo e non, come si vuol genericamente far credere, sul “conflitto di attribuzione”. 

Insomma i deputati del Parlamento italiano, quelli che per quel lavoro percepiscono decine di migliaia di euro, che hanno ogni tipo di benefit e di vantaggi, devono decidere se la telefonata di Berlusconi alla Questura di Milano per far rilasciare Ruby rubacuori, era connessa al fatto che lui fosse effettivamente convinto che la signorina in oggetto fosse realmente la nipote di Mubarak.

Va da se che chiaramente nessuno ci crede, nemmeno quelli che spudoratamente vanno in TV a dichiarare che Berlusconi era realmente convinto che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Allora perché lo fanno? Perché esporre il Parlamento italiano alla derisione mondiale? Semplice, perché a questa gente non interessa niente se tutto il mondo ci ride dietro. Insomma, a questa gentaglia super pagata non interessa niente del popolo italiano e del fatto che per questa storia siamo diventati lo zimbello mondiale. Si inventano di tutto pur di accontentare il Rais e pur di renderlo impunibile. In cambio otterranno di tutto, da posti di potere alla sicurezza della rielezione su quello scranno che garantisce introiti impensabili per un semplice cittadino.

L’esempio lo abbiamo avuto ieri sera e questa mattina su La 7 dove la deputata del PDL Nunzia de Girolamo si è aggrappata agli specchi per difendere quella che è sicuramente la balla più colossale del secolo e per opporsi all’idea, chiara a tutti, che il Parlamento sta discutendo per l’ennesima volta una legge ad personam per il premier, Parlamento che in un momento difficilissimo rimane ostaggio delle vicende personali di Berlusconi. La spudoratezza con cui la poco onorevole del PDL ha difeso il fatto che il Parlamento dovesse decidere per il conflitto di attribuzione la dice lunghissima sul rispetto che questa gentaglia ha del popolo italiano.

Cosa verrà fuori alla fine? Che i parlamentari italiani sosterranno che Berlusconi era realmente convinto che Ruby rubacuori era la nipote di Mubarak, il tutto tra le sonore risate di tutto il mondo. Poi vengono fuori le intercettazioni pubblicate questa mattina dal Corriere da dove si evince con chiarezza che il caro Premier (rais) organizzava con attenzione le testimonianze che le “olgettine” dovevano rilasciare alla magistratura. E allora c’è ben poco altro da dire se non che questa casta di super pagati personaggi da fumetto altro non è che un groppuscolo di mentitori di professione che si vanta pure di essere stato eletto (cosa non vera in quanto tutti nominati). Insomma non ci rimane che piangere e beccarci le risa irriverenti di tutto il mondo per subire impassibili una presa per culo così colossale.


Carlotta Visentin

 http://www.freeitalianpress.org/2011/04/05/caso-ruby-non-ci-rimane-che-piangere-e-nasconderci-per-la-vergogna/

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Published by maurizio - in POLITICA ITALIANA
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