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8 giugno 2010 2 08 /06 /giugno /2010 07:10

http://3.bp.blogspot.com/_KzoxTO2kK6E/TAPbTMb97RI/AAAAAAAACtk/lucjQ7UpAdg/s1600/furby.jpg

 

"Non ci dobbiamo concentrare tanto sulla necessità dei sacrifici, ma rendere questi sacrifici minimi per le persone per le quali possono creare una vera differenza. (...) Bisogna cercare di equilibrare.(...) La giustizia fiscale è reale quando coloro che hanno reddito alto pagano tasse elevate, ma questo è un procedimento che deve essere accompaganto alla lotta all'evasione fiscale. Si deve guaradre alla progressione delle tasse sul reddito, anche se molti credono che questo non faccia differenza, è così che si agisce per minimizzare i sacrifici di chi ha più problemi"
(Amartya Sen a Ballarò)

Innalzamento età pensionabile delle donne a 65 anni dal 2016 (con gioia delle donne tutte),
blocco del turn over nel settore pubblico (tanto chi ci sperava in un lavoro stabile?),
pedaggi più cari sulle autostrade (con gioia di tutti coloro che lavorano fuori dalla propria città)
stipendi pubblici congelati (tanto il costo della vita in Italia è basso, no?)

Sarà un'altra manovra che verrà pagata esclusivamente dalle nostre tasche.
Loro faranno la loro parte nella recita, e ci guadagneranno un bel condono edilizio.

Sanatoria immobili - Entro il 31 dicembre 2010 i titolari di fabbricati non censiti, individuati attraverso la mappatura fotografica del territorio, hanno l’obbligo di denunciare l’immobile e farlo accatastare, così da generare un gettito fiscale. In mancanza l’Agenzia del territorio procede d’ufficio ad attribuire una rendita presunta all’immobile contestandone il valore anche in maniera retroattiva. L’accatastamento non comporta alcuna moratoria né a fini penali né a fini edilizio-urbanistici. Restano i poteri degli enti locali per la repressione degli abusi.
(da Vip.it)

I furby in questo paese vincono sempre.
Gli altri si beccano un pacchetto lacrime e sangue.

 


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8 giugno 2010 2 08 /06 /giugno /2010 06:54
 

roberto-cota

L’altro giorno Daniele Sensi faceva notare che – a oltre due mesi dalle elezioni – il governatore del Piemonte Roberto Cota non ha ancora rassegnato le dimissioni da parlamentare (incarico incompatibile con quello di presidente di regione).

Distrazione, dimenticanza o tentativo di tenersi il più a lungo possibile due incarichi, con relativi stipendi?

Nessuna di queste cose (infatti allo stipendio di governatore ha rinunciato «fino alla scadenza dal mandato di parlamentare»).

Roberto Cota ha semplicemente una paura fottuta e non infondata che la sua elezione in Piemonte venga annullata.

Infatti, come noto, il candidato di Pdl e Lega ha vinto su Mercedes Bresso per meno di diecimila voti di scarto. Peccato che 27 mila voti per Cota siano arrivati da una lista Pensionati che – come sta emergendo ogni giorno più chiaramente dall’indagine giudiziaria – è stata presentata con centinaia di firme false, molte della quali apportate direttamente dallo stesso capolista.

C’è una possibilità tutt’altro che teorica che il primo luglio prossimo il Tar del Piemonte annulli l’elezione di Cota.

E lui col cacchio che dà le dimissioni da parlamentare prima, rischiando poi di trovarsi senza nemmeno una delle due poltrone che oggi occupa.

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7 giugno 2010 1 07 /06 /giugno /2010 13:44

http://www.fgincontro.it/immagini/Soggettiva2005%20-%20Spazi%20e%20volti%20esclusione/06%20-%20Solitudine%20-%201977.jpg

 

I manicomi, in Italia, esistono ancora. Almeno quelli criminali. Lo sostiene Valter Vecellio, in un articolo pubblicato dal periodico dell'associazione "Luca Coscioni". Infatti gli ospedali psichiatrici giudiziari secondo un decreto ministeriale sarebbero dovuti essere già chiusi. E invece quel decreto è rimasto inattuato.
 
Scrive Vecellio:

"L’ennesima condanna dell’Italia da parte del Consiglio d’Europa, per le troppe violenze 'istituzionali' e i suicidi, al di là dell’amarezza che suscita – altro che 'Gomorra' e la 'Piovra': è questo che rovina l’immagine del nostro paese, è di questo che dovrebbe preoccuparsi il presidente del Consiglio – ha comunque il merito di aver portato alla nostra attenzione una realtà troppo spesso ignota e ignorata, quella degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Gli addetti ai lavori lo chiamano 'ergastolo bianco': colpisce 'persone che non devono scontare una pena né essere rieducate"'

Una questione, quella degli Opg oggetto di numerose interrogazioni parlamentari presentate da Maria Antonietta Farina Coscioni e da Rita Bernardini - n.p. sono due parlamentari del Partito radicale - (tutte rimaste regolarmente senza risposta), e di numerose visite 'ispettive'.
Si tratta, in sostanza, di persone che sono state prosciolte perché malate e quindi devono essere curate; per questo finiscono negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, che è un modo gentile per chiamare quelli che un tempo erano i 'manicomi criminali'. Ce ne sono sei: Aversa in provincia di Caserta; Napoli; Reggio Emilia; Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova; Montelupo Fiorentino; Barcellona Pozzo di Gotto, vicino Messina. Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 1° aprile 2008 ne ha disposto la chiusura, ma come spesso succede in Italia una cosa è dire, altra è fare.

Attualmente negli Opg sono rinchiuse 1.535 persone, 102 donne; la capienza regolamentare è di 1.322 posti. La quasi totalità dei presenti, 1.305, non è composta da detenuti in attesa di giudizio né da condannati in via definitiva ma da 'internati': cioè persone ritenute 'pericolose socialmente'. Un provvedimento emesso dal giudice che 'si protrae fino a quando il magistrato di sorveglianza ritiene che la persona sia pericolosa'. L’internamento può essere prorogato all’infinito, lo decide sempre il magistrato di sorveglianza in base alle valutazioni mediche. Per questo lo chiamano 'ergastolo bianco'. Oltre i 1.735 presenti negli Opg, ci sono ancora 484 internati rinchiusi nelle cosiddette case lavoro o case di custodia e cura. Si tratta di persone che stanno scontando una 'pena accessoria', cioè una punizione supplementare che si sconta dopo aver terminato la condanna penale.

A proposito di questi internati negli OpgG, ecco la storia, davvero penosa, di Vito.

Era entrato nel manicomio criminale di Napoli – allora si chiamava così – a 17 anni. Ne è uscito cinquant’anni dopo, e solo perché nel 2003 il presidente della Repubblica Ciampi lo aveva graziato. Vito è il simbolo della devastante solitudine di chi ha trascorso una vita intera in un Opg. La libertà Vito l’ha conosciuta solo per tre anni, prima di morire, quattro anni fa, all’età di 79 anni, affidato alle cure dei sanitari di un centro Asl di Salerno. Condannato all’ergastolo per aver ucciso il padre negli anni ‘50, Vito è rimasto solo una vita intera. Col padre aveva un rapporto fortemente conflittuale. A scatenare la rabbia, come emerse poi al processo, fu l’accusa mossa dal genitore di vendere in proprio l’olio prodotto nel fondo di famiglia. Il ragazzo attese che il padre tornasse dal bar, dove aveva giocato a carte con gli amici. Lo colpì alle spalle con una delle asce che utilizzava per tagliare la legna. Poi gettò il cadavere in un dirupo.
Confessò tutto e in aula si parlò anche dei rimproveri, delle vessazioni e dei pestaggi ai quali sarebbe stato sottoposto il ragazzo. I giudici furono però inflessibili e lo condannarono al massimo della pena.
Rinchiuso in carcere, dopo un lungo periodo, a causa di disturbi mentali, fu trasferito in una struttura psichiatrica giudiziaria. Un calvario durato fino al 2003 quando il caso sul tavolo dell’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli, che inoltrò la richiesta di grazia al Capo dello Stato. In mezzo secolo di permanenza nell’Opg di Napoli Vito ha scandito le sue giornate con immutabile ripetitività: sveglia, colazione, rifacimento del letto fissato al pavimento con dei bulloni per evitare atti di autolesionismo, attesa del pranzo. Ha sempre mangiato solo in cella, seduto sulla branda. Nelle stagioni calde anche per terra, senza mai usare né coltello né forchetta. Mangiava con le mani. E quando dopo mezzo secolo è arrivato quell’atto di grazia che a 76 anni lo ha fatto uscire dall’esilio dei dimenticati, non era certo preparato alla libertà parchè non poteva conoscerne il senso. Così venne affidato all’Asl di Salerno, e lì ha vissuto gli ultimi anni della sua vita".
 

Come commentare?
Che i manicomi criminali rimangano in vita in Italia non mi stupisce certo. Però, nonostante questo, non dobbiamo abituarci a questa situazione. Dobbiamo impegnarci perchè vengano chiusi definitivamente.

Una domanda non la posso tralasciare.
Quanti Vito ci sono stati nel nostro paese? Non credo pochi, purtroppo.

http://paoloborrello.ilcannocchiale.it/2010/06/06/i_manicomi_esistono_ancora.html

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7 giugno 2010 1 07 /06 /giugno /2010 08:30
(Joy e Jessica, destini incrociati contro oppressione e sfruttamento)
 

Chiamiamola Joy, è una delle tante figlie di un dio minore, giunte in Italia da paesi rovinati dallo sfruttamento e dall’oppressione. In italia Joy cercava un lavoro ed una vita migliore. Ha trovato papponi, neri e bianchi, alcuni in divisa, tutti pronti a cavarle il sangue. E quando ha alzato la testa, è caduta dalla padella nella brace. Nella brace dei Centri di Identificazione ed Espulsione. Grazie a una legge dello Stato italiano, il pacchetto sicurezza, che impone agli extracomunitari di lavorare, e basta. A qualunque condizione. Se fanno sentire la loro voce, il padrone li lascia a casa, e addio permesso di soggiorno. E allora si aprono le porte dei CIE, lager di Stato dove regnano l’arbitrio e la violenza. Dove l’unica colpa è quella di aver perso il posto di lavoro e di essere costretti ad arrangiarsi, per vivere.
Un inferno dei vivi, che per le donne è anche peggio. Joy, nel CIE di via Corelli a Milano, ha e-vitato per un pelo lo stupro tentato dal capo dei secondini. E tutto questo avviene nello Stato di «diritto», con la benedizione della Costituzione democratica della Repubblica italiana, che solo dei venduti o degli imbecilli si ostinano a difendere.
Se ce ne fosse stato bisogno, la crisi ha fatto cadere la piccola foglia di fico democratica che nasconde la realtà di un regime basato sullo sfruttamento e sulla violenza.
Le umiliazioni e i soprusi, che i padroni e il loro governo impongono alle tante Joy «extra comunitarie», sono solo un’anteprima di quanto essi stanno preparando anche per le donne proletarie d’Italia, da sempre figlie di un dio minore.
È quanto sta avvenendo, a Milano, dove Jessica Capozzi, ha detto NO alle stupide imposizioni di un capoccia.


JESSICA, RAGAZZA DI STRADA
Jessica Capozzi, lavoratrice di anni 34, con contratto a termine dell’ATM, è stata licenziata il 17 maggio, perchè ha osato criticare un malservizio al Direttore al Personale. Con il lavoro, ha perso anche la casa. Da allora, presidia il deposito Palmanova (in via Esterle 9), vive e dorme nella sua automobile, in segno di protesta contro il licenziamento. E, giustamente, esige di essere reintegrata.
Jessica e Joy sono vittime dello stesso regime di violenza e sfruttamento imposto dai padroni. Ma sono anche vittime dell’atteggiamento remissivo di molti lavoratori italiani che, da troppi anni, hanno lasciato passare troppe porcherie. Senza reagire. E di questa remissione sono responsabili CGIL, CISL e UIL. Pronte a correre in aiuto dei padroni; pronte a difendere il proprio apparato, come forza di contrattazione. Ma sempre assenti, quando i lavoratori sono nella merda. Contro questo deleterio andazzo, le vicende di Jessica e Joy hanno dato il via a un’inversione di marcia. Dalla scorsa estate, Joy e le sue compagne sono al centro di un vasto movimento di lotta contro i CIE. In questi giorni, il presidio di Jessica davanti al deposito ATM ha visto la solidarietà di tutti i colleghi, che sostengono la sua iniziativa, le danno aiuto e hanno raccolto nel deposito Palmanova almeno 400 firme e altre si stanno raccogliendo negli altri depositi.
Ma questo è solo il primo passo. Il “lieto fine” ci sarà solo se, insieme ai lavoratori, partecipiamo e sosteniamo anche dall’esterno le iniziative di lotta. Intorno a Jessica e a Joy si possono e si devono unificare i diversi fronti, per l’unità di tutti gli sfruttati, di ogni sesso e colore. La crisi non lascia alternative.
martedì 8 giugno dalle 18.00
partecipiamo in massa al primo
presidio davanti il deposito ATM Palmanova
in Via Esterle - Milano
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7 giugno 2010 1 07 /06 /giugno /2010 08:26

 

 
Siamo ormai a oltre 10 giorni da quando la manovra è stata varata e ancora non si sa niente di preciso ed ogni giorno qualche ministro spara qualche cartuccia o qualche minaccia di tagli senza distinzione di colpi. Oggi è la volta del ministro più ignorante che la Repubblica italiana ricordi: il leghista Calderoli. Il semplificatore, che brucia le leggi piuttosto che semplificarle, annuncia tagli agli stipendi in Rai e manda una raccomandazione ai giocatori della Nazionale: rinunciare ai loro premi relativi al campionato mondiale di calcio. A Calderoli si associa il super nano Brunetta impaziente di portare le donne alla pensione non prima dei 65 anni. Insomma tutto il governo, Tremonti in testa, taglia a destra e a manca non con chirurgica precisione ma usando l'ascia di guerra. L'unico settore del quale si è solo timidamente parlato per poi insabbiare il tutto dietro una cavillo burocratico è quello dei parlamentari. Non solo questi signori si sono subito dati da fare per mettere a tacere la proposta di un taglio del 5% sulle loro retribuzioni, ma addirittura nemmeno pensano per esempio di costringere tutti coloro che hanno un doppio incarico a fare una scelta e quindi rinunciare ad una delle due cariche che ricoprono. E' difficile dare credito a chi costringe il paese, o meglio una parte del paese, a fare sacrifici tagliando stipendi e pensioni, ma allo stesso tempo si guarda bene dal conrtibuire a questi sacrifici. La manovra di Tremonti colpisce esclusivamente i dipendenti pubblici con blocchi degli aumenti contrattuali e spostamento delle finestre per andare in pensione, ma questi provvedimenti non toccano deputati e senatori che a loro volta non sono altro che dipendenti pubblici. Difficile quini dare credito a certe sparate come quelle di Calderoli che vanno a toccare un settore come il calcio che è gestito a livello privato e nel quale i premi sono concordati con gli sponsor. Naturalmente appare anche ridicola la immediata mini ricolta scoppiata fra i giocatori della nazionale di calcio che subito si sono ribellati verbalmente alle proposte del ministro. Un comportamento veramente squallido da parte di chi guadagna cifre astronomiche per cui la rinuncia ad un premio non costituirebbe certo un sacrificio. Ma questo e' il paese in cui viviamo: si toccano personaggi plurimilionari e scoppia una mini rivolta, si toccano gli stipendi di lavoratori il cui guadagno medio e' di circa 1400 euro al mese ed un solo sindacato proclama una ciopero generale dopo un mese dall'approvazione della manovra ed in pieno periodo di vacanze. Beh come dare torto a chi ci governa .... ??
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7 giugno 2010 1 07 /06 /giugno /2010 08:23

 

 

Il 4 giungo 2010, i giornalisti e gli operatori tecnici di RAINEWS24, sostenuti da un grande partecipazione di intellettuali, attori, persone famose, hanno fatto una manifestazione di protesta, in loro difesa, perché il canale RAINEWS24, dopo l’immissione del digitale terrestre in Lombardia, non si vede più.  Al suo posto hanno messo  lo sport2.

Si accampano disguidi tecnici, da parte dei responsabili governativi, per la mancata visione, ma, se così fosse, non si vedrebbe neppure lo sport2, programma che invece risulta visibilissimo.

Risintonizzare il decoder, dicono, ma hai voglia di risintonizzare, cambiare antenne e televisori, non si vede proprio. Per cui non si tratta “solo” di disguidi tecnici, ma di una volontà deliberata di oscuramento, mascherato dalle solite bugie.

Si capisce che si sta mettendo in atto ciò che il vice ministro allo sviluppo economico con delega alle telecomunicazioni, PaoloRomani, uno dei più efficienti maggiordomi del papi berlusca, nel fare  gli interessi del papi, stando al governo,  ha detto in proposito,  e cioè:  “alcune trasmissioni: TG3, Dandini, Fazio, ed appunto RAINEWS24, sono contro la gente e fanno disinformazione politica”. Insomma non li può soffrire.

Pertanto gli obbedienti della Rai stanno approntando i nuovi palinsesti secondo gli ordini di Romani: Dandini nel prossimo anno non ci sarà più, Fazio sarà ridimensionato, e RaiNews24 si vedrà e non si vedrà.

L’Italia sarà l’unico paese al mondo (se escludiamo la Corea del Nord), a non avere un canale televisivo che trasmetta notizie 24 ore su 24. Un’altra figura da peracottari nel mondo, in omaggio al papi, tele-emittenza santissima.

In occasione di questa manifestazione, lo scrittore Camilleri ha detto che in Italia ci sono:

  • ·        2 milioni di persone totalmente analfabete.
  • ·        13 milioni di semianalfabeti, nel senso che sanno fare solo la loro firma.
  • ·        13 milioni di analfabeti di riporto, quelle persone cioè che hanno perso l’uso della lettura e dello scritto.

28 milioni di persone, comunque, che vanno a votare e che traggono la loro informazione solo dalla televisione.

E’ comprensibile quindi che per gestire quei milioni di voti, si faccia di tutto per cancellare qualsiasi voce diversa, qualsiasi dissenso, per la rara eventualità che qualcuno di questi 28 milioni di persone, cominciasse a nutrire qualche sospetto sulle verità dogmatiche annunciate dalla tv berlusconizzata.

 

http://speradisole.wordpress.com/

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7 giugno 2010 1 07 /06 /giugno /2010 08:15

Dicono che Gesù, agli apostoli, avesse dettato una sola missione: “Andate e predicate alle genti la verità e la carità, diffondete il Verbo, indicate la via.”


Ci ho pensato ieri sera, mentre in sottofondo sentivo le esilaranti dichiarazioni di quel tizio di gomma, che proprio come il Messia, esortava i suoi paladini della libertà a diffondere tra le genti le sue ormai note mistificazioni della realtà. Un bel pezzo di teatro del non senso, per chi ha abbastanza fegato da stare ad ascoltarlo, esilarante come un film di Mel Brooks.

C’è ancora chi si lamenta perché sui telegiornali italiani, non si parla di crisi e non si racconta la realtà che si vive. Non sento di dovermi preoccupare o indignare per questo, anzi, a mio modo di vedere trovo sia ottima cosa. Meno se ne parla, e più sarà possibile trovare “i paladini della libertà” spiaccicati contro un muro come un manifesto a futura memoria.

Mettete il caso, per esempio, che la vostra mamma o la vostra nonna, sia stata portata via da un’ambulanza un pomeriggio di un mese fa perché colta da una grave ischemia, dopo aver già avuto un ictus, e che abbia girato, di ospedale in ospedale per tutta la provincia, rifiutata dal primo perché senza posto, dal secondo perché è chiuso il reparto della dialisi, e finalmente ricoverata a 80 chilometri da casa. Poi una mattina, vi si presenta il paladino a dirvi che la sanità funziona, che nelle vostre tasche non ci sono le mani dello stato, che le vostre pensioni sono al sicuro, che noi tutto sommato stiamo meglio del Burkina Faso … e soprattutto, ponete il caso che il paladino vi dica che è necessario l’ottimismo …

No, non è grave che non se ne parli, ed è ancora meno grave che se ne parli come mera propaganda. Siamo arrivati al momento cruciale in cui questo tizio, sempre più simile a Maria Antonietta anche per il maquillage, ha deciso di dare al popolo la brioche. Se lui ha potuto sovvertire le leggi e i regolamenti dello stato pro domo sua, è giunto il momento di assecondare anche il suo popolo che tanta speranza aveva riposto in lui. Ecco quindi la novità tutta italiana dell’abuso edilizio “per necessità”. Avete allargato la vostra casa di 50 metri perché serviva una stanza per vostro figlio? Che sarà mai? Ve la condonerà, con la sua politica del buon padre di famiglia. In fondo, chi di noi non ha pensato di fare un abuso edilizio per garantire al bimbo 50 metri quadrati di spazio vitale? Poi in fondo il lavoro ai rumeni lo abbiamo pagato, mica l’abuso ci è stato regalato a nostra insaputa!

Quando il paladino della libertà busserà alla porta del vostro appartamento di 45 metri quadri, dove vivete in quattro più un cane, un gatto e un criceto, per dirvi che con un po’ di ottimismo si uscirà dal buco nero in cui questa banda di criminali ci ha cacciato … toccherà a voi decidere se mangiare la brioche o fargliela ingoiare tutta intera.

E via tutto il resto. Tutto il Verbo che i nuovi apostoli sono stati chiamati a diffondere: la ricostruzione aquilana, la scuola che funziona, la sanità che è una meraviglia col cancro da sconfiggere in tre anni, le tasse che non sono aumentate, il milan che avrebbe vinto lo scudetto se ci fosse stato il tizio ad allenare (non sembra importante ma lo è) gli ammortizzatori sociali che non hanno lasciato solo nessun operaio che ha perso il lavoro, biancaneve e i sette nani, cenerentola, la sirenetta e anche cappuccetto rosso, che alla fine vissero tutti felici e contenti.

Come già scrissi, non ho sogni e pochi desideri, ma uno ne ho più grande di tutti: incontrare un predicatore berlusconiano che abbia il coraggio di raccontarmi la favola italiana guardandomi dritta negli occhi. Poterne fare un manifesto.

Rita Pani (APOLIDE)



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3 giugno 2010 4 03 /06 /giugno /2010 09:29

Questa sera, 2 giungo 2010, ho telecomandato il televisore sul tg1, quasi alla fine, in attesa di sentire un po’ di sport. Lo faccio raramente perché me ne intendo poco e perché preferisco altri sport. Ma i mondiali di calcio sono i mondiali, non è cosa da tutti i giorni e conoscere qualcosa di più, anche sul Sud Africa, dove si giocherà, mi fa piacere.

Ho fatto in tempo a sapere:

1)   che un tassista inglese è impazzito ed ha sparato per la strada contro le persone uccidendone purtroppo 12 e poi si è suicidato (brutta notizia), tenuta lunga almeno 5 minuti, con interviste, ecc;

2)   cosa debbo fare per far sì che le rondini facciano il nido sotto il tetto della mia casa;

3)   ho imparato a portare a spasso in macchina il mio gatto o il mio cane e a farli viaggiare in aereo ed in treno, nonché in nave;

4)   ho assaporato quanto può essere dolce la vita, se mi imbarco in un sottomarino: posso dipingere, leggere e fare tante cose interessanti.

Poi, finalmente lo sport.

Pensavo parlassero, appunto, dei mondiali ed invece, guarda un po’, saltano fuori Cannavaro, Quagliarella (?) ed un altro di cui non ricordo il nome, tutti di Napoli, che dicono peste e corna contro Saviano, perché ha scritto Gomorra. Saviano  ha parlato male di Napoli e non c’era bisogno di scrivere un libro per sapere che la camorra a Napoli esiste ed è brutta.

Messaggi subliminali, liminali, sottintesi e palesi.

Capito italiani sportivi?

Chi ha orecchie per intendere intenda, cioè : ha ragione il papi berlusca, quando dice che non si deve parlare di mafia, camorra e affini, perché si danneggia l’Italia. Lo sostengono anche i calciatori.

Questo è il tiggi1 che anch’io contribuisco a mantenere!!! Porcavacca!!!http://lucianoidefix.typepad.com/.a/6a00e3981d8c1588330120a651eb6a970b-800wi

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3 giugno 2010 4 03 /06 /giugno /2010 09:26

 

 

Paolo Romani, Vice Ministro con delega alle Comunicazioni ... sì, proprio lui, non fate finta di non conoscerlo, quello che da 2 anni a questa parte le sta pensando tutte per imbrigliare le nostre attività in rete ... ecco, Romani ha detto che la Dandini è una conduttrice persino "peggiore di Santoro", "scoraggiante", ah, e che fa domande "retoriche e preconfezionate". Ma soprattutto dice che se vuole essere informato "in modo ragionevolmente corretto", guarda il Tg1 di Minzolini, e che se vuole un'informazione "non ragionevolmente corretta", guarda il Tg3, o anche RaiNews24. Perchè il primo "fa danni per 30 minuti", RaiNews24 "per 24 ore" difilate.

[Fonti: Agi/Agi - Grazie Filippo G.]
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3 giugno 2010 4 03 /06 /giugno /2010 09:19

 

 

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Giulia Blasi mi segnala questa garetta su Friendfeed per indovinare le future aperture del Giornale, dopo quella di ieri.

Sommessamente: io credo che un giorno qualcuno farà un divertente “processo storico” a Feltri, in un bel teatro, d’estate: tipo quelli che oggi si fanno a Cavour o a Giulio Cesare.

Nulla a che vedere con le categorie di destra o di sinistra (Feltri non è niente, è solo feltriano) ma per capire come e quanto quest’uomo, a puro scopo di lucro, abbia contribuito a peggiorare altri uomini, a far vincere le loro parti peggiori, a far prevalere il loro intestino sul loro cervello.

Si prenderà la sua opera omnia – da L’Europeo a l’Indipendente, dal Borghese a Libero, e le due direzioni al Giornale – e, con equanime pacatezza, si capirà quanti danni ha fatto, per vivere da ricco.

Qualcuno proporrà una damnatio memoriae, ma io spero che non gli diano retta: anzi, bisognerebbe farne un museo – con tutti i titoli dei suoi giornali, per ricordare alle generazioni future cosa abbiamo visto, noi, con i nostri poveri occhi.

 


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