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31 marzo 2010 3 31 /03 /marzo /2010 11:32

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                                                               LA MASSERIA DELLE ALLODOLE

 

In questo libro si narra una storia vera, quella di una famiglia armena, una come tante, della quale si vuole a tutti i costi conservare la memoria, affinché il tempo non ne porti via i pochi ricordi rimasti. Il pilastro di questa famiglia è il nonno Yerwant, un carattere forte dotato di un carisma che traspare in ogni suo gesto. Sempad, il fratello, è un uomo dolce e tranquillo, disponibile con tutti. Entrambi sognavano un futuro diverso per la nuova generazione, scappare dalle zone oramai minacciate dalla guerra, per provare a realizzarsi in Europa o in America: era l’unica alternativa per i loro figli. Ognuno sogna il proprio futuro, sempre attenti però alle loro antiche tradizioni, che il tempo non deve far dimenticare. E’ una famiglia grande, hanno dei parenti in ogni parte del mondo, perché ciascuno ha preso la propria strada. Ma proprio questi, stranamente, sentono il gran desiderio di non “sembrare” più, un giorno, degli occidentali, ma di esserlo veramente, nonostante i loro caratteristici tratti somatici, pur consapevoli che non sarà questo a cancellare il loro terribile passato. Nel 1914 in Europa scoppia la guerra, ciò nonostante gli armeni vivono serenamente, perché è un periodo in cui stanno riscoprendo loro stessi, la loro cultura, la loro lingua. Quando la guerra sarà finita, pensano, ci sarà un futuro anche per loro. Dopo la morte del nonno subentra un altro capofamiglia, questo scrive ai parenti lontani sperando in una loro prossima visita. Proprio per questa occasione rinfresca la Masseria delle Allodole, posta tra le colline dell’Anatolia, dove si farà una bellissima festa di benvenuto. Non sanno però che la sera del 24 aprile 1915 a Costantinopoli, si sta pianificando una retata, il comitato Unione e Progresso vuole restituire la Turchia ai turchi, eliminando i popoli considerati inferiori che collaborano con il nemico occidentale, contribuendo a distruggere l’impero: armeni, greci, assiri e siriani devono essere messi al bando. Professori, medici e giornalisti spariscono improvvisamente, presto si capisce che qualcosa non va, gli armeni sono in pericolo.

E’ il periodo in cui Mussolini fa i comizi nelle piazze e l’Italia è pronta ad allearsi con Francia, Russia e Inghilterra per entrare in guerra. La tensione è alta, ci si aspetta qualcosa di tremendo da un momento all’altro, ma l’intera famiglia decide di passare una serata spensierata alla Masseria. Per questo gesto, considerati forse degli spregiudicati oltre che dei traditori, i soldati compiono una strage, ammazzando una parte di questa famiglia. E’ solo l’inizio. Quello che viene definito “un popolo docilmente sciocco”, in realtà mostra un grande coraggio, preferendo sempre credere alle voci che portano anche la più piccola speranza. Si viene a sapere ciò che sta avvenendo, ma non cedono alla disperazione. Le donne dovranno farsi forza, perché gli uomini saranno i primi ad essere portati via e uccisi, vicino alla Valle delle Cascate. Le donne armene partono, con l’inganno, convinte di ricongiungersi ai loro uomini: così sarà, ma nel modo più terribile e crudele. I soldati già sorridono all’idea delle ricchezze nascoste nelle case abbandonate. Da qui nasce l’idea della deportazione nel deserto, una sorta di assurdo rito di purificazione. Alla fine di tutto, i superstiti di questa famiglia, che ora vivono in Italia, si porteranno dentro la colpa di essere sopravissuti, di avere successo; il passato diventerà opaco per i loro figli, solo un vago ricordo di quelle terre, qualche foto sbiadita, cambieranno loro anche il cognome. Mentre le donne in testa conducono le carovane di anziani e bambini, le tribù curde arrivano dalle montagne per impossessarsi delle case degli armeni che sono state promesse loro. E’ la fine. In queste condizioni non riusciranno a resistere, per la loro strada incontrano anche gli Zaptiè che li derubano di tutto, uccidono i bambini e stuprano le donne, portando via le ragazze più belle per i loro harem. I vecchi vengono uccisi per divertimento. E’ vietato aiutare i deportati, quindi gli abitanti dei villaggi dell’Anatolia tentano almeno di seppellire i cadaveri che trovano, di nascosto. Rimane l’unica speranza di riuscire a raggiungere qualche villaggio, per comprare da mangiare, con gli unici tesori che sono riusciti a portarsi via, nascondendoli in mezzo ai capelli delle bambine. Ma i contadini terrorizzati si chiudono in casa, per non vedere e sentire quella massa di gente destinata a morire. Ismene, un membro di questa famiglia, sarà l’unica che riuscirà a ritrovare i suoi parenti prima dell’arrivo ad Aleppo, e qui saranno liberati, e questa tragica memoria sarà tramandata.



                                                      LA STRADA DI SMIRNE



È finita. La fuga è giunta alla sua conclusione. Al sicuro a bordo di una nave che li condurrà in Italia, Shushanig e i suoi quattro figli si lasciano alle spalle le atrocità che hanno sconvolto la loro vita e sterminato i loro cari e tante altre famiglie armene. Quello è il passato, racchiuso e conservato per sempre tra le pagine della "Masseria delle allodole". Ora una nuova storia incalza. Mentre in Italia i figli di Shushanig si adattano dolorosamente a una nuova realtà, Ismene, la lamentatrice greca che tanto ha fatto per strapparli alla morte, cerca di dare corpo all'illusione di salvare altre vite, prendendosi cura degli orfani armeni che vagano nelle strade di Aleppo, ostaggi innocenti di una brutalità che non si può dimenticare. Ma proprio quando nella Piccola Città dove tutto ha avuto inizio qualcuno torna per riprendere quel che gli appartiene, ogni speranza di ricostruire un futuro compromesso cade in frantumi. La narrazione di Antonia Arslan stupisce per il coraggio di testimoniare fino in fondo le vicende di un popolo condannato all'esilio e per la capacità di dipingere un mondo vivo e pulsante di donne e uomini straordinari. Donne e uomini normali che hanno sofferto senza spezzarsi, attraversando le alte fiamme che, nell'incendio di Smirne, sembravano voler bruciare la speranza di una vita nuova.

   I tre figli del vecchio Hamparzum, Sempad, Yerwant e Zareh, hanno avuto destini diversi. Hanno tutti lasciato l’Anatolia, la regione turca abitata da cristiani e la grande casa di famiglia, la Masseria delle allodole, per seguire il proprio destino. Sempad, il farmacista, subirà in prima persona lo sterminio attuato dal regime turco contro le minoranze cattoliche armene. I suoi figli maschi verranno tutti uccisi (tranne Nubar che si salverà solo perché travestito da donna), mentre le tre figlie femmine, insieme alla loro mamma Shunshanig e alla zia Azniv, si metteranno in viaggio per raggiungere Yerwant in Italia.
Il maggiore della famiglia, medico noto e affermato, vive ormai a Padova da molti anni dove ha sposato una contessa. I suoi due figli, Wart e Khayel, ricevono un’educazione all’occidentale e nulla sanno delle peripezie che in patria ha dovuto sopportare la famiglia di Sempad. Quando le cugine sopravvissute sbarcheranno finalmente a Venezia dopo un rocambolesco viaggio attraverso le isole dell’Egeo, i due mondi, quello agiato e perbenista italiano e quello dei mercanti e dei faccendieri variopinti del Medio Oriente si incontreranno. È dalla posizione privilegiata di una Venezia blindata, alle spalle del promontorio in cui i soldati italiani combattono una lunga guerra di posizione contro gli austriaci, che il dottore armeno e i suoi familiari cercheranno di ripristinare i contatti con la terra natia.
Attraverso lettere recapitate per miracolo e nonostante l’avanzare del conflitto, avranno notizie del fratello minore Zareh, l’unico che continua a vivere in Medio Oriente. Ed è sempre ad Aleppo, in Siria, che si trovano la lamentatrice greca Ismene e il prete ortodosso Isacco, che tanta parte ebbero nella salvezza delle donne della Masseria. Lì i pochi reduci armeni si nascondono come topi per le vie tortuose della città vecchia, mentre i bambini vengono accolti nell’orfanotrofio tedesco. Intanto in Grecia le potenze alleate hanno vinto e i capi del governo dei Giovani Turchi sono in fuga. A Costantinopoli la situazione politica è rovesciata e si prepara un tribunale speciale per i crimini di guerra, mentre a Smirne, la seconda città dell’impero ottomano, gli armeni sognano di fondare il loro Stato sovrano, dopo mille anni di persecuzioni da parte dei musulmani. Sognano. Yerwant, i suoi figli e i suoi nipoti, immaginano una vita normale nella “città degli infedeli”, in un posto dove i mercanti fanno affari d’oro e gli stranieri di tutte le razze e le religioni si incrociano e convivono in pace. Una città spensierata e tollerante, proprio come le altre grandi metropoli del Mediterraneo.
Per tre anni i greci vincono sui turchi e gli armeni trovano la pace a Smirne, ma come avvenne a Pompei prima dell’eruzione del Vesuvio, nessuno si accorge che la grande catastrofe deve ancora arrivare.
A distanza di cinque anni Antonia Arslan torna a raccontarci l’epopea della sua famiglia e del suo popolo. Nel primo romanzo La masseria delle allodole - da cui è stato tratto un film dei fratelli Taviani - aveva raccontato il genocidio di un milione e mezzo di armeni in Anatolia, adesso ritorna sulla storia del suo popolo, che viaggia in cerca della terra promessa ma che incontra una nuova delusione. Una storia di uomini alteri e dignitosi, umiliati e trucidati, costretti a mendicare nei mercati di mezza Europa. Un romanzo carico della magia e della ricchezza che l’odio nazionalista e integralista non riuscirà mai ad estirpare dall’animo levantino, fatto di pensieri lucidi e struggenti, come un antico canto funebre.




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Published by maurizio - in LIBRI
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4 gennaio 2010 1 04 /01 /gennaio /2010 13:10
 Potere-assoluto














Come opera davvero la Protezione civile, qual è la sua macchina amministrativa, chi sono i suoi uomini? E chi è Guido Bertolaso, come è diventato una sorta di "Re Sole" dell'intervento pubblico?

Il Dipartimento diretto da Guido Bertolaso non si occupa soltanto di soccorsi in caso di calamità naturali ma decide la ricostruzione delle città disastrate, coordina gli appalti pubblici, amministra risorse finanziarie di proporzioni rilevanti. Gestisce grandi eventi, manifestazioni sportive, meeting religiosi. Utilizza l'emergenza per governare il territorio. Ma non fa prevenzione, come dimostra il caso de L'Aquila e quello di Messina.

Il libro, tramite l'inchiesta giornalistica, descrive minuziosamente dei poteri, assoluti, che il governo Berlusconi ha garantito alla Protezione civile. Dalla gestione dei terremoti ai Mondiali di nuoto, dalla Vuitton's Cup ai rifiuti di Napoli. Fino a L'Aquila. Dove si sperimenta il sogno berlusconiano di 20 nuove new town, e si rimanda all'infinito la ricostruzione vera. Per questo la città colpita dal sisma del 6 aprile rischia di morire.
 
Autore
Manuele Bonaccorsi, giornalista, ha lavorato a Liberazione e La Sicilia. E' redattore del settimanale Left-Avvenimenti, dove scrive di economia e lavoro. Edizioni Alegre"
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4 gennaio 2010 1 04 /01 /gennaio /2010 12:44
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"I'll trade all my tomorrows for a single yesterday: cambierei tutti i miei domani per un solo ieri, come canta Janis Joplin." È forse proprio questo il tempo che vorrei. Lorenzo non sa amare, o semplicemente non sa dimostrarlo. Per questo motivo si trova di fronte a due amori difficili da riconquistare, da ricostruire: con un padre che forse non c'è mai stato e con una lei che se n'è andata. Forse diventare grandi significa imparare ad amare e a perdonare, fare un lungo viaggio alla ricerca del tempo che abbiamo perso e che non abbiamo più. È il percorso che compie Lorenzo, un viaggio alla ricerca di se stesso e dei suoi sentimenti, quelli più autentici, quelli più profondi. Il nuovo libro di Fabio Volo è anche il più sentito, il più vero, e la forza di questa sincerità viene fuori in ogni pagina. Ci si ritrova spesso a ridere in momenti di travolgente ironia. Ma soprattutto ci si ritrova emozionati, magari commossi, e stupiti di quanto la vita di Lorenzo assomigli a quella di ciascuno di noi.
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4 gennaio 2010 1 04 /01 /gennaio /2010 12:41
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La dolcezza della vita nei boschi, la vendetta della Natura offesa --- La manéra è la scure dei boscaioli di Erto. Nessuno come Santo della Val, che abbiamo già incontrato in Storia di Neve, ne conosce il filo della lama, l’equilibrio del manico, nessuno come lui sa ascoltare il canto che si alza dalle manére quando i boscaioli entrano a far legna nei boschi. Santo è il migliore tra di loro, il bosco è la sua vita, ma la violenza del sangue lo costringe alla fuga dal paese per cercare fortuna tra le ricche foreste dell’Austria. Nuovi amici e nuovi amori, pentimenti e bramosie dell’animo, finché Santo, dopo l’eccezionale incontro con il grande scrittore Hugo von Hofmannsthal, sentirà imperioso il richiamo della propria terra. Un romanzo forte, un’epica quotidiana ritmata, come un poema dei boschi, dal battere delle lucenti manére.
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