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26 giugno 2010 6 26 /06 /giugno /2010 11:51

brancher.jpg

 

Certo che siamo rimasti tutti sorpresi di sapere che il Premier abbia nominato Ministro per l’Attuazione del Federalismo Aldo Brancher sapendo che era imputato per appropriazione indebita in un processo connesso al tentativo di scalata di Antonveneta.


 La sequenza di abusi, inganni e truffe del governo rende necessario soddisfare con qualche risposta pubblica una curiosità e indispensabile una mossa politica. La curiosità è sulla bocca di tutti: perché Silvio Berlusconi si è cacciato in questo pasticcio? Ne aveva proprio bisogno? Che cosa ce lo ha costretto? A ragionare su quel che si sa, è incomprensibile. Aldo Brancher è imputato, nel processo Antonveneta, di appropriazione indebita. Ha "grattato" qualche centinaia di migliaia di euro al banchiere Gianpiero Fiorani. Brancher avrebbe potuto affrontare il processo senza troppi patemi e approfittare agevolmente dei labirinti procedurali messi a punto in due legislature dal Cavaliere per annientare il processo penale e rendere arduo ogni accertamento dei fatti e delle responsabilità. L'ampio ventaglio di opportunità offerte da codici, che hanno ridotto il processo a ferro arrugginito, gli avrebbero ragionevolmente dato la possibilità di farla franca senza danno. Ma ammettiamo che, con una sentenza, il danno alla fine sarebbe arrivato. Quale danno? Una condanna neutralizzata dall'indulto che avrebbe fatto fatica a guadagnare, nei giornali, uno spaziuccio tra le brevi di cronache. Perché allora sollevare questo polverone? Perché accendere le luci su un processo che si trascina stancamente nella penombra e nel disinteresse? Quale minaccioso racconto o vergogna può farvi capolino se l'imputato Brancher entra in aula?

Perché Berlusconi si convince a mettere la sua faccia su un abuso politico e una truffa istituzionale che, senza alcuna speranza di occultamento, avrebbero provocato l'interesse dell'opinione pubblica, l'irritazione dell'alleato leghista, la contrarietà del cofondatore del Popolo della Libertà, il fragore dell'opposizione? Un gioco a saldo tutto, e decisamente, negativo. Bisogna allora chiedersi: qual è la ragione che obbliga Berlusconi ad affrontare questa tempesta? Quale ricatto si muove dietro le quinte? E quale fragilità il capo del governo deve coprire con la cooptazione nel governo di Aldo Brancher?

Nelle democrazie sane c'è un luogo dopo porre queste domande e ottenere risposte che possono essere vagliate e verificate: è il Parlamento. Berlusconi dovrebbe avere il coraggio di affrontarlo, per una volta. E l'opposizione e i settori della maggioranza coinvolti inconsapevolmente in quest'affaire molto imbarazzante dovrebbero pretenderlo. Come appare obbligatoria una mossa politica. Se la sintassi istituzionale e la grammatica politica avessero ancora un significato, Aldo Brancher dovrebbe dimettersi fin da oggi, prima di raggiungere il tribunale di Milano. Le parole di Napolitano sembrano pretenderlo. La nota del Quirinale si può leggere, al fondo, anche così: se credi di fare il ministro per evitare un processo, non hai diritto a essere ministro perché le ragioni che tu lo sia sono venute meno; hai il dovere di affrontare il processo senza alcuna immunità perché è scritto che tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge. 
Giuseppe Davanzo - Repubblica.it, 26 Giugno 2010
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26 giugno 2010 6 26 /06 /giugno /2010 08:08

 

 

La Lega Nord organizza una fiaccolata a Torino contro i ricorsi che riguardano le elezioni regionali del Piemonte.

Il PDL e la Lega attaccano il PD, l’IDV e l’UDC, perché, secondo loro, non sanno perdere.

Si direbbe invece che sono loro a combinare pasticci nella presentazione delle liste per le elezioni. Se su 19 firme presentate nella lista dei pensionati che appoggiava il Cota, 18 sono state vergate dalla stessa mano, qui gli imbroglioni sono loro.

Cota, anziché riflettere bene su questa cosa che lo tiene sulla graticola, definisce la sentenza del TAR una forzatura. Ma se in una coalizione qualcuno ha fatto delle furberie per vincere è naturale che le conseguenza ricadano su chi è stato eletto.

Come a Roma, quando i rappresentanti dl PDL, anziché presentare le liste in tempo, se ne sono andati a mangiare un panino.

Il tutto a dispetto delle regole e “in culo” a chi le rispetta.

Organizzare una fiaccolata per sostenere le irregolarità è davvero una “legaiolata”, forse non hanno il coraggio di chiedere un decreto di “interpretazione autentica delle firme false”.

Sarebbe troppo.

Ricordo la clamorosa fiaccolata che la Lega organizzò, nel 2001, a Novi Ligure, per sostenere che gli assassini della signora Susy Cassini e del suo figlioletto Gianluca di 11 anni, erano stati gli extracomunitari albanesi  (allora andavano di moda gli albanesi)..

Tesi sostenuta fino all’estremo da EriKa de Nardo (la figlia) e da Omar Favaro (suo fidanzato).

Erika ed Omar risultarono essere i veri assassini, ma la Lega la fiaccolata l’aveva organizzata alla grande, per strumentalizzare un brutale assassinio, in consenso popolare per il proprio movimento.

Il solito vizio di questa maggioranza, approfittare delle disgrazie, per trasformarle in consenso politico, come ha fatto l’arcoriano con il terremoto dell’Aquila.

Questa fiaccolata per il Cotino legaiolo novarese, pare abusivamente eletto a “governatore” del Piemonte, si rivelerà un’altra cantonata legaiola?

 

 http://speradisole.wordpress.com/

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26 giugno 2010 6 26 /06 /giugno /2010 07:31

http://www.italianissima.net/imgarticoli/nuti-merini-rasoi200.jpg

 

"Questa raccolta Nuti-Merini è nata da un sodalizio d'amore, ma anche dalla disperazione nel vedere che la cultura non mette sane radici: è una specie di rivolta anche patriottica che si sta perdendo nell'universo. In amore ci si affianca: non è soltanto un egoistico guardarsi negli occhi, ma anche una comunione della propria felicità con gli altri. È un convivio amoroso. La musica allevia le sofferenze mentre la poesia a volte crea la solitudine. Spero che questo sodalizio Nuti-Merini arrivi al cuore di tutti, di chi ci ama, perché vuole essere una resurrezione del corpo e dell'anima". Alda Merini

 

"Rasoi di seta" è un disco ricco di suoni multietnici: Giovanni Nuti, co-autore anche della maggior parte degli arrangiamenti, ha coordinato circa 80 musicisti, fra cui una numerosa orchestra d'archi, con la collaborazione di Daniele Ferretti, Stefano Cisotto e Roberto Arzuffi.

"Rasoi di seta" contiene 21 brani tra cui 9 poesie inedite ("La zanzara", "La verza", "Il bacio", "Il mio amore ha quattro gatti", "Un'amante per ogni sospiro", "Clochard", "Nei giardini dei poeti", "Il violinista piange" e "Sull'orlo della grandezza" ), 4 titoli presenti anche nel cd "Milva canta Merini" ("Nella notte che geme il tuo patire", "Gli inguini", "Prima di venire" e "L'albatros") e 8 poesie già pubblicate "I Poeti" (duetto con Simone Cristicchi), "Com'è Grande Il Pensiero Del Mare", "Il Grido", "Le Osterie", "Io Come Voi", "I Sandali", "Amore", "E C'era Una Volta".

 

NELLA NOTTE CHE GEME IL TUO PATIRE
"Trovo in te che sei divino/l'ansia di questo fervido divieto"
 

GLI INGUINI
"Dagli inguni può germogliare Dio"
 

I POETI (duetto con Simone Cristicchi)
"Siamo osti senza domande/riceviamo tutti solo che/abbiano un cuore" 

 

LA ZANZARA "Prego intensamente/di diventar demente/per non soffrire più" 

 

COM'È GRANDE IL PENSIERO DEL MARE
"Vedessi come piango un pianto universale/un amore così bello non doveva far male" 

 

IL GRIDO
"Il mio sperma bevuto dalle sue labbra/era la comunione con la terra"
 

PRIMA DI VENIRE
"Prima di venire/dimmi che sei già andata via"
 

LE OSTERIE
"Meglio, si, meglio/l'indagine sorda delle scorrevolezze di vite"


  LA VERZA
"E quando raccontai a tutti/che al posto di una verza/io ho visto un giardino/mi hanno rinchiuso per sempre"
"Un giorno sotto un cavolo che mi sembrò una rosa"… 

 

IL BACIO
"Tutti mi guardano con occhi spietati/Non conoscono i nomi delle scritte sui miei muri/e non sanno che sono firme degli angeli/per celebrare le lacrime che ho versato per te"
 

IO COME VOI
"Io come voi non sono stato ascoltato e ho visto le sbarre/del silenzio crescermi intorno e strapparmi i capelli/io come voi ho pianto, ho riso e ho sperato" "Io come voi sono stato sorpreso mentre rubavo la vita" 

 

IL MIO AMORE HA 4 GATTI
"Ama il gatto perché è ingrato/enon chiede più di tanto/il mio amore è così"
 

UN'AMANTE PER OGNI SOSPIRO
"Eppure nessuno ha capito/che quando andavo a letto/scendevi dal solaio/e facevamo l'amore"
 

CLOCHARD
"E forse mandi/anche un orrevole odore/ma non più di certe bestie/chiamate uomini/che sono capaci di uccidere" 

 

I SANDALI
"Buttali in testa al Signore/che ci ha diviso il cuore"
 

NEI GIARDINI DEI POETI
"L'uomo per sé vuole le cose eterne/e non sa come dirlo all'altro/che non ha capito niente"
 

AMORE "Dio, Dio, sempre Dio/che sei più forte degli amplessi/e dei teneri amori/che fai crescere le fontane/…Tu sei un Dio di Amore"
 

E C'ERA UNA VOLTA
"Ombra e cammino e donna, furono soltanto catene"
 

L'ALBATROS
"Qualcuno mi ha tagliato la gola/per riderci sopra/ non so"
 

IL VIOLINISTA PIANGE
"Sentire il male che mi fai ogni giorno/sognarti e non vederti è per me/la più atroce delle croci"
 

SULL'ORLO DELLA GRANDEZZA
"Ad un certo punto/ti senti bello come Lucifero/e non sai che questa resurrezione/non è un'adolescenza/ma è la maternità della luce/che hai sempre avuto nel grembo"

 

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25 giugno 2010 5 25 /06 /giugno /2010 12:24

 

http://www.stefanobollani.com/public/Bollani_cov_CARIOCA300dpi%20%282%29_s.JPG

 

Stefano Bollani presenta “Bollani Carioca”, il progetto originale in cui affronta il repertorio meno conosciuto della musica brasiliana rileggendo autori storici dello choro e del samba, come Pixinginuha, Edu Lobo, Ismael Silva, Nelson Cavaquinho, Chico Buarque e affrontando
brani della nuova generazione di autori come Monica Salmaso e Ze’ Renato. L’idea del progetto nasce nel 2006 quando Stefano Bollani viene invitato con il suo quintetto, I visionari, a suonare al Tim festival di Rio de Janeiro. Da anni l’amico Alberto Riva, giornalista e esperto di musica, immagina con lui un disco con cui rileggere il repertorio carioca più raro mettendo il pianoforte di Bollani al centro del progetto, al posto del cantante. Contattato il sassofonista Ze’ Nogueira, al quale viene affidato il compito di mettere insieme il gruppo e organizzare la registrazione, ecco partire la nuova avventura. In tre giorni viene realizzato a Rio un disco uscito poi in tutte le edicole italiane in allegato con l’Espresso. Insieme con Bollani ci sono Mirko Guerrini e Nico Gori, i fiati de I visionari, insieme ad alcuni fra i più importanti musicisti brasiliani: Jorge Helder, Armando Marçal, Jurim Moreira e Marco Pereira.

 


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25 giugno 2010 5 25 /06 /giugno /2010 11:37

Aldo-Brancher.JPG

 

Lo andava ripetendo in ogni dove, il nostro ministro dell'Economia, che con questa solida maggioranza in Parlamento non ci sarebbero più stati "assalti alla diligenza" per correggere e ricorreggere le manovre finanziarie. Infatti ora tutti hanno le idee chiare. I sindaci e i governatori di Regione sono in rivolta. Il Partito Democratico oggi scende in piazza contro "una manovra ingiusta e sbagliata" e "per dare voce a tutti i protagonisti sociali colpiti dalle scelte del governo". Ieri sono stati presentati 2550 emendamenti in commissione Bilancio al Senato e quasi la metà sono della maggioranza. Alla faccia delle "poche e qualificate proposte di emendamenti" che da due anni a questa parte si sbandierano per sostenere il merito del non-assalto alla diligenza.
L'unica cosa sulla quale non si è avuto dubbi è l'istituzione del ministero per l'Attuazione del federalismo. Non basta il ministero delle Riforme affidato a Bossi per portare avanti la riforma federale. Ne serve un altro, tanto i sacrifici in tempo di crisi li fanno i cittadini, non i politici. Ecco allora il neoministro Aldo Brancher, ex dirigente Fininvest, noto a Di Pietro che durante Mani Pulite lo inquisì. Riuscì a salvarsi grazie alla depenalizzazione del falso in bilancio e la prescrizione per il reato di finanziamento illecito.
Ma ora sono molto più sicuro, perché questo tale, oggi indagato per ricettazione nello scandalo Antonveneta, dovrà occuparsi dell'attuazione del federalismo. Grazie anche al legittimo impedimento, che gli permetterà di far sospendere il processo a suo carico. Giusto lavorare in tranquillità.
Intanto del sostituto di Scajola, al molto meno importante ministero dello Sviluppo economico, non c'è traccia.

 http://ilpopolosovrano.splinder.com/post/22894850/un-ministro-impedito

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25 giugno 2010 5 25 /06 /giugno /2010 07:54

Il 15 giugno 2010 è una data che rimarrà con ogni probabilità nei libri di storia.
Il 15 giugno a Pomigliano la Fiat ratifica un accordo con alcune firme sindacali senza precedenti, ma con forti conseguenze per il futuro.
Innanzitutto si tratta di riportare in Italia la produzione della macchian Fiat Panda, dalla Polonia, rendendo possibile in due anni la reintegrazione degli attuali cassintegrati dello stabilimento. Una decisione che sembrerebbe nazionalista, quasi populista o patriottica. E invece no.



Se la storia ci insegna qualcosa, ci mostra che il cuore non va a braccetto con il capitale.

Fiat riporterà lavoro per 700 milioni di euro in Italia, e precisamente a Pomigliano (di Termini Imerese si continua a non parlare) se e soltanto se la Cgil e la Fiom ratificheranno l'accordo già firmato da Cisl Uil e Ugl (sindacati parenti di Napolitano, forse, vista la velocità con cui mettono nero su bianco senza pensare).
L'accordo firmato dai tre finti sindacati con Fiat prevede:

- nuovi turni di lavoro che portano l'operaio a lavorare obbligatoriamente per 48 ore settimanali con pause giornaliere di dieci minuti. Dieci minuti al giorno, nel mentre che ti stai facendo un culo così. Dieci minuti per pisciare, bere e fumare una sigaretta. Giusto il tempo di fare un tiro.

- abolizione del diritto di sciopero. Chi sciopera viene licenziato.

- eliminazione della retribuizione in caso di malattia per i primi tre giorni. In pratica ti ammali e non percepisci niente di niente per tre giorni. E a lavorare senza sosta 48 ore settimanali, ci si ammala. Di stress.

E' stato indetto un referendum, per chiedere ai lavoratori se vogliono tornare a lavorare seguendo l'intesa ratificata dai tre sindacati-pagliacci, e domani si voterà. In pratica la vera domanda che viene posta nel quesito è: vuoi tornare a lavorare o no? E la gente, in una repubblica fondata sul lavoro, dopo due anni di cassa integrazione, se voterà, voterà per il sì.



Le conseguenze saranno drammatiche. L'esportazione del modello Pomigliano su scala nazionale non è un'eresia. Mettetevi nei panni di un imprenditore, un imprenditore normale, non illuminato, magari il vostro datore di lavoro. Non appena letto che si può forzare a 40 ore di straordinario mensili i lavoratori, non appena letto che si può abrogare il diritto di sciopero, non appena letto che si può ridurre le pause e magari stringere il salario, cosa farà?

E' la globalizzazione, dicono. E hanno ragione. In pratica i capitali sono e saranno liberi di spostarsi in continuazione e facendo gola agli stati e ai loro interessi finiranno per vincolarne le scelte politiche e "sociali" eliminando di fatto la differenza tra un operaio cinese ed uno europeo; eliminando di fatto due secoli di lotte. Perchè pur di lavorare, migliaia di persone costrette alla fame e alla cassa integrazione da due anni, sono disposte ad accettare condizioni umilianti, degne delle fabbriche pechinesi.
Il tutto con il totale silenzio del governo, che guarda e approva.
Vediamo se adesso, operaio che hai votato lega o pdl, ti viene voglia di pensare. In gioco ci sono il tuo e il mio culo, non il loro, è chiaro adesso?

 

 http://riciardengo.blogspot.com/2010/06/pomigliano-operaio-di-seconda-mano.html

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22 giugno 2010 2 22 /06 /giugno /2010 09:40
Grandi opere, riforma fiscale, giustizia rapida, stato digitale, scuola moderna. Ecco l'Italia del 2010 garantita agli elettori (gonzi) da Berlusconi. E mai realizzata
(di Marco Damilano e Denise Pardo - l'Espresso)

Espresso Ponti, strade, porti e faraonici tunnel verso l'Europa. Uno Stato leggero, iper tecnologico, digitale. Un Parlamento finalmente snello. Una giustizia rapida con le norme riscritte da capo. E poi il Piano per il Sud, e soprattutto, la realizzazione dello slogan della vittoria, il lasciapassare per la Storia, la Rivoluzione Liberale. Via le tasse e, signore e signori, un Codice Fiscale Unico al posto di 3 mila leggi. Dopo Giustiniano e Napoleone, il Codex Berlusconi, uomo sobrio, cortese, animo bucolico e agreste.

Berluscone-checozzalone

Italia 2010, il paese che non c'è. Il paese dei sogni? No, il paese di Silvio. Quello che aveva garantito nel 2001 con il libro spedito alla vigilia della campagna elettorale nelle case degli italiani per presentare lo Stato che avrebbe costruito in dieci anni, a immagine e somiglianza della sua vita e della sua vis. Ben più che un programma, un album di famiglia, una tavola delle leggi, la proiezione di quello che sarebbe diventata l'Italia sotto la sua guida.

Il titolo, indimenticabile, "Una Storia Italiana". Dieci anni dopo, il Decennio si rivela per quello che è, una storia all'italiana: biografie candeggiate, promesse mirabolanti, progetti grandiosi. Tutto ancora da fare. "Prima della fine della legislatura arriveremo a un codice unico di norme fiscali", annuncia con l'aria di chi ne ha inventata una clamorosa il 9 giugno alla Confartigianato. Platea di personcine davvero educate o un bel po' smemorate. Infatti, la stessa scena si era ripetuta nello stesso posto due anni prima, e forse due anni prima ancora. Di certo era una delle cinque grandi missioni per cambiare il Paese. "Ecco l'Italia nuova, il progetto della Casa delle libertà, l'Italia del 2010", annunciava il cahier berlusconiano nella primavera 2001, quando Obama era solo un avvocato di Chicago, un caffè costava 800 lire e le Twin Towers erano ancora al loro posto. Invece del mondo nuovo, resta un diluvio di leggi ad personam, nessuna grande opera, solo se si escludono lifting e trapianti di capelli.

Per tutti gli altri gli anni sono passati (invano), lui si comporta come se fosse sempre ai blocchi di partenza, come se fosse l'Anno Zero di Silvio. Nel 2000 aveva decretato: via l'Irap, "che io chiamo imposta rapina". Al massimo due aliquote, una al 23 e una al 33, poi esenzione totale per famiglie con redditi bassi. Fatto e stampato. Ma qualcosa deve essere andato storto. Perché due mesi fa, il Presidente Annunciatore ha preso un altro impegno solenne: "La prima cosa che faremo sarà pensare alle famiglie numerose". E la seconda? Indovinate: via l'imposta rapina. Peccato che, ha fatto sapere Giulio Tremonti, costi almeno 40 miliardi di euro e serva a finanziare la sanità. Un dettaglio per il Cavaliere: quando andrà al governo, allora sì che vi farà vedere come si fa. Nell'attesa, le due aliquote sono rimaste nel libro dei sogni: "Le faremo entro la fine della legislatura", ha ribadito il 27 marzo, "come da me immaginato nel '94".

Berlusconi-cazzate
Il Cazzaro di Arcore

Appunto, l'immaginazione al potere. "Meno tasse uguale più investimenti uguale meno disoccupazione uguale più ricchezza", recitava a inizio decennio. Al termine del decennio l'equazione è esattamente invertita: più disoccupazione, meno investimenti e la pressione fiscale in aumento: nel 2009 è salita al 43,2, tre punti sopra la media europea, "caso unico tra le grandi economie", sottolinea perfino il compassato Istat. Beh, almeno un record è stato raggiunto.

Grandi opere nel 2000? Grandi opere nel 2010. Le stesse. Per forza, non sono state mai fatte. Eh sì che non si è mica stati con le mani in mano. Prendiamo la grande opera per eccellenza, il Ponte sullo Stretto di Messina: "I lavori sono già partiti con puntualità", ha dichiarato orgoglioso il ministro Altero Matteoli, otto anni dopo il primo decreto. Peccato che non sia vero, il cantiere non è stato ancora aperto, si comincia solo a lavorare, forse, sulla linea ferroviaria di Cannitello. A furia di annunci, il ponte è diventato la cattedrale al governo del non fare. Come la Salerno - Reggio Calabria: il Dpef 2002 del governo Berlusconi giurava che l'ampliamento sarebbe terminato nel 2006, in tempo per le elezioni. Ora si punta al 2013: altro anno elettorale. Il Mose di Venezia: prima pietra nel 2003, ora a fatica a metà strada avendo già consumato quasi tutto lo stanziamento: 3,2 miliardi di euro già spesi su 4,2. La sola infrastruttura portata a termine è l'ampliamento by Anemone del patrimonio immobiliare dell'ex ministro Pietro Lunardi, l'uomo dei tunnel. Un professionista delle ristrutturazioni: le sue.

In sala d'attesa anche il Meridione. "Attuazione del Piano per il Sud, chiave di volta dello sviluppo nazionale", proclamava Silvio nel programmone. Per nove anni non se n'è saputo più nulla. Si è via via trasformato in una svaporata Banca per il Mezzogiorno e in una cabina di regia per i fondi europei. Poi, nell'estate 2009, la bomba: "Il piano è pronto". Decennale, ancora una volta: da qui al 2020, il rinascimento meridionale è assicurato. A dare il definitivo annuncio, il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola: "Il Piano Berlusconi sarà pronto entro poche settimane", avvisa a metà 2009. "Entro la fine dell'anno", corregge a settembre. "Entro l'estate", ritorna sul luogo del delitto il 28 aprile. Le ultime parole: due giorni dopo si è dimesso da ministro.

Una-storia-italiana Italia 2010: nessuna "rivoluzione copernicana" all'orizzonte. Non si può dire lo stesso di Silvio 2010. O dieci anni fa non l'hanno raccontata tutta. Oppure quest'uomo è cambiato. Nel 2001 vagheggiava sui libri de chevet come "il Disprezzo del mondo" di Erasmo da Rotterdam, "Lo spaccio della bestia trionfante" di Giordano Bruno e i Mistici (sì, i mistici!) medievali: proprio il genere di testi da palinsesto del Biscione. La settimana scorsa a Parigi, ha rivelato la nuova fonte di ispirazione: "La sera leggo i Diari di Mussolini". Questa volta, il testo lo sta assorbendo bene. Dieci anni fa, indicava il trio di intellettuali di riferimento: Giuliano Ferrara, Paolo Guzzanti e Ferdinando Adornato (neanche una riga invece su Bossi, Fini e Casini). Oggi l'Elefantino si annoia. Adornato è finito nell'Udc, disperso, in quel mondo che definiva di "uomini cinici senza qualità". Guzzanti è un fiume in piena contro "il priapismo e cesarismo di Brianza". Al loro posto il professore di chiara fama Gaetano Quagliariello, il martire occidentale Renato Farina e, in primis, l'estensore materiale della Storia italiana: da coordinatore redazionale a ministro della Cultura, la corroborante parabola di Sandro Bondi. Ecco uno che in questi dieci anni ha svoltato, dopo aver cantato il culto per la famiglia e la dedizione del Cavaliere verso i suoi cari, Veronica, figli di primo e di secondo letto:" Adora fare il marito e il papà, autentici momenti di felicità" strappati "al lavoro alla scrivania fino alle due e mezzo".

Eh, lavoro. Scrivania. Il paese non è cambiato, ma le notti del condottiero di Arcore si sono vivacizzate: spettacolini, farfalline, abitini, letterine, meteorine. E lettoni, però. Dalla foto di gruppo esce Veronica, passa Noemi, entra Patrizia D'Addario, spuntano nel Pdl fisioterapiste, infermiere, igieniste dentali, e ora, in via del divorzio numero due, chi lo tiene? In Abruzzo, educato: "Posso palpare la signora?". Il 2 giugno, a fianco di Giorgio Napolitano, manca poco che fischi come un marinaio che non tocca terra da mesi e che salti la barriera vip in preda a un virile e molto gesticolante entusiasmo al passaggio di una avvenente crocerossina. A Sofia: "Da quando sono scapolo ho la fila dietro la porta". Chissà i prossimi dieci anni, una storia italiana cosa riserva.

Manca all'appello qualcosa? Lo Stato on line, ancora in stand by. La scuola delle tre I, Inglese, Internet, Impresa, difficile da attuare con 25 mila docenti, post cura Gelmini, senza cattedra da settembre. Sbandierava risorse per le forze dell'ordine, "da dotare di mezzi e tecnologie", nel 2001, ma sulla Finanziaria 2009 perfino il ministro Roberto Maroni si schierò con i poliziotti senza stipendi e benzina. E la Grande Riforma Istituzionale: "Attribuzione ai cittadini del diritto di scegliere i governanti!", promise Silvio dieci anni fa, e invece è arrivato il Porcellum e quel poco che si poteva scegliere, con le liste bloccate è bello che andato. E "il dimezzamento del numero dei parlamentari". Mai avviato, peggio che posare la prima pietra a Messina.

Berlusconi-mitologico-culo Il meglio di sé il Cavaliere in questi dieci anni l'ha dato su giustizia e informazione. Nuovo codice penale, nuovo codice civile, riforma della giustizia, 39 leggi ad personam sbandierava al punto di partenza. E qualche giorno fa, il ministro Angelino Alfano non si è fatto cogliere impreparato: "La riforma della Giustizia? A settembre si fa, sono pronto". E ci mancherebbe, dopo solo dieci anni che ne parlano. Molto più rapidi i berluscones si sono rivelati nella giustizia creativa quando in ballo c'è il corpo del capo, anzi del reato: che spaziano dal legittimo impedimento alle Cirami-Cirielli-Schifani-Alfano, dalla Gasparri all'ultimo ddl sulle intercettazioni. Il ddl sulla corruzione? Insabbiato: eppure era l'unico che serviva davvero, visto il prosperare del ramo corruttori & concussori, certificata dalla Corte dei conti: corruzione più 229 per %, concussione più 153 nell'ultimo anno. Finalmente, un settore del fare.

Libertà di opinione e di espressione, predicava allora. Nell'Italia 2010, l'obiettivo si è trasformato nel bavaglio all'informazione, e nella minaccia di non firmare, lui proprietario di Mediaset diventato con l'interim dello Sviluppo Economico, anche ministro della televisione, il contratto di servizio con la Rai troppo faziosa ("Era una battuta", si sono affrettati a comunicare da Palazzo Chigi). Nonostante lo sbarco a viale Mazzini, di uomini di totale fiducia, dal dg Mauro Masi a quello del Tg1 Augusto Minzolini. "La libertà è come una corda tesa che non si spezza d'un colpo, ma si allenta, si infeltrisce, diventa infine libertà condizionata, libertà che non c'è più". E su questo, ce la mette tutta per non deludere. "Il nostro è un partito dei valori e dei programmi", sosteneva, "il contrario dei vecchi partiti che considerano il programma carta straccia". Lui no, se ne guarda bene. Non mettendolo mai in pratica, torna sempre utile. E sempre come nuovo.

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20 giugno 2010 7 20 /06 /giugno /2010 13:31

http://www.massimofalascone.com/hd/files/scheletri-danzanti.jpg

 

Al momento del trasferimento nell'ossario, dopo l'ispezione ventennale, alcuni dipendenti comunali di Staglieno addetti alla tumulazione rubavano denti d'oro, protesi ortopediche in titanio e persino lo zinco delle bare.

Sembra che denti d'oro fossero rivenduti presso un giro di dentisti e reinstallati ai clienti vivi. La direttrice del comune di  Staglieno ha spezzato una lancia a favore di questi impiegati, evidenziando il potenziale abbrutimento psicologico conseguente ad un tipo di lavoro così pesante fatto di confronto quotidiano con la morte senza alcun supporto e senza rotazione del personale.

Ma ci sarebbe anche da dire che siamo immersi in una congiuntura economica internazionale tristissima dove la Grecia piange e al Portogallo poco manca, dove alle famiglie, agli operai, agli insegnanti, ai ceti medio bassi, tutti ancora perfettamente vivi,  viene richiesto di tirare la cinghia.

Forse la "vision pratica" dei becchini di Genova non è lontana dalla"vision creativa" dell'amministratore delegato del gruppo Fiat. In tempi di globalizzazione dell'economia e di forte competizione dei mercati emergenti occorre ingoiare rospi e livellarsi verso il basso rinunciando a tanti diritti acquisiti, pur se conquistati con il sangue, e rimuovendo dalla memoria gli insegnamenti del taylorismo, del fordismo e postfordismo. Marchionne si è definito un manager del Dopo Cristo. Tutto ciò che è prima di Cristo non lo riguarda. E allora, se in questa era Marchionniana i grandi manager e i ministri dell'Economia chiedono, o meglio impongono, agli operai, agli insegnanti, ai dipendenti, alle donne pensionande tanti sacrifici come quelli di restituire ai loro datori di lavoro i loro "beni" e "gioielli" e cioè il diritto di sciopero, il rinnovo dei contratti collettivi, l'erogazione automatica del Tfr, le tutele della malattia, l'età pensionabile, come si fa a non giustificare quegli operai tumulatori del cimitero di Staglieno che, nel loro piccolo, hanno pensato di chiedere, o meglio imporre, simili sacrifici anche ai tumulati?

Probabilmente, ispettori e tumulatori hanno pensato di fare la loro manovra economica colpendo scheletri mineralizzati che sarebbero finiti nell'ossario portandosi dietro oro, titanio e zinco. Solo Dio o i filosofi postmoderni si pronunceranno un giorno per giudicare quale delle tre manovre sia stata la più blasfema e iniqua, se quella di Tremonti, di Marchionne o dei becchini di Genova.   

Domenico Ciardulli

 

 http://www.ciardullidomenico.it/ARTICOLI/becchini_di_genova.htm

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20 giugno 2010 7 20 /06 /giugno /2010 13:04

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“Vorrei che un libro fosse un’ascia che infrange il mare ghiacciato della nostra coscienza

 

 

Ho imparato in questo mestiere che chi comanda non solo non si ferma davanti a ciò che noi definiamo assurdità, ma se ne serve per intorpidire le coscienze e annullare la ragione”.

 

Trovarsi d'accordo non sempre significa condividere una ragione, la cosa più abituale è che un gruppo di persone si riuniscano all'ombra di un'opinione come se fosse un parapioggia”.

 

 

Se non siamo capaci di vivere globalmente come persone, almeno facciamo di tutto per non vivere globalmente come animali. “

 


 


Vengano infine

 

Vengano infine le alte allegrie,
le ardenti aurore, le notti calme,
venga la pace agognata, le armonie,
e il riscatto del frutto, e il fiore delle anime.
Che vengano, amor mio, perché questi giorni
son di stanchezza mortale,
di rabbia e agonia
e nulla.

 


 

 

Qui nel cuore, forse o meglio ancora

 

Qui nel cuore, forse, o meglio ancora:
una ferita inferta col coltello,
da cui sfugge la vita, sperperata,
in tutta la coscienza ci ferisce.
Desiderare, volere, non bastare,
disillusa ricerca del motivo
che spieghi il nostro esistere casuale,
questo è che duole, forse qui nel cuore
.

 

 


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20 giugno 2010 7 20 /06 /giugno /2010 09:42

http://images.zeit.de/kultur/literatur/2010-06/roberto-saviano/roberto-saviano-540x304.jpg

 

[Die Zeit]


Roberto Saviano e altre personalità note per il loro impegno contro la mafia si sentono usate da un editore tedesco – di Petra Reski


«Saviano ingannato» ha titolato Il Fatto Quotidiano, nuovo giornale italiano espressione dell´opposizione extraparlamentare in Italia. Ma è in Germania che lo scrittore Roberto Saviano (Gomorra) si sente raggirato. È appena uscito per la casa editrice Edel Earbooks di Amburgo un ricco volume fotografico, Malacarne. Vivere con la mafia. Insieme alle fotografie del bolognese Alberto Giuliani il «toccante documento di un´epoca» (come recita la pubblicità dell´editore) si avvale del contributo dei testi di Saviano e altre personalità note per il loro impegno contro la mafia – ma anche di due cd della Musica della Mafia. I testi di questa presunta «musica popolare da diverse regioni del Suditalia» sono documentati in italiano e tedesco, come la canzone sull´attentato di mafia contro il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel 1982: «Hanno ammazzato il generale / non ha avuto tempo nemmeno per pregare / così fu mandato velocemente al Padreterno / La mafia è una legge criminale che ti lascia in pace finché vuole / ma se la stuzzichi / arriva il momento che si muove».

Saviano, la deputata Rita Borsellino, sorella di un magistrato ucciso dalla mafia, Nicola Gratteri, procuratore di Reggio Calabria e inquirente nella strage di Duisburg, insieme all´esperto di mafia Francesco La Licata – nessuno di loro sapeva che i loro testi sarebbero stati accompagnati dalla Musica della Mafia, altrimenti non li avrebbero messi a disposizione del fotografo. Perché la Musica della mafia, prodotta dal fotografo calabrese Francesco Sbano, che vive da tempo ad Amburgo, viene considerata folklore romantico solo in Germania; in Italia è stato già da tempo diffusamente documentato che si tratta invece di una pericolosa campagna di propaganda (vedi Die Zeit nr. 16/09). Immediatamente i famosi autori hanno preso le distanze dall´indesiderata compagnia: «Ci è stato chiesto un contributo editoriale per un libro fotografico. Ma nessuno ci ha avvisato della decisione di distribuire il libro con i canti di
malavita, canzoni neomelodiche che inneggiano alla `ndrangheta e alla camorra e che addirittura arrivano a deridere il sacrificio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Da alcuni anni si sta cercando di mettere in campo una sofisticata operazione culturale per accreditare la `ndrangheta come modo di essere piuttosto che come organizzazione criminale.»
Una sorta di interpretazione secondo cui non è possibile dissociare la `ndrangheta dalla cultura calabrese. La stessa operazione è in atto da tempo anche in Campania. È opportuno prendere le distanze da questa strategia mediatica per evitare di confondere le vittime e le battaglie antimafia con iniziative ambigue e discutibili. La nostra storia e il nostro lavoro non possono essere accostati a operazioni come quelle dei canti di malavita che legittimano una sorta di valutazione o esaltazione dei comportamenti `ndranghetisti e camorristi”.

Il fotografo Giuliani si mostra stupito. Lui stesso non avrebbe saputo che al suo libro sarebbero stati allegati i cd che presumibilmente «danno una forte impressione del carattere, della bellezza e della semplicità di regioni» del Mezzogiorno, come si legge nel prospetto dell´editore. Stupito si mostra anche il direttore generale della Edel Earbooks, Jos Bendinelli-Negrone. Dalla sua casa editrice, come il nome già dice, verrebbero divulgati solo libri con cd. E chi vuole far credere che il libro con i due cd della Musica della mafia allegati sia un atto di apologia della mafia, verrebbe immediatamente da lui querelato. Su pressione degli autori coinvolti il libro non sarà per ora commercializzato in Italia, dice il genovese Bendinelli-Negrone, che sottolinea l´espressione «per ora», e preferirebbe non leggere il suo nome su un giornale in questo contesto. Tuttavia il libro si continuerà a vendere in Germania, ma gli autori coinvolti chiedono che il libro sia commercializzato in Italia e in Germania ma senza i cd. Oppure ritireranno i loro testi.

[Articolo originale "Mogelpackung" di Petra Reski]

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