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 Si respirava già un'aria diversa, dai banchi di scuola e dalle poche immagini che le rare televisioni esistenti all'epoca mandavano, si capiva che stava succedendo qualcosa. Alcuni  si facevano crescere i capelli andando incontro a commenti pesanti degli " amici " del bar,tra una mano di tresette e l'altra. Il destino volle che per un anno fu' spedito in una succursale dell'istituto in cui studiava,per raggiungerlo quindi doveva sobbarcarsi un giro con l'autobus attraverso tutta la città. Da parecchi giorni aveva notato, nel ritorno da scuola, che il bus passava davanti ad un piccolo bar,dentro alcuni ragazzi, tutti portavano i capelli lunghi come lui.Si rese così conto, anche se nel quartiere dove era nato era l'unico, che c'erano altri giovani come lui. Ci volle un po' di tempo per riuscire a trovare il coraggio,ma una sera, stanco delle partite perse a briscola, decise che Domenica si sarebbe recato in quel bar.

Quel giorno arrivò,con tanta voglia dentro prese il bus che ogni mattina lo portava a scuola, quella volta però la fermata fu un'altra,forse un bene per lui o forse no,ora non ha molta importanza.

Era un piccolo baretto come tanti altri,talmente piccolo che a mala pena ci entravano 5-6 persone,gli altri frequentatori stazionavano fuori con il loro bicchiere in mano, in un angolo il jukebox mandava Whole Lotta Love dei Led Zeppelin,ordinò un bicchiere di vino rosso e si mise a guardarsi intorno.

Giuliano e Renzo, che in seguito divennero una parte importante del suo cammino, stavano discutendo sul cosa fare quella domenica,una domanda frequente, che si ripeteva molte volte, tra sogni e discussioni infinite. Decisero così,come capitava sovente, di recarsi in una bettola fuori città,dove si poteva mangiare un po' di pane e salame e bere un bicchiere di vino buono.

Rossana, la ragazza di Giuliano, nel momento di uscire dal baretto, guardò quel tipo con il bicchiere di vino in mano e gli chiese : vuoi venire anche tu?

Con l‘arrivo di Giuliano cominciò quella parte della sua vita dove i sogni volavano liberi.Si instaurò un rapporto fraterno che li portò a cavalcare negli anni a seguire i vari movimenti pacifisti della lontana America. Era il compagno perfetto per mettersi in strada, sicuro che non lo avrebbe mai tradito,lui ancora un po‘ introverso e diffidente ,essendo appena uscito dal guscio delle case popolari del suo quartiere, accettò di buon grado la sua guida. Un giorno mentre bighellonavano senza meta Giuliano disse : << vieni, di voglio  far vedere una cosa >> e lo portò davanti alla vetrina del giornalaio della stazione. Tra tutti i libri in ordine sui scaffali gliene indico uno“ L‘allevamento redditizio delle galline“. Li per li non riusciva a capire cosa le galline avrebbero dovuto significare, più avanti capì che era l‘inizio di un sogno meraviglioso, più e più volte ripreso nel corso degli anni, ma rimasto purtroppo sempre tale. La comune.

Loro due si capivano alla perfezione,tali erano i loro livelli di follia. Giuliano comincio a camminare nervosamente ,con i suoi scatti nervosi che erano tipici in lui,tanto da attirare l‘attenzioni della gente che affollava l‘atrio della stazione. Vedeva in lui una specie di bagliore sacro lampeggiare dalla sua eccitazione e dal suo modo di raccontare delle sue visioni. Gli raccontò di Baggio, di Icaro, di Phily ( uno che si riempiva di LSD tutti i giorni ascoltando la musica dei Tangerine Dream ) e del Professore ( sopranominato cosi perché campava all‘epoca vendendo libri ), tutti compagni che avrebbe conosciuto più in là.
Il compagno di viaggio sviscerava in continuazione cose che poi,purtroppo,sarebbero diventate tristi e acute e vuote. A quei tempi si girava per le strade come dei pazzi, le uniche persone che avessero per loro un‘importanza erano i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di pace ,di salvezza,i pazzi del vogliamo tutto e subito, i pazzi che non sbadigliano mai, i pazzi che non dicono mai banalità, i pazzi che bruciano, che esplodono, ecco, questo fu‘ l‘inizio del loro sogno.
Cominciò così la sua esperienza sulla strada e le cose che successero sono state troppo fantastiche per non essere raccontate.
Trascorrevano i loro giorni ai giardini dell‘Arena,seduti sulla ringhiera che circondava la statua di Garibaldi,testimone di tutti i loro progetti che sviluppavano a ritmo  industriale,tanta era la voglia di cambiare, ma che sarebbero rimasti,colpa della loro volontà e in parte degli eventi,ad un livello embrionale che non avrebbe mai preso vita salvo qualche tentativo a volte anche riuscito.
Era la fine del 1970 e loro,ancor giovani da non aver partecipato al `68,cercavano disperatamente una loro via di uscita,in parte già aperta dai movimenti che li precedettero ma non completamente propria.
Giornali e televisione non diffondevano molte notizie sui vari movimenti pacifisti che provenivano da oltre oceano e se lo facevano era solo in modo folcloristico definendoli : << ….quei capelloni vestiti colorati, senza voglia di lavorare, che professano il libero amore…>> ma che in fondo non fanno male a nessuno.
Si identificarono inizialmente nel movimento Hippie portando però alcune modifiche che con il passare degli anni si rivelarono sbagliate,almeno per alcuni di loro.
Ai giardini dell‘Arena potevi incontrare miriadi di personaggi ,tutti abitanti del sottobosco padovano,gente che, per diversi motivi, vivevano ai confini della legge,tutti a seconda dei loro propri interessi. Trovavi quindi gli Hippie come loro,in Rocker con le loro divise di pelle,i Punk che si stavano affacciando in quel momento,gli spacciatori,pronti a qualsiasi compromesso pur di procurarsi la dose giornaliera e la criminalità comune,alla quale ,volente o nolente tutti dovevano in qualche modo sottostare.
Lui e Giuliano, assieme agli altri del gruppo, avrebbero voluto starsene fuori da un certo tipo di storie che avevano a che fare con droga e criminalità,si erano imposti un certo codice etico che mirava più che altro sulla fratellanza e sull‘amore. Il destino volle però che un giorno ci fu‘ una retata della polizia,con conseguente fuggi-fuggi generale di chi campava con la vendita di hascisc e affini, tutti cercavano in qualche modo di disfarsi della merce,anche Nicola, un tipo del sud trasferitosi a Padova,penso di gettare il suo involucro ai piedi di un albero, tra gli arbusti, non si accorse però che lo stavano osservando.
Si guardarono negli occhi senza proferire parola,aspettarono che la tempesta si fosse calmata, la polizia ritirata e simultaneamente si diressero verso l‘albero,trovarono il pacchetto contenente parecchie „ stecche „ di hascisc, ne prelevarono un paio e lasciarono lì il resto.
Ancora oggi, quando si rincontrano, ridono di quell‘episodio,pensando a quanto naif fossero stati a non prendersi tutto il  malloppo !

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