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20 giugno 2010 7 20 /06 /giugno /2010 09:14

http://speradisole.files.wordpress.com/2010/06/baghdad203.jpg

 

Qualche tempo fa, in un paese di questo mondo, un gelato costava molto meno di oggi. Un bambino di nove anni entrò in un bar e si sedette  al tavolino. Una cameriera gli portò un bicchiere d’acqua. “Quanto costa una coppa con panna?” chiese il bambino. “cinquanta centesimi” rispose la cameriera. Il bambino prese delle monete dalla tasca e cominciò a contarle. “Bene, quanto costa un gelato semplice?” In quel momento c’erano altre persone che aspettavano e la ragazza cominciava un po’ a perdere la pazienza “35 centesimi” gli rispose la ragazza in maniera brusca. Il bambino contò le monete ancora una volta e disse: “Allora mi porti un gelato semplice!” La cameriera gli portò il gelato e il conto. Il bambino finì il gelato, pagò il conto alla cassa e uscì. Quando la cameriera tornò al tavolino per pulirlo cominciò a piangere perché  ad un angolo del piatto c’erano 15 centesimi di mancia per lei.

(Da:  viaggietici.com)

 http://speradisole.wordpress.com/

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18 giugno 2010 5 18 /06 /giugno /2010 08:13

carta-etnolinguistica-della-padania-e-aree-contigue3.jpg

 

Dico: avete presente quanti danni fanno giornalmente le previsioni del tempo (sbagliate) di Roma ladrona? Inimmaginabili. Luca Zaia, governatore del Veneto, ha lanciato l’idea giusta per uscire da questa atavica ignominia tutta italiana: il federalismo meteorologico. Non se ne può più di queste previsioni tutte romane, che puzzano di amatriciana e che preannunciano sempre maltempo sul fiero mare padano. La stagione estiva sta iniziando e c’è bisogno di previsioni che invoglino la gente a tirare fuori costumi, ombrelloni e braccioli. Altrimenti l’economia nordica ne risente. Quindi da domani, entreranno in scena i generali dell’aeronautica padana, che davanti a cartine padane, con la classica bacchetta padana, pronosticheranno con marcato accento padano giornate e giornate di sole per il popolo del nord.

 

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16 giugno 2010 3 16 /06 /giugno /2010 10:57

Ricorre fra poco il 50° anniversario della strage di Reggio Emilia,7 Luglio 1960,non dimenticheremo mai chi e'  stato assassinato dai fascisti.

 

Nota anche con il termine di "fatti di Reggio Emilia", la strage fu l'apice di un periodo di alta tensione in tutta l'Italia, in cui avvennero scontri con la polizia. I fatti scatenanti furono la formazione del governo Tambroni, governo monocolore democristiano con il determinante appoggio esterno del MSI, e l'avallo della scelta di Genova (città "partigiana", già medaglia d'oro della resistenza) come sede del congresso del partito missino. Le reazioni d'indignazione furono molteplici e la tensione in tutto il paese provocò una grande mobilitazione popolare.

L'allora Presidente del Consiglio, Fernando Tambroni, diede libertà di aprire il fuoco in "situazioni di emergenza" ed alla fine di quelle settimane drammatiche si contarono undici morti e centinaia di feriti. Queste drammatiche conseguenze avrebbero costretto alle dimissioni il governo Tambroni.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/b/b5/Tambroni_Genova_scontri.jpg/300px-Tambroni_Genova_scontri.jpg

 

La sera del 6 luglio la CGIL reggiana, dopo una lunga riunione, proclamò lo sciopero cittadino. La prefettura proibì gli assembramenti, e le stesse auto del sindacato invitarono con gli altoparlanti i manifestanti a non stazionare durante la manifestazione. L'unico spazio consentito, la Sala Verdi che aveva una capienza di 600 posti, era troppo piccolo per contenere i 20.000 manifestanti. Un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decise quindi di raccogliersi davanti al monumento ai Caduti, cantando canzoni di protesta.

Alle 16.45 del pomeriggio una carica di un reparto di 350 poliziotti al comando del vice-questore Giulio Cafari Panico, investe la manifestazione pacifica. Anche i carabinieri, al comando del tenente colonnello Giudici, partecipano alla carica. Incalzati dalle camionette, dai getti d'acqua e dai lacrimogeni, i manifestanti cercano rifugio nel vicino isolato San Rocco, per poi barricarsi letteralmente dietro ogni sorta di oggetto trovato, seggiole, assi di legno, tavoli del bar e rispondendo alle cariche con lancio di oggetti. Respinte dalla disperata resistenza dei manifestanti, le forze dell'ordine impugnano le armi da fuoco e cominciano a sparare.

 

Sul selciato della piazza caddero:

 

http://www.antiwarsongs.org/img/upl/laurofarioli.jpgLauro Farioli

22 anni, operaio

E' orfano di padre dall'infanzia, muratore a 16 anni, si sposa a 19 con Enrica, muore a 22, padre di un bimbo. Risiede a San Bartolomeo, borgata a maggioranza rossa. Lo chiamavano «Modugno» grazie alla vaga somiglianza con il cantante.
E' il primo a cadere sui gradini della chiesa di San Francesco, davanti alla porta sbarrata; indossava pantaloni corti e una camicetta rossa, le ciabatte ai piedi, non pensava certamente di dover fuggire.

http://www.antiwarsongs.org/img/upl/ovidiofranchi.jpgOvidio Franchi

19 anni, operaio

E' il più giovane (classe 1941, nativo della frazione di Gavassa). Figlio di un operaio delle Officine Meccaniche Reggiane, dopo la scuola di avviamento industriale entra come apprendista in una piccola officina della zona.
Nel frattempo frequenta il biennio serale per conseguire l'attestato di disegnatore meccanico, che gli era stato appena recapitato.
Quella sera, durante la manifestazione viene colpito da una raffica di mitra in piazza Cavour.

http://www.antiwarsongs.org/img/upl/afrotondelli.jpgAfro Tondelli

35 anni, operaio

Partigiano, ex appartenenti alla 76a Sap (classe 1924) è il quinto di otto fratelli, in una famiglia contadina di Gavasseto.
A 12 anni è fattorino alla Timo, a 16 viene assunto all'Arcispedale.
Il vecchio nome di battaglia era «Bobi», era segretario locale dell'Anpi. Sposato con Elvira, muore ai giardini.

http://www.antiwarsongs.org/img/upl/marinoserri.jpgMarino Serri

41 anni, operaio

Marino Serri è un partigiano della 76a brigata. Ha 41 anni, è il più vecchio fra i cinque martiri: nato in una famiglia contadina e montanara poverissima di Casina, con sei fratelli, non frequenta nemmeno le scuole elementari e lavora sin da bambino pascolando le pecore e nelle campagne vicino a casa.
Militare a 20 anni, era stato in Jugoslavia. Abitava a Rondinara di Scandiano, con la moglie Clotilde e i figli.

http://www.lestintorecheamleto.net/interrogativo.jpgEmilio Reverberi

39 anni, operaio

E' un ex operaio licenziato nel 1951 dalle Officine Meccaniche Reggiane, dove era entrato all'età di 14 anni. Era stato garibaldino nella 144a Brigata dislocata nella zona della Val d'Enza (commissario politico nel distaccamento Amendola).
Nativo di Cavriago, abita a Reggio nelle case operaie oltre Crostolo con la moglie e i due figli. Viene brutalmente freddato a 39 anni, sotto i portici dell'Isolato San Rocco, in piazza Cavour.

 

Il fuoco dei moschetti e dei mitra dura quasi ininterrottamente per quaranta minuti. Almeno 500 colpi vengono sparati da poliziotti e carabinieri contro cittadini inermi.

Il risultato della strage è di 5 morti e diverse decine di feriti, di cui molti in modo grave.

 

Quattro anni dopo "la giustizia" ha fatto il suo corso.

Il 14 luglio 1964 la Corte d'Assise di Milano, presidente Curatolo, assolve i responsabili della strage.

Il vice questore Cafari Panico viene assolto con formula piena per non aver commesso il fatto mentre l'agente Celani per insufficienza di prove, nonostante che queste fossero molte e circostanziate.

 


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11 giugno 2010 5 11 /06 /giugno /2010 09:11

Hanno vinto, hanno distrutto quello per il quale molti nostri predecessori avevano conquistato con la lotta,pagando con il carcere oppure anche morendo, per difendere cio' che un essere umano dovrebbe avere piu' a cuore,la liberta',cosa che forse noi non abbiamo ancora del tutto mai davvero meritato, altri la conquistarono per noi.

Si certo,noi ci lamentiamo,ci coloriamo di viola,ci postiamo su Repubblica,aderiamo a innumerevoli gruppi su innumerevoli network,consacriamo la rete come un grande mezzo rivoluzionario,siamo in tanti e mi chiedo come sia mai possibile che cosi' tanta gente non riesca a vincere la propria lotta, mi accorgo poi che VIRTUALMENTE non si potra mai lottare,nemmeno contro il nemico piu' facile da sconfiggere( e sottolineo nemico anche se questa parola sembra un po' demode',in un mondo dove tutti predicano il dialogo anche con chi la pensa diversamente da te, chi trama contro la mia liberta' individuale non puo' essere considerato un amico ma un nemico da abbattere ); ecco quindi,davanti alla nostra bella tastiera o seduti comodamente sul nostro comodo divano,scrivendo le nostre belle note o guardandoci l'ennesima caciara a Ballaro' oppure Annozero,indignandoci come non mai per il nuovo sopruso del dittatorello di turno,ecco quindi la nostra rivoluzione,ecco quindi i Don Chisciotte contro il Moloch dell'informazione che passo dopo passo ci sta rendendo tutti un po' piu' muti,passo dopo passo elimina tutte le voci stonate del coro,non riuscendo con la persuasione ci prova con i soldi e ci riesce e cosi le nostre RIVOLUZIONARIE IDEE VIRTUALI vanno in pausa se non proprio spente azionando il telecomando o chiudendo il computer.

Chi scrive e' uno con le mani ancora sporche dai sanpietrini scagliati contro la celere e che ha pagato per manifestare le proprie idee,puo' sembrare demagocico cio' che dico,molti affermano che i tempi sono cambiati,non e' piu' tempo di violenza, ma allora mi chiedo che giorni sono? Sono i tempi in cui altri usano la violenza contro di noi per farci inginocchiare? No, sono i giorni in cui dobbiamo chiudere i nostri computer, tornare nelle piazze,appropiarsi della nostra liberta',se neccessario sporcarsi le mani,se neccessario anche con lo scontro fisico,non c'e' prezzo per cio' che ci stanno portando via,la LIBERTA'!

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11 giugno 2010 5 11 /06 /giugno /2010 07:42

Nel giorno del bavaglio, giustamente, Minzolini spiega come sarà l’informazione serena e ottimista del neofascismo light.


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10 giugno 2010 4 10 /06 /giugno /2010 07:24
 

 

bavaglio

Basta traccheggiare, il boss ha parlato. E il testo della legge bavaglio-salvacriminali da oggi è «vincolante per i parlamentari del Pdl e definitivo».

“Vincolante”, a dire la verità, è aggettivo abbastanza incostituzionale, essendo ogni parlamentare – in teoria – eletto senza vincolo di mandato. Ma si sa che la Costituzione al premier non piace molto, per lui i parlamentari sono suoi dipendenti e se non obbediscono li licenzia, cioè li caccia.

E siccome questo scenario è terrorizzante, dopo tanta simpatica fronda alla fine anche i finiani hanno abbassato la cresta e voteranno la porcata: come qui si temeva, hanno giocato a fare gli adolescenti ribelli che però all’ora di cena tornano sempre a casa.

Hanno piegato la schiena e difficilmente la raddrizzeranno nei prossimi giorni.

Quindi con ogni probabilità ci beccheremo la peggiore legge d’Occidente sulla libertà di stampa, ci beccheremo una norma che aiuta la macrocriminalità varata da una maggioranza che ha vinto le elezioni agitando lo spauracchio della microcriminalità.

Da domani, temo, si ragionerà soprattutto di disobbedienza civile.

 

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/06/08/vincolante-e-definitivo/

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10 giugno 2010 4 10 /06 /giugno /2010 07:18

http://www.cappittomihai.com/wp-content/uploads/2009/07/b.duce.jpg

 

sim0n3

Dopo due anni di continui riferimenti ai pochi poteri che possiede, dopo gli attacchi al Capo dello Stato e alla Corte Costituzionale, dopo la citazione del “grande dittatore” Mussolini, ecco l’ultimo affondo di Berlusconi. Quello decisivo. Ora, per tutti i suoi seguaci, l’attuale situazione del paese e la missione da portare a termine si presentano dai contorni finalmente più nitidi: Silvio non può governare perché impedito nelle sue funzioni da un garbuglio di norme burocratiche ed il nuovo nemico giurato da abbattere, dopo il comunismo, è la Costituzione, opera intricata e stantia che impedisce al miglior Presidente del Consiglio della storia di portare a termine il mandato che il popolo sovrano gli ha concesso. Forse esagero, forse vedo fantasmi che non esistono, ma quanto sta accadendo in questo paese negli ultimi mesi, mi sembra l’attuazione perfetta di un perfetto piano eversivo, che nelle ultime settimane ha subìto una preoccupante accelerazione.

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8 giugno 2010 2 08 /06 /giugno /2010 14:15

http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs310.snc3/29115_1403624383504_1619211828_990497_6699339_n.jpg

 

Da ministro dello Sviluppo economico posso dire che se la Rai non cambia e non smette di essere così faziosa contro la maggioranza sono quasi quasi tentato di non firmare il contratto di servizio pubblico. E' il ragionamento che, secondo quanto riferito da alcuni presenti, Silvio Berlusconi avrebbe svolto in un passaggio del suo intervento all'ufficio di presidenza del Pdl.

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8 giugno 2010 2 08 /06 /giugno /2010 07:42

La trascrizione del colloquio tra Guido Bertolaso (GB) e il suo avvocato (A)

 

01.JPG

A: “Ciao Guido”
GB: “Ciao, come va?”
A: “Eh, non ho buone notizie. Il padrone della casa di via Giulia, Raffaele Curi, ha confermato che a pagarti l’affitto era Zampolini (n.d.r. segretario dell’imprenditore Anemone )”
GB: “Uhmmm … la cosa si fa seria”
A: “Eh si, tocca difendersi”
GB: “Già … potremmo dire che non ne sapevo niente. Anzi che il padrone di casa è un furfante, riscuoteva l’affitto due volte!”
A: “Eh si, considera però che questa linea non ha mica portato fortuna a Scajola”
GB: “Ah già … Allora potremmo dire che la casa me l’ha prestata un amico”
A: “Si, bene. Ma l’amico quindi è il padrone di casa, Curi …"
GB: “Non, no è un altro …”
A: “Cioè un tuo amico ti prestava una casa che non è sua e che pagava un’altro?”
GB: “Uhmm … certo un pò strano è … comunque meglio, più è incredibile meglio si riesce a confondere le acque”
A: “Uhmm … se lo dici tu …”
GB: “Si si, comunque Diego (Anemone n.d.r.) mi ha fatto incazzare”
A: “Beh lui però non ha cantato …”
GB: “Non, no non è questo. E’ il fatto che a Scajola gli ha pagato un’appartamento e a me solo l’affitto. E che so meno di Scajola io?”
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8 giugno 2010 2 08 /06 /giugno /2010 07:17

"Ognugno di noi ha due genitori, quattro nonni, otto bisnonni, sedici bisbisnonni e così via. Quindi dieci generazioni fa, più o meno nel 1750, avevamo 1024 antenati, ciascuno. Ognuno di questi antenati a sua volta , 250 anni prima, aveva un altro migliaio di antenati. Facendo un rapido calcolo possiamo dire con certezza che, se le cose stanno così, ciascuno di noi discende da circa un milione di antenati che vivevano nel 1500. Noi siamo oggi sei miliardi e mezzo nel mondo, che moltiplicati per un milione, farebbe oltre sei milioni di miliardi. Ma a quell'epoca il pianeta era abitato solo da cinquento milioni di persone."

Marco Aime "La macchia della razza"



Significa solamente che molti dei nostri antenati si sono sposati ed hanno fatto figli con dei consanguinei. Significa molto semplicemente che due persone prese a caso ai due capi del mondo, hanno buone probabilità di avere un parente in comune negli ultimi 3000 anni.
Da qui non si salta al "volemose bene" buonista o roba del genere, ma alla conclusione che non esiste una "etnia pura", e se non esiste una etnia pura non esiste nemmeno una cultura pura.
Quelli che vorrebbero chiudere i kebab in centro, quelli che chiedono il permesso a punti per gli immigrati, gli stessi che redimoni regole razziste ed intolleranti con le quali valutare le persone, gli stessi che hanno introdotto il reato di clandestinità, non sanno di cosa parlano.
Non solo, dice la scienza, proveniamo tutti dalla grande madre Africa, ma in qualsiasi anno temporale si guardi i popoli hanno sempre migrato. Questo lo dice la storia.

Chiedete ai veneziani da dove vengano i cavalli che adornano la loro basilica. Un furto a Bisanzio, Costantinopoli o Istanbul che dir si voglia. Un furto di mercanti in terra - ahiahiahiahi - islamica.

Il tuo cristo è ebreo. La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è straniero, recitava un manifesto sui muri di Berlino nel 1994.

E' un concetto espandibile. Vogliamo fare gli autoctoni, invochiamo l'autarchia, benissimo. Compriamo italiano, allora. Ma non un marchio italiano che fabbrica le maglie in Sri Lanka con cotone raccolto in Bangladesh.
E cosa dire della polenta? Il mais non è certo autoctono da queste parti...

E' difficile fare cultura in Italia, dice oggi Saviano a Trento.
Già, concordo.
Il fatto è che bisognerebbe prima di tutto capire di quale cultura si stia parlando.

 

http://riciardengo.blogspot.com/2010/06/cul-tura.html

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