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27 maggio 2009 3 27 /05 /maggio /2009 10:48



Un libro-inchiesta è appena stato pubblicato in Italia. “Evasori” descrive la diffusione dell’evasione fiscale nel paese. Un vero e proprio sport nazionale.

Roma,

La guardia di finanza ha annunciato questo giovedì la scoperta di 5.246 imprese di costruzione che hanno effettuato nel 2006 lavori di ristrutturazione senza dichiarare un solo euro di guadagno… questo nuovo esempio va ad arricchire il dibattito che anima attualmente la penisola che si interroga, come tutti i paesi industrializzati, sui metodi per lottare contro la frode fiscale.
A quanto ammonta in Italia? “Ogni anno cento miliardi di euro, equivalenti al 7% del PIL, vengono sottratti al fisco”, sostiene il giornalista economico Roberto Ippolito, in un libro molto documentato che gli ha richiesto un anno d’inchiesta. Titolo esplicito: Evasori.

Le cifre che propone “senza che siano mai state smentite” mostrano l’ampiezza del fenomeno. Certi fatti sono chiaramente assurdi. Due milioni di case nascoste al fisco, secondo fotografie aeree realizzate dal servizio del catasto. Tre milioni di persone lavorano in nero, senza bollettini di paga, né assicurazioni, né contributi. Un buon terzo dell’IVA non viene mai dichiarato. Nel porto di Napoli, il 60% delle merci - quasi tutte provenienti dalla Cina - sono sbarcate senza passare la dogana. A Lugano, i beni italiani versati nelle banche, sono stimati a 270 miliardi di euro. A Monaco sono domiciliati sette mila italiani, ma ben pochi vi risiedono. In Liguria, il 96% dei professionisti controllati dal fisco non è in regola. La provincia di Perugia conta 30.840 macchine di lusso, ma solamente 2.271 contribuenti dichiarano più di centomila euro di reddito….

Clienti fittizi

La creatività non ha limiti: un gioiellere di Genova ha venduto ogni 15 giorni due o tre Rollex agli stessi clienti fittizi domiciliati fuori dall’Europa. Un modo per non pagare l’IVA. A Brindisi un’agenzia d’interim ha assunto 430 persone senza aver compilato alcuna dichiarazione d’imposta. A Roma è il caso di due ditte di pulizie con 1.500 impiegati. A Treviso, un commerciante “indigente” agli occhi del fisco possiede possedeva uno yacht da 360.000 euro, una grossa BMW e tre appartamenti in affitto. A Roma, il “re dei frigoriferi” ha guadagnato, grazie a dei prestanome, 180 milioni di euro all’anno e possiede un splendido appartamento con terrazza. Ma non conosceva l’indirizzo del suo esattore. Senza contare il numero di pompe funebri che hanno sotterrato gratuitamente i loro clienti, a quanto risulta dai loro libri contabili.

E per quanto riguarda i registri delle camere di commercio, rivelano l’esistenza di 3.329 ristoranti senza tavoli, né cucina, 480 farmacie senza reparti, 555 lavanderie senza lavatrici e 17 società di taxi….senza taxi.
Tutto sembra fatto per incoraggiare questo fenomeno. In nome della “semplificazione amministartiva”, il governo di Silvio Berlusconi ha soppresso l’obbligo per i commercianti di tenere aggiornati i registri dei clienti e dei fornitori. È anche possibile emettere assegni fino a 12.500 euro senza doverne identificare il beneficiario. E nell’ambito del commercio, il 90% dei pagamenti si fa ancora in contanti, senza emissione di fattura o di scontrino.
Si capisce così la mole del lavoro che attende il governo, se vuole occuparsi della lotta alla frode fiscale.

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27 maggio 2009 3 27 /05 /maggio /2009 10:25

«Ho deciso di fondare un partito. Se non entro in politica vado a finire in galera e fallisco per debiti».

 

 

 

Questo è ciò che disse Silvio Berlusconi nell’estate del 1993 a Indro Montanelli, fondatore e direttore de «Il Giornale», chiedendogli di trasformare il giornale in un organo del suo nuovo partito, che si sarebbe chiamato Forza Italia. Montanelli, uno dei più autorevoli giornalisti che l’Italia abbia avuto, rifiutò e pochi mesi più tardi, sotto forti pressioni, fu costretto a dimettersi. Da allora, fino alla sua morte nel 2001, non ha cessato di denunciare il berlusconismo, un fenomeno che considerava più pericoloso anche del suo stesso leader Berlusconi, in quanto porta gli italiani ad accalcarsi sotto al «balcone» del Messia. Montanelli paragonava spesso Berlusconi a Mussolini e gli piaceva ripetere una frase di quest’ultimo: «Come si fa a non diventare dittatori in un paese di servi?».

Il berlusconismo è quindi un fascismo contemporaneo? No, risponde Marco Bellocchio, che partecipa quest’anno per la sesta volta a Cannes con il film Vincere. Il fascismo neutralizzava i suoi avversari con la violenza e proibiva la libera espressione, dice il regista sessantanovenne a Libération [quotidiano francese, N.d.T]. Oggi le elezioni sono libere, ma si tratta di una libertà condizionata. Berlusconi si presenta come un buon papà. Gestisce una democrazia autoritaria e offre una nuova ed unica cultura: la televisione commerciale, modello Berlusconi. La mediocrità predomina ovunque e i giovani non possono distinguere tra la realtà e ciò che vedono in televisione. Berlusconi può essere teoricamente in linea con i valori di libertà e di tolleranza, ma in pratica imita ciò che viene trasmesso in televisione.

Ciò che manca in Italia, come diceva Tacito, non è la libertà, ma la gente libera. Poche persone oggi osano mettersi contro Berlusconi e i pochi che lo fanno sono di solito persone di ottima reputazione e di una certa età, che non temono ritorsioni. Come era Montanelli. O persone che non vivono in Italia e che quindi non possono avere un coinvolgimento diretto nelle questioni politiche. Secondo Laurent Joffrin, direttore di Libération, Berlusconi somiglia sempre di più a Putin. Controlla l’informazione, vuole controllare tutto, soffoca qualsiasi critica, qualsiasi opinione contraria. Non è un dittatore, assomiglia più ad un tiranno comico che usa le battute e le risate per nascondere ai cittadini il suo conflitto di interessi e la sua mancanza di integrità. Si tratta di un clown pericoloso, simile al mitico Ubu re, il personaggio teatrale creato da Alfred Jarry alla fine del 19° secolo.

Come è noto, Jarry è morto per il troppo vino, l’assenzio e l’etere. Ma la sua opera sembra abbia già ottenuto l’immortalità.

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27 maggio 2009 3 27 /05 /maggio /2009 10:15

Niccolò Ghedini, il divorzista personale di Berlusconi, è in segreto il ministro della giustizia italiano - nel bel mezzo della crisi

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Dopo dieci mesi di disoccupazione, a lui stesso riconducibile, Niccolò Ghedini ha di nuovo un lavoro. Nel bel mezzo della crisi, da intendersi sia da un punto di vista economico globale sia da un punto di vista personale, Ghedini assiste il 72enne signor Silvio Berlusconi nella causa di divorzio contro la signora Miriam Bartolini (di anni 52), in arte Veronica Lario. In realtà sarà certamente la sorella maggiore di Ghedini, Ippolita, a patrocinare la causa presumibilmente “miliardaria”; lei è civilista esperta di diritto di famiglia, il fratello penalista. Ma la regia sarà di Niccolò. In tribunale come in parlamento.

La storia della disoccupazione di Ghedini era uno scherzo. Uno dei tanti con cui Silvio Berlusconi ogni volta, con grande leggerezza, tenta di passar sopra a faccende che lo vedono sull’orlo di un baratro. L’osservazione risale al luglio dello scorso anno; il parlamento aveva appena deliberato che i politici ricoprenti le più alte cariche dello stato avrebbero dovuto essere preservati da ogni procedimento penale per tutta la durata del loro mandato. Cinque anni prima era fallito il primo tentativo in questa direzione per mancata legittimità costituzionale. Ora però sia il capo del governo sia il suo avvocato avevano raggiunto l’obiettivo. All’ultimo minuto Berlusconi aveva scongiurato il pericolo di essere condannato a sei anni di reclusione per corruzione di testimoni. Ma c’è di più: si era conclusa la lotta, che si protraeva da 14 anni, tra Berlusconi e la giustizia. “Mi dispiace per Ghedini,” dichiarò Berlusconi: “ora non ha più niente da fare”. Ma in questo si sbagliava.

Niccolò Ghedini è più che un avvocato. Questo quarantanovenne, originario di Padova e appartenente ad una famiglia di giuristi con una tradizione alle spalle lunga quattrocento anni, dal 2001 siede per Berlusconi anche in parlamento. Esteriormente Ghedini è l’esatto opposto del suo capo: alto di statura, molto magro e laddove Berlusconi si sforza di sprizzare allegria da tutti i pori, da Ghedini, costantemente di cattivo umore, non ci si può attendere altro che un freddo glaciale.

Nella precedente legislatura berlusconiana Ghedini tentò di tutto affinché i processi contro Berlusconi andassero così tanto per le lunge da arrivare alla prescrizione; in parlamento è lui che ha escogitato quei cambiamenti legislativi che in linea di massima rendono impossibile procedere penalmente contro il suo capo. Ghedini sta dietro a quella che Berlusconi ha spacciato per una “grande riforma della giustizia”, che in ultima analisi è servita a mettere il guinzaglio ai pubblici ministeri. Ad oggi Ghedini è da considerarsi come il vero ministro della giustizia italiano. Una delle sue ultime idee è stata quella di stralciare le parole “senza ritardo” da un articolo del codice di procedura penale e di rafforzare in questo modo il controllo sulla giustizia.

Fino ad ora era la polizia che, non appena acquisita la notizia di reato, “senza ritardo” doveva riferire al pubblico ministero, che poi, “soggetto soltanto alla legge”, conduceva gli ulteriori accertamenti; in futuro si dovrà prima decidere nell’ambito della gerarchia di polizia, soggetta a superiori disposizioni, quando e se il pubblico ministero verrà informato. Quest’ultimo perde anche la conduzione delle indagini di polizia.

Berlusconi, a quanto pare, paga bene: nello scorso anno Ghedini ha dichiarato un reddito di 1,22 milioni di euro; il piu’ alto tra i 335 senatori. Ma l’avvocato viene anche utilizzato sul terzo fronte berlusconiano: nei rapporti con la moglie. Già due anni fa, quando Veronica Lario pretese delle scuse da suo marito per le sue scappatelle, fu Ghedini ad annunciare che il caso era chiuso. Oltre al “grosso bacio”, che Berlusconi aveva impresso sulla sua lettera di scuse, dietro la sceneggiata per i media ci sono stati ancora altri sforzi in direzione di una tregua.

Nel luglio 2008 poi, qualche tempo dopo esser divenuta di dominio pubblico un avventura galante del capo del governo con una annunciatrice televisiva e dopo che Veronica Lario minacciosa aveva preteso “la verità”, i lettori italiani di riviste di gossip hanno visto i due coniugi mano nella mano, mentre passeggiavano tranquilli sul lungomare di Portofino. Non c’è dubbio: si inscenava lo spettacolo della perfetta felicità familiare, da una parte c’era la star Silvio, dall’altra l’attrice professionista Veronica. Che Ghedini possa aver contribuito a questa messa in scena i media italiani lo danno quasi per certo.

Quest’anno, in questa stagione teatrale, una conciliazione tra le parti nell’ambito della famiglia non gli è riuscita. Per questo Ghedini esce allo scoperto: compare in televisione. E di nuovo, da navigato professionista, interpreta il ruolo del difensore di Berlusconi. Questa volta dinanzi al tribunale degli elettori. Essi emetteranno la loro prima sentenza tra meno di quattro settimane: in occasione delle elezioni europee.

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26 maggio 2009 2 26 /05 /maggio /2009 18:11
La pratica della tortura sui prigionieri appartenenti ad AL-QAIDA non fu’ sviluppata da appartenenti al governo di Washington ma da privati cittadini esperti in tali metodologie, i quali, previo lauto compenso giornaliero, portavano avanti il programma personalmente nelle prigioni segrete americane della CIA.

La nuova vita di James Mitchell comincia ogni mattina con il solito rituale : va a correre,vestito con i suoi pantaloncini Adidas, maglietta nera attillata cosi’ da mettere in evidenza i muscoli e l’iPod alle orecchie.

Dopodichè sale sul suo fuoristrada e ritorna nella sua villa da 2 milioni di dollari in Florida.

Villa costruita in stile “fazenda”, con colonne e palme all’ingresso,nel bel mezzo di una riserva controllata a vista da bodyguard e camere a circuito chiuso, naturalmente solo per miliardari. Nel garage ci sono 4 auto, dietro al fuori strada una mountainbike da 5 mila dollari. Mitchell 50 anni abbronzato,capelli brizzolati, barba ben curata,occhiali da sole all’ultimo grido si allena 2 ore al giorno, lo sport ha per lui un ruolo molto importante,nella sua nuova vita sotto il cielo blu della Florida. Mitchell e’ l’uomo che per il governo di Gorge W. Bush svillupo e condusse il programma “ SPECIALI TECNICHE DI INTERROGATORIO” che lo stesso presidente americano autorizzo nell’estate del 2002. In verita’ Mitchell lavorava ad un programma per l’insegnamento alla tortura e il suo datore di lavoro era la CIA.

I servizi segreti americani hanno gia’ fatto nella loro storia cose che dapprima si vantavano ma successivamente hanno dovuto vergognarsene ma adesso e’ ancora piu’ chiaro che questo delle torture e’ il capitolo piu’ nero del governo Bush.

Preparazione e monitoraggio di questi interrogatori furono dati ad una società di sicurezza privata diretta da James Mitchell e il suo socio Bruce Jessen.

Fu’ cosi che il governo Bush ingaggiò due anonimi psicologi che nella loro vita non avevano ancora avuto a che fare con gli interrogatori dei prigionieri di AL-QAIDA,due dilettanti quindi.

WASHINGTON, DICEMBRE 2001.

Tre mesi dopo l'11 settembre, Bush ha dato l’incarico alla CIA di condurre gli interrogatori di importanti capi di AL-QAIDA, la stessa CIA non avendo abbastanza esperienza su questi casi chiese sostegno al ministero della difesa e in particolare modo al JOINT PERSONNEL RECOVERY AGENCY, che aveva il compito di istruire i soldati americani nel caso in cui fossero caduti prigionieri del nemico , soldati che partecipavano al SERE-TRAINING, la sigla SERE sta’ per : SURVIVAL-EVASION-RESISTANCE-ESCAPE. Il metodo consisteva nel preparare i soldati alla sopportazione della prigionia e eventuali torture, metodi gia sperimentati nella guerra di Korea. I soldati americani che partecipavano al SERE-TRAINING venivano sottoposti a prove estreme,denudati e sottoposti a estreme temperature, chiusi in una stanza con musica ad altissimo volume, scagliati contro le pareti, restare fermi immobili in scomodissime posizioni e anche con il “waterboarding” il tristemente famoso metodo di annegamento simulato.

L’aiuto chiesto dalla CIA su nuovi sistemi di interrogatori giunge alle orecchie anche di James Mitchell che per anni aveva lavorato come psicologo al ministero della difesa americano nello sviluppare il metodo SERE,lavoro che gli aveva procurato fama e soldi come afferma il tenente dell’AIR-FORCE Steven Kleiman : “se lui fosse rimasto con noi si sarebbe potuto dire che fece molto per il suo paese, purtroppo poi, nessuno lo ha piu’ fermato”.

Quando Mitchell apprese dell’ aiuto della CIA, non lavorava gia’ piu per i militari, aveva formato finalmente una propria società.la Knowledge Works,una meglio non specificata attività che si offriva di aiutare qualsiasi avesse un problema.

SPOKANE/WASHINGTON STATE,INIZIO 2002.

All’inizio del 2002 Mitchell contatto’ un suo vecchio collega, anche lui psicologo, che partecipo allo sviluppo del metodo SERE. Bruce Jessen 50 anni,sposato e padre di un bambino, come Mitchell fervente mormone.

Mitchell chiese aiuto a Jessen, il quale doveva procurargli documenti che i soldati americani trovarono i Afghanistan nei quali si descriveva i sistemi di addestramento degli appartenenti ad AL-QAIDA.

I due cosi progettarono una prima bozza che prevedeva come punti saldi negli interrogatori l’applicazione del famigerato “ waterboarding”, si buttarono con tanto fanatismo nel progetto che un loro ex-collega gli descrisse come “indemoniati”,partecipare alla guerra contro il terrorismo era per entrambi il massimo. Presentarono cosi alla CIA il loro progetto in Aprile.

E la CIA? Lo accolsero con entusiasmo, si doveva ora solo cercare la via piu’ legale per adottare questi nuovi sistemi.

FAISALABAD/PAKISTAN,28 MARZO 2002.

In una casa in periferia agenti dell’FBI assieme alla polizia pakistana arrestano Abu Subeida appartenente ad AL-QAIDA,secondo le loro informazioni avrebbe dovuto essere il n.4 nella gerarchia del gruppo terroristico. Il suo arresto provoca pero’ un po’ di nervosismo in seno al governo americano non sapendo come comportarsi nei suoi confronti, in ambito legale,per ottenere informazioni sui capi di AL-QAIDA. Si susseguirono molti incontri tra le cariche piu’ importanti dello stato,tra cui,il presidente Bush,il suo vice Cheney, Condoleeza Rice e il capo della CIA,Tenet.

Tenet affermo’ in questi incontri che l’unico sistema valido per cercare di carpire segreti riguardanti eventuali piani terroristici,fosse il sistema SERE, piu’ volte anche sperimentato sugli stessi soldati americani.Qualcun’altro cerco’ di persuadere il governo nell’applicazione del sistema di interrogatorio SERE,come il tenete dell’AIR FORCE, Daniel Baumgartner, il quale sosteneva che il programma avrebbe potuto provocare l’effetto contrario,cioè provocare nei prigionieri uno spirito di ribellione ancora piu’ forte.

Un giorno dopo l’arresto di Abu Subeida,James Mitchell chiude la sua ditta,Knowledge Works e assieme al nuovo socio Bruce Jessen ne fonda un’altra,la Mitchell Jessen & Associates diventando partner dellaCIA a 1000 dollari al giorno di onorario.

CIA- PRIGIONI SEGRETE IN TAILANDIA, APRILE 2002.

Pochi giorni dal suo arresto,Abu Subeida viene portato in una prigione segreta della CIA in Tailandia,accompagnato da agenti dell’FBI, tra i quali Ali Soufan, di origini libanesi, musulmano, emigrato da molti anni negli Stati Uniti.

Ali Soufan e’ sempre stato un acceso sostenitore della strategia adottata dall’FBI, la quale prevedeva che al posto delle torture fosse piu’ redditizio instaurare un rapporto di fiducia col prigioniero al fine di ottenere piu’ informazioni. Comincia cosi’ a curargli le ferita provocate al momento del suo arresto,un giorno trovandolo nudo nella sua cella gli porta dei vestiti, gli fa’ credere di conoscere dati sulla sua famiglia e sua madre in tal modo da ottenere la sua fiducia. Per molti anni Ali Soufan cerca di far capire alle alte sfere che il sistema SERE non produce alcun effetto,al contrario il suo sistema otteneva sempre maggiori successi.

Un giorno Soufan mostra a Abu Subeida alcune foto di apparteneti ad AL-QAIDA, tra le quali quella di Chalid Mohammed e nel riconoscerlo afferma che fu’ lui l’organizzatore dell’attacco dell’11 settembre, grande succeso dell’agente dell’FBI.

Inaspettatamente pero’ il governo si appropria il merito facendo sapere che il successo dell’operazione e’ merito dei nuovi sistemi SERE.

Pochi giorni piu’ tardi si incontrano in Tailandia alcuni agenti della CIA tra i quali James Mitchell, l’ideatore del nuovo sistema di “interrogatori”, il quale ordina di inasprire le torture nel caso in cui il prigioniero non avesse ulteriormente collaborato. Ne nasce una accesa discussione tra i due,Soufan vuole sapere chi ha autorizzato certi sistemi, Mitchell risponde che gli ordini vengono dall’alto e che lo stesso presidente Bush aveva legalizzato il tutto con una legge speciale nell’ Aprile 2002. I rapporti tra i due si deteriorano ancor di piu’ il giorno in cui,Soufan, scopre una cassa di legno molto somigliante ad una bara, telefona subito al suo capo a Washington,il quale gli ordina di non partecipare in nessun modo agli interrogatori e di far ritorno subito a casa. In questo modo James Mitchell e la CIA hanno le mani libere sul prigioniero.



Abu Subeida ha affermato, davanti alla CROCE ROSSA, di essere stato rinchiuso per ore in quella cassa, respirando a malapena, afferma anche di essere stato ripetutamente scagliato contro le pareti, lo costringevano a non dormire tenendolo sveglio per giorni, lo inondavano di musica ad altissimo volume riducendoli sensibilmente il senso dell’udito, gli lanciavano addosso acqua gelata lasciandolo poi nudo nella cella, per 83 volte fu sottoposto al Waterboarding,raccontera’ piu’ tardi: ho avuto l’impressione che stessero sperimentando con me tutto quello che poi avrebbero fatto con altri.

In effetti era proprio cosi,Abu Subeida era per Mitchell la sua prova di laboratorio, bisognava tenerlo come un cane in gabbia e alla fine avrebbe ceduto. Per un breve periodo di tempo le prove delle torture furono conservate dalla CIA, 98 video, tra cui il tanto famigerato “Waterboarding” ma nel novembre 2005 scomparvero improvvisamente. Rimane solo l’agente dell’FBI Soufan che deporrà davanti al Senato ma probabilmente non sara’ sufficiente.

SPOKANE/WASHINGTON,APRILE 2009.

Nel frattempo la ditta Mitchell Jessen & Associates va a gonfie vele, vi lavorano 120 persone, tutti ex-colleghi che parteciparono allo svillupo del sistema SERE, la CIA gli ha messo a disposizione uffici su due piani di un palazzo nel centro di Spokane, vetri oscurati ed insonorizzato, in perfetto stile CIA.
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26 maggio 2009 2 26 /05 /maggio /2009 17:36

Chi giudica chi? Può un giudice giudicare un giudice? La domanda è dell' onorevole Lupi, del Pdl, che così ad Annozero controbatte alla affermazione: laCassazione ha respinto in modo definitivo la ricusazione del giudice Gandus nel processo Mills, ricusazione chiesta dai legali di Berlusconi, stabilendo che Gandus soddisfa il principio di terzietà del giudice. Chi giudica un giudice? Si apre un ventaglio di possibilità: non le esamineremo tutte, partiamo da un dato di realtà: Berlusconi ha un suo giudizio sul giudice Gandus, quindi potremmo ipotizzare che spetti a lui. Va bene, si creerebbe la situazione paradossale di un imputato che presenta istanza di ricusazione del giudice e poi si trova a decidere lui stesso se sia da accogliere o meno… Lupi credo sarebbe d'accordo.

Ma andiamo avanti: secondo Berlusconi, Gandus non è terzo perché: è un suo nemico (se no non lo accuserebbe) ha firmato un appello contro le leggi ad personam (quindi è contro la persona) e soprattutto perché: come fa ad essere terzo un giudice che si è formato dei personali convincimenti in base ai quali, al di fuori delle sue funzioni, può dire frasi tipo " secondo me" oppure, nell'ambito delle sue funzioni, condannare qualcuno " secondo la legge"?

Ecco disvelato il principio della secondità del giudice: il giudice, secondo me….

E' logico: Berlusconi alla cronista dell'Unità che gli ha chiesto se non sarebbe meglio sottoporsi al processo ha risposto: “non con questi giudici”. Questa cosa che lui avrebbe corrotto il signor Mills lo fa infuriare: sarebbe come dire che Silvio Berlusconi non si chiama Silvio Berlusconi. Può uno che si chiama Silvio Berlusconi non chiamarsi Silvio Berlusconi?

Wittgenstein direbbe che Berlusconi lo deve dimostrare, per esempio presentando dei documenti, essendo Wittgenstein convinto che sono dotate di senso solo le proposizioni che sono verificabili nell'esperienza, mentre la totalità delle affermazioni metafisiche che durante i secoli si sono contrapposte tra loro non possono essere né vere né false in quanto semplicemente senza senso.

Nei processi l'innocenza si dimostra empiricamente, come la eventuale colpevolezza, e tra l’altro non spetta nemmeno alla stessa parte farlo. Però per gradi, lavorando alla riforma della giustizia, ci potremmo anche arrivare. Per esempio abolendo la divisione dei poteri, chiudendo l'assemblea pletorica e lasciando che i giudici dipendano dall'esecutivo. Così se il capo dell'esecutivo va sotto processo e presenta istanza di ricusazione poi decide lui stesso se sia giusta l’istanza che ha presentato....anzi no, non va nemmeno sotto processo, c'è il lodo Alfano. A questo punto Lupi può anche non andare ad Annozero (a proposito non esisterebbe nemmeno Lupi se chiudesse il Parlamento) ma non sarebbe più necessario perchè la stampa sarebbe finalmente libera.

Quando Caterina Caselli dice: Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu capiamo la sua furia: voi cosa direste se vi chiamaste, per esempio, Caterina Caselli e qualcuno dicesse che non vi chiamate Caterina Caselli?
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26 maggio 2009 2 26 /05 /maggio /2009 17:17


La guerra è aperta da tempo. Ma ora entra in campo l'artiglieria pesante. E se alle accuse di mafia che da tempo Bossi lancia contro Berlusconi, il Cavaliere risponde col silenzio, adesso il Senatur ha deciso di alzare il tiro. «Tanto per essere chiari, per far capire alla gente», replica ad un congressista che aveva criticato la «politica dell'insulto» del segretario leghista. L'attacco di Umberto Bossi a Silvio Berlusconi, è durissimo. Il segretario della Lega Nord nel corso del suo intervento al Congresso straordinario del Carroccio, ha più volte dato del "mafioso" a Berlusconi. Da tempo il leader leghista, durante gli innumerevoli comizi, aveva indicato nel Cavaliere «l'uomo di Cosa Nostra». Al congresso, la tesi è diventata ufficiale. «L'uomo di Cosa Nostra» viene citato decine e decine di volte. E con lui tutte le aziende che fanno capo al leader di Forza Italia. L'anomalia italiana è lì: se ne devono convincere in primo luogo tutti i delegati, poi l'opinione pubblica.«La Fininvest - ha affermato Bossi - ha qualcosa come trentotto holding, di cui sedici occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano. E a Palermo hanno preso un meneghino per rappresentare i loro interessi. La verità è che se cade Berlusconi cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi». Se l'ex-Capo dello Stato Francesco Cossiga negli ultimi due giorni è andato giù durissimo nei confronti del Cavaliere, Bossi non è certo stato da meno. Anzi, ha alzato il tiro, entrando anche nei dettagli, quando ha parlato della Banca Rasini, delle holding occultate, della nascita della prima tv berlusconiana, del partito degli azzurri. «Un palermitano - ha affermato Bossi - è a capo di Forza Italia. Perché Forza Italia è stata creata da Marcello Dell'Utri. Guardate che gli interessi reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord».Eppoi ancora, come in un crescendo: «Palermo ha in mano le televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del Nord»; «Silvio è uomo della P2, cioè del progetto Italia»; «La Banca Rasini è la banca di Cosa Nostra a Milano»; «Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in barba perfino alla legge Mammì»; «Berlusconi parla meneghino ma nel cuore è un palermitano».«L'uomo di Cosa Nostra»: Bossi, nelle tre ore d'intervento, ha indicato spesso il disegno dietro il palco in cui era raffigurato alle spalle di Berlusconi, un sicario siculo con lupara e coppola.Dopo aver ricordato i molti «giovani del Nord morti per droga», Bossi ha aggiunto: «Molte ricchezze sono vergognose, perché vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che "pecunia non olet". C'è denaro buono che ha odore di sudore, e c'è denaro che ha odore di mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore. Ecco il punto». di Matteo Mauri
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26 maggio 2009 2 26 /05 /maggio /2009 16:59
Il capo del governo italiano paragona gli alloggi per rifugiati ai campi di concentramento. In questo modo vuole giustificare l’intercettazione degli immigrati davanti alle coste libiche.

Ancora una volta la politica italiana sui rifugiati è sottoposta a feroce critica. “Non vorrei dirlo, ma i campi di smistamento per immigrati sembrano dei campi di concentramento”, ha accusato un eminente critico. Ma non dovrà temere di dover subire una querela per questo paragone con i campi nazisti.

Perché l’uomo con il punto di vista polemico si chiama Silvio Berlusconi. Nel corso di una conferenza stampa martedì, con al suo fianco il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, il politico italiano dalle battute facili ha criticato le insostenibili condizioni dei campi di esplusione per immigrati in Italia: “Questo è il motivo per cui il Parlamento ha respinto la proposta di estendere il periodo di detenzione nei campi di due mesi a sei mesi”, ha continuato Berlusconi.

Vero, tuttavia, è l’opposto. Proprio la scorsa settimana, il governo - il cui capo, tra parentesi, si chiama anche Silvio Berlusconi – tramite voto di fiducia non ha respinto il prolungamento del periodo di detenzione, l’ha invece approvata con la maggioranza dei partiti della coalizione.

Berlusconi non si è per niente preoccupato delle insostenibili condizioni nei “centri di identificazione e di espulsione”. La sua campagna umanitaria contro la sua stessa politica interna è molto diversa, ed ha un altro obiettivo – quello di giustificare la nuova linea italiana, di intercettare i rifugiati direttamente di fronte alla costa libica e non farli nemmeno entrare in Italia. Questo si chiama servizio ai rifugiati. “E ‘molto meglio che il diritto di asilo ai rifugiati venga verificato alla partenza. Questo li salva dall’ingiustizia di essere reclusi nei campi in cui la loro libertà è limitata, magari solo per poi eventualmente alla fine venire respinti e dover ritornare ai loro paesi di origine”, ha detto Berlusconi.

Non allo stesso modo continua a vederla l’UNHCR, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. L’organismo ha stigmatizzato la nuova pratica del governo italiano, come una violazione dei trattati internazionali come la Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo Status dei Rifugiati .

Diversi leader del governo italiano, a sua volta, hanno risposto con pesanti apprezzamenti contro l’UNHCR. “Disumana e criminale”, sarebbe la portavoce dell’UNHCR in Italia, Laura Boldrini, ha detto il Ministro della Difesa ed ex-fascista Ignazio La Russa. Inoltre, ha continuato La Russa, la Boldrini porta “il nome di un famoso comandante partigiano della seconda guerra mondiale”. Con questo comandante partigiano la Boldrini non è imparentata - ma è indicativo del clima in Italia, se un fascista arrivato al governo stigmatizza come un manco un presunto rapporto di parentela con un combattente anti-fascista. La Russa, infine riassumendo il suo pensiero afferma che la critica dell’ UNHCR a lui non interessa un fico secco.

In suo aiuto è arrivato anche Maurizio Gasparri, presidente del gruppo della Camera del partito di Berlusconi “Il Popolo della Libertà”, che ha trovato le illuminati parole “noi ce ne freghiamo”. Le Nazioni Unite dovrebbero occuparsi dei dittatori come l’Iran di Ahmadinejad. Ed è proprio quello che fa l’agenzia delle Nazioni Unite. Uno dei loro principali argomenti è la catastrofica situazione dei diritti umani nella Libia di Gheddafi. Li i rifugiati trovati in mare vengono rinchiusi a tempo indeterminato in campi di detenzione, vengono torturati e violentati.

Il fatto che l’iniziativa italiana sia destinata al fallimento al più tardi davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, è ora chiaro anche al Governo di Roma. Il Ministro degli Interni Roberto Maroni sta cercando di convincere il governo libico di permettere, in futuro, all’UNHCR, l’esame delle domande d’asilo sul suolo libico.

I rifugiati con una decisione positiva saranno poi autorizzato a viaggiare in direzione nord. Ma non piu’ (solo) in direzione Italia. Il governo di Roma sta ora spingendo per una “soluzione europea”: tutti i paesi dell’UE dovrebbero essere tenuti ad accogliere i rifugiati. Ma fino a quando questa soluzione non sarà adottata, tuttavia, l’Italia mantiene attiva la politica di deportazione in direzione della Libia.

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 <!-- BERLUSPUNCHBALL --><script type="text/javascript" src="http://aliendrawer.altervista.org/berluspunchball/flashobject.js"></script><div id="flashcontent"><strong>Se vedete questo testo ci sono problemi con la visualizzazione del BerlusPunchball<br /><br />If you see this text there are troubles to view BerlusPunchball</strong></div><script type="text/javascript">var fo = new FlashObject("http://digilander.libero.it/AlienDrawer/berluspunchball/berluspunchball.swf", "berluspunchball", "160", "300", "6", "#000000"); fo.addParam("wmode", "transparent"); fo.write("flashcontent");</script><!-- fine BERLUSPUNCHBALL -->

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