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9 settembre 2009 3 09 /09 /settembre /2009 07:29


Tre gommoni con 220 disperati. Tre imbarcazioni italiane li hanno presi a bordo: «Andiamo a Lampedusa». Ma la destinazione era la Libia.

Enrico Dagnino, ligure di nascita, fotografo di Paris Match, già collaboratore di Famiglia Cristiana, è stato testimone diretto di un’operazione di respingimento avvenuta tra il 5 e il 6 maggio nel Canale di Sicilia. Dagnino era sulla Bovienzo, imbarcazione della Guardia di finanza, assieme a due vedette della Capitaneria di porto di Lampedusa.

«Dopo 24 ore che tre gommoni (la cui misura è attorno ai 7x 9 metri) con 220 persone a bordo (circa 80 a gommone) hanno lanciato un Sos, la Capitaneria ci ha dato l’ordine di soccorrerli verso le 19.30 del 5 maggio. L’operazione è avvenuta a circa 42 miglia da Lampedusa. Abbiamo preso a bordo 12 donne e 64 uomini, in prevalenza nigeriani, ghanesi, qualche senegalese e liberiano. Erano quasi tutti ustionati, probabilmente per l’effetto congiunto della benzina e dell’acqua marina in cui erano seduti da giorni dentro il gommone. Erano senza cibo e senz’acqua. Erano partiti da Zuara, in Libia, e sembravano aver perduto il senso del tempo. A bordo noi non avevamo nulla, nemmeno coperte e tantomeno un medico. Da una delle vedette che ci affiancava è salito un dottore, che ha portato tre sacchetti neri per l’immondizia che sono stati tagliati e distribuiti, perché si riparassero».

  • Dovevate portarli a Lampedusa?

«A loro è stato detto che in un’ora e mezza saremmo arrivati a Lampedusa. Non si sono accorti che le tre imbarcazioni, subito dopo il trasbordo, hanno girato la prua verso Sud. Un membro dell’equipaggio mi ha detto che stavamo raggiungendo il limite delle acque territoriali libiche, dove avremmo dovuto trasferirli su un rimorchiatore di quel Paese. Erano ordini che ci erano giunti dalla Capitaneria. Le nostre tre navi hanno raggiunto il punto indicato, proseguendo la navigazione verso Sud. Da quel momento alla Bovienzo gli ordini li impartiva una delle due vedette».

  • Per quanto tempo è durata la cosa?

«Per tutta la notte. Loro cantavano. Un canto mesto, profondo. Mi sembrava di essere su una nave negriera. Al levar del sole sul cannoncino della nostra nave alcuni hanno allestito un altare per ringraziare Dio. Uno di loro ha tirato fuori una vecchia Bibbia».

  • Non si sono accorti di nulla?

«Solo all’ingresso nel porto di Tripoli, verso le 6, alla vista in lontananza dei minareti, hanno capito di essere stati ingannati. Erano prima increduli, poi disperati. Hanno cominciato a spogliarsi, urlare, piangere. La pilotina libica ci ha guidati in una sezione del porto lontana da occhi indiscreti. Sulla banchina c’erano tre camion bianchi per prigionieri, numerose auto della sicurezza, tanti agenti libici e qualche italiano dell’Ambasciata in giacca e cravatta. Questi sono poi saliti a bordo della Bovienzo. Sono arrivati anche gli agenti libici, i quali hanno fatto scendere gli africani con la forza, spesso usando i remi per colpirli. Una volta giù, sono stati tutti rinchiusi nei camion».

  • La presenza di un fotografo a bordo non ha dato fastidio?

«Prima che entrassimo nel porto di Tripoli mi ha chiamato una persona da Roma, qualificandosi come un generale del ministero degli Interni, per dirmi di andare giù in cabina e restare chiuso prima che i libici si accorgessero della mia presenza, dato che ero privo di visto d’ingresso. Gli dissi che ero su una barca italiana, quindi sul territorio del nostro Paese. Da allora continuo a ricevere chiamate di gente che mi dice di scordare tutta la storia».

  • Cosa resta di indimenticabile di questa esperienza?

«I canti di ringraziamento levati al cielo in mezzo al Mediterraneo».


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9 settembre 2009 3 09 /09 /settembre /2009 07:23

 

 

« Ne nous abandonnez pas ! » Il s’est mis à genoux pour supplier l’officier italien du « Bovienzo », la vedette de la Guardia di Finanza, et ajoute : « Ils vont encore nous frapper, je ne veux pas retourner en Libye. » | Photo Enrico Dagnino

 

 

 

La scaletta! per lasciare il gommone in panne bisogna afferrare questo pezzo di

ferraglia attaccato alla fiancata della nave. Intanto il gommone continua a

sgonfiarsi e a ondeggiare, sbattendo contro l’imbarcazione della guardia di

finanza. Questa scaletta è la strada più breve tra l’Africa e l’Europa, tra la miseria

e la speranza. In fondo al gommone alla deriva c’è una ragazza stremata e

immobile, di cui si vedono solo gli occhi spalancati per il terrore. Gli spintoni per

salire sulla scala, la lotta per uscire dal relitto: quest’abbordaggio della

disperazione ha qualcosa di dantesco. È terribile anche per i marinai del Bovienzo,

che non sono certo al primo salvataggio in mare. “Aspettate, uno alla volta!”, grida

uno di loro. Gli ordini del comandante Christian Acero non ottengono nulla di più.

Ma che disciplina ci si può aspettare dai sopravvissuti? La sua voce roca è coperta

dal rumore di un elicottero che sorvola la zona. Acero è esasperato: “Ma quando

se ne va?”. Un membro dell’equipaggio picchia con il manganello sulle sbarre della

scaletta per far capire ai naufraghi che non devono attaccarsi tutti insieme. Ma

loro se ne fregano: è il mare che fa paura, non gli uomini e i manganelli. Cercano

di salire come meglio possono, gli uni sugli altri, rischiando di cadere in mare e

2

affogare. L’angoscia s’impadronisce dell’equipaggio del Bovienzo. I primi

naufraghi che arrivano a bordo si mettono a sedere contro il telo del pozzetto

cercando di stendere le gambe. Hanno il iato corto e le braccia che tremano. Saud

Adill rimane un momento immobile, poi crolla. Si avvicina piangendo ad Amal, un

suo amico, anche lui scampato al naufragio. Amal lo abbraccia e lo stringe a sé.

Adill ci guarda, le sue labbra tremano. “Acqua”, chiede Amal. Gli diamo una

bottiglia. Con delicatezza bagna Adill, poi la bottiglia passa di mano in mano. In

pochi secondi è vuota. Intanto i naufraghi continuano a invadere il ponte. Quanti

sono? Dieci, venti, trenta. E continuano a salire. I marinai ordinano agli altri di

stringersi per fare posto. Alla fine sono 68. A poppa ci sono altre dodici

donne. Solo stracci senza valore Per giorni queste ottanta persone sono andate

alla deriva su un gommone che i marinai del Bovienzo lasciano affondare senza

cercare di recuperare gli oggetti che sono a bordo. Del resto, non c’è niente di

valore: qualche straccio, delle magliette sporche, una bottiglia vuota. Non è

rimasto nulla: né acqua né cibo né benzina. Per arrivare in Sicilia mancano più di

cento miglia marine: non ce l’avrebbero mai fatta. “Gli abbiamo salvato la

vita”, mormora un membro dell’equipaggio. Il comandante rimane in silenzio, si

accende una sigaretta e torna al timone. Sul ponte, Amal aiuta Adill a

riprendersi. Adill è nato nel 1983. “Il 1 aprile”, racconta. “So disegnare. Voglio

lavorare, andare a scuola in un paese europeo. Farò tutto quello che volete”.

Gesticola, Amal lo calma. Amal è ghanese e ha 26 anni. Ha vissuto e lavorato in

Libia per quattro anni, cercando di guadagnare i 1.500 dollari necessari per la

traversata. Vuole raggiungere il fratello in Spagna. Non gli va di parlare del

viaggio e bisogna strappargli le parole di bocca. È stato uno sconosciuto

incontrato al mercato di Tripoli a offrirgli la possibilità di imbarcarsi. Così, una

notte è salito su un pickup con altri africani. Lo hanno bendato, portato in una

casa e gli hanno preso i soldi. Poi la spiaggia, la partenza e il gommone. Quanto

tempo avete passato in mare? Amal non lo sa. “Tre notti, poi la benzina è finita”,

dice uno dei suoi compagni. Si chiama Franck, ha gli occhi arrossati, le labbra

gonfie e screpolate. Come gli altri, è confuso. Qualcuno afferma che il viaggio è

durato cinque giorni. Impossibile, risponde un marinaio: “Dopo cinque giorni in

queste condizioni non avrebbero la forza di parlare”. Nessuno sembra in grado di

stabilire con esattezza il tempo passato in mare. Hanno tutti una storia già pronta

– imparata per bene durante la traversata – da raccontare alla polizia e ai giudici: è

la storia incredibile di un lungo viaggio e della loro guida che è caduta in mare.

Me la racconta Gift, una giovane nigeriana che indossa un paio di jeans scoloriti e

ha i capelli arruffati. Mi chiede cosa le succederà. Le racconto quello che ho già

visto in passato, quello che sono convinto le succederà. Stiamo navigando verso

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il molo di Porto Nuovo, a Lampedusa, dove la Croce rossa, la Caritas e l’Acnur

si occuperanno di loro: gli daranno tè e biscotti, coperte e vestiti. Al porto di

Tripoli gli immigrati vengono fatti scendere con la forza dal guardacoste

Bovienzo legale, cure e anche una carta telefonica. Gli africani sanno che chi arriva

a Lampedusa è trattato come un naufrago, non come un clandestino. Anche se

sull’isola non tutti sono d’accordo: gli abitanti non amano vedersi sfilare davanti

la miseria del mondo e non vogliono che le loro coste si trasformino in un

cimitero a cielo aperto. Nessuno, però, rifiuta un minimo di umanità, di

solidarietà, di carità. Così dico ai naufraghi: “Non vi preoccupate”. Poi, però,

comincio io a preoccuparmi: quando torno in cabina, scopro che la destinazione è

cambiata. Lampedusa è a un’ora di navigazione in direzione ovest. Il guardacoste

della guardia di finanza invece sta andando a sud. Cala la notte. I profughi

stremati hanno freddo, fame e sonno. “Ieri ha piovuto”, racconta Amal, “siamo

ancora tutti bagnati”. Aspira il fumo dalla sigaretta che qualcuno gli ha dato e la

passa ai compagni. Un uomo esile chiede da mangiare, ma non avrà nulla. Un

altro, che indossa la maglia di Francesco Totti della Roma, chiede dei vestiti

asciutti, ma non ce ne sono. Non ci sono neanche le coperte. Sul ponte si

vedono le sagome di uomini e donne seduti o sdraiati, avvolti in lembi di stoffa

sporca. S’intravedono dei piedi. L’odore è forte, nauseante. Meglio non pensare

alle condizioni igieniche in cui queste persone hanno trascorso gli ultimi

giorni. Qualcuno si alza per andare a vomitare, accompagnato da un membro

dell’equipaggio. Intanto un marinaio napoletano distribuisce alle donne bottiglie

d’acqua, biscotti al cioccolato e ovatta per le orecchie. Il gruppo delle donne è

seduto sopra i motori: fa meno freddo che a prua ma c’è un rumore

insopportabile. Gift è accucciata, ha lo sguardo perso nel vuoto. Sulla testa porta

uno scialle e tiene le mani nelle tasche della giacca. Ha mal di denti e non riesce a

mangiare. Per un momento si rianima, guarda il cielo, la luna a babordo e la stella

polare che brilla a prua. “Where are we going?”, chiede. Nessuno le risponde. È

mezzanotte. Incrociamo due barche della guardia costiera. Anche loro trasportano

dei clandestini. Per radio il comandante del Bovienzo chiede delle coperte

isotermiche e l’aiuto di un medico. Qualche minuto dopo un dottore sale a bordo,

senza coperte però. Basso e corrucciato, il dottor Arturo indossa l’uniforme rossa

del Corpo italiano di soccorso dell’ordine di Malta. Ha con sé una valigetta piena

di medicine e parla solo italiano. Io ed Enrico, il fotografo, facciamo da

interpreti. Due malati si sono rifugiati in un gommone di salvataggio del

Bovienzo. “Fuel burn”, dice uno di loro indicandosi i genitali. “Ho i guanti sporchi”,

risponde il medico. Mi chiede di tirare fuori dalla borsa uno spray e lo spruzza sui

genitali del paziente, che fa una smorfia prima di riabbottonarsi i jeans. Gli altri

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immigrati capiscono che il medicinale allevia il dolore. Sul fondo del gommone si

era sparsa della benzina e loro sono rimasti per ore a mollo nel carburante. Tutti

hanno delle bruciature sul sedere. Si alzano uno dopo l’altro, abbassano i

pantaloni. Quelli che ne hanno ancora la forza, ridono. Un senegalese che indossa

un giubbotto con la chiusura lampo spiega in francese che ha la nausea e vomita

in continuazione. “Vediamo dopo”, risponde il medico. Qualcuno ha mal di testa.

“Da quanto tempo?”. “Due mesi”. “Non posso farci nulla. Sono qui solo per le

urgenze”. Un altro apre un vecchio sacco di plastica e mostra due ialette vuote.

“Le mie medicine”, dice. “Sono asmatico e nel mio paese questa medicina non si

trova più. Mio padre mi ha detto di andare…”. “Di cosa soffre esattamente?”, lo

interrompe il medico prima di girarsi. “Andiamo a vedere le donne”. Una sta male:

si tocca i fianchi e il petto facendo delle smorfie. Non parla inglese e Gift non ha

più la forza per tradurre. Il dottore l’ausculta, sospira e passa alla vicina, che

abbassa i pantaloni: “Fuel burn”. Gift parla del suo mal di denti. “Vediamo dopo”,

dice il medico. Dopo cosa? Non risponde. Gift piange. Il medico finisce il suo giro:

“Non posso occuparmi di tutti!”. Si volta verso di me e aggiunge: “È sempre così, si

lamentano delle irritazioni dovute all’acqua di mare. Ma questi sembrano in

buona salute”. Gli restituisco la valigetta, piena di pasticche, siringhe e

medicinali che non sono serviti a nulla. Almeno il dottore ha portato dei sacchi

della spazzatura. I marinai li distribuiscono e gli immigrati li indossano come

giubbotti. A poppa le donne, rannicchiate le une contro le altre, li usano come

coperte. Inutili preghiere Alle sette del mattino il sole è ormai alto. La nave

continua a fare rotta verso sud. I naufraghi tremano dal freddo. Alcuni sono

immobili, rigidi come manichini. Poi un uomo si alza e grida: “Guardate che bella

giornata! Pregate il Signore, è un giorno felice, il Signore è buono”. In mano ha

una Bibbia. Tre suoi amici si mettono a cantare. Voci basse e una melodia lenta.

Un coro di schiavi. L’uomo con la Bibbia grida: “Noi amiamo Gesù e io sono un

vincente!”. Dove trovi l’energia, dopo tre giorni in mare, è un mistero. La maggior

parte dei passeggeri è cristiana e porta una croce al collo. “Pray the Lord! Alleluia!

Voglio vedere delle persone felici”, continua il prete, che ringrazia Dio per averli

salvati. I passeggeri pregano: “Gesù è mio padre e non mi abbandonerà mai!”. Ma

molti di loro cominciano ad avere dei dubbi. “Dove stiamo andando?”,

chiedono. Sono passate dodici ore dal salvataggio e la terra all’orizzonte non è

Lampedusa. Si scorgono gli edifici del lungomare di Tripoli. Non è la libertà. È la

Libia. Non è la democrazia, la carità, l’umanità. È la Libia. A bordo cala il

silenzio. La preoccupazione aumenta, ma nessuno dei clandestini riconosce

Tripoli dal mare: quando sono partiti non l’hanno vista. Anche i marinai sono

preoccupati. Come reagiranno gli immigrati quando si accorgeranno di non essere

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in Italia? All’improvviso un passeggero indica il recinto del vecchio mercato, dove

si riparano gli africani in partenza per l’Europa. Il Bovienzo entra in porto, in un

molo isolato, nascosto da alcune grandi navi mercantili. A terra c’è un funzionario

libico con i baffetti e un vestito bianco a dirigere le operazioni. Amal si gira

verso di noi: “Ma siamo a Tripoli! Perché ci trattano così?”. Qualcuno mi prende

la mano. “Mi servono dei soldi”, dice un uomo con la giacca di jeans

guardandomi negli occhi. Con pochi euro riuscirebbe a evitare la polizia libica. La

passerella è stata calata. Un camion bianco si ferma sul molo. Ha due finestrini

minuscoli con le grate e, all’interno, due panche di ferro. All’improvviso comincia

la rivolta. Durerà un’ora: un’ora di urla, di pianti e di lotte. I clandestini che

scendono a terra spontaneamente sono pochi. Bisogna andarli a prendere uno per

uno. Tirarli, spingerli, minacciarli. Ci vogliono quattro o addirittura sei persone

per sollevarli e portarli a terra. Un uomo prende una corda e mima la propria

impiccagione. Un italiano lo minaccia con il manganello. In un angolo c’è una

persona svenuta. “Portate dell’acqua!”, grida qualcuno. Il medico non ha tempo

per visitarlo. Il malato è portato sul molo. I marinai italiani non ne possono

più. Uno di loro mormora: “Non è possibile”. Ma a poco a poco la barca si svuota.

Adill e Amal se ne vanno senza protestare. Scrivono il loro nome su un foglio e

salgono sul furgone. Ci rimarranno per ore, senza bere né mangiare. A salvarli

forse è stato Dio, non certo gli europei. Alle nove e mezzo sulla barca della

guardia di finanza rimangono solo quattro persone. Gli italiani non sanno come

calmarli. L’uomo che gridava “Alleluia!” durante la messa, adesso urla di rabbia. Si

è tolto la camicia arancione, la maglia e le mutande. È nudo e mostra le ferite

che gli hanno inflitto i poliziotti libici, i suoi aguzzini. “Libya is not our country,

me go Nigeria!”, grida un altro uomo. Loro due eseguono una specie di danza

macabra sul ponte, mentre gli altri mostrano il petto ai mitra libici. “Shoot us!”,

gridano. Poi crollano e si mettono a piangere. Il funzionario libico sorride:

“Gheddafi ama gli africani”. L’uomo nudo si rende conto di aver perso. È solo e

nudo, davanti a dieci italiani che non sanno cosa fare e a una trentina di militari e

poliziotti libici impassibili. Si infila le mutande e scende dalla passerella. Anche lui

scrive il suo nome su un foglio e sale sul camion. Gli ottanta naufraghi sono

sbarcati. Sono i primi “beneficiari” della nuova politica contro l’immigrazione

illegale adottata dal governo Berlusconi in collaborazione con la Libia. Il Bovienzo

riprende il mare diretto a Lampedusa. “Brutto lavoro”, dice un membro

dell’equipaggio che era rimasto in silenzio. Sì, sono proprio costretti a fare un

brutto lavoro.

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Published by maurizio
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8 settembre 2009 2 08 /09 /settembre /2009 10:29

 

La guerra è ormai aperta. Dopo un'estate in cui il presidente del milan è stato sotto attacco, per i suoi comportamenti sessuali e al limite della pedofilia, da alcuni giorni c'è stato il contrattacco del cavaliere per mezzo del suo braccio armato Vittorio Feltri. Certo lo scontro è impari come lo sono le questioni sul tavolo della contesa. Da una parte abbiamo un uomo che è anche presidente del consiglio, colui che ha in mano le sorti del paese, ed i cui comportamenti non possono piu' essere considerati privati soprattutto quando mostra di gestire la politica come gestirebbe una qualsiasi delle sue aziende. Promette cariche politiche in cambio di prestazioni sessuali e, purtroppo, non si tratta solo di promesse, portando nel governo donne le cui uniche capacità sono state quelle di soddisfare gli istinti repressi del presidente. Per non parlare poi dell'aspetto morale della vicenda. gli italiani hanno il diritto quali siano i comportamenti etici e morali di un uomo che tenta di imporre quella moralità su questioni cruciali come la famiglia, il testamento biologico, l'aborto, moralità che poi lui stesso calpesta. Chi fa della lotta alla prostituzione senza quartiere (per mano di una delle sue "escort" d'alto bordo) o della difesa della famiglia una bandiera deve poi avere un comportamento irreprensibile su questi temi altrimenti e quindi i cittadini hanno diritto di sapere. La contro offensiva è stata rivolta prima verso un direttore di giornale legato a doppio filo con la chiesa cattolica, dopo, ma senza argomenti sostanzialmente della stessa gravità di quelli contestati al cavaliere, verso il presidente della camera. Nel primo caso insomma si è sparato contro un uccellino ed è stato facile fare vittima, nel secondo caso contro un bersaglio molto piu' ambito, la quarta carica dello stato, ma quasi sparando a salve. Le cannonate di Feltri, sparate su obiettivi minori, hanno prodotto una vittima, il direttore dell'Avvenire appunto, mentre quelle rivolte verso Fini (colpevole di aver criticato l'operato di Feltri .. e in Italia si può criticare pesantemente chiunque anche il Presidente della Repubblica ma guai lanciare strali verso un giornalista) non sono altro che chiacchere da bar, sulle quali posso anche essere d'accordo in quanto riguardano i mutamenti sempre più frequenti del Fini pensiero (rimane sempre un fascista a mio modo di vedere), ma vanificate dal tono e dal modo in cui sono riportate sulle pagine del suo giornale. Feltri poi diventa anche lui ipocrita quando definisce la sua campagna contro il direttore dell'avvenire una campagna supportata da fatti e non basata sulle confessioni di una puttana facendo riferimento alle vicende delle escort ricevute a Palazzo Grazioli e Villa Certosa dal suo padre padrone, Silvio Berlusconi.
Non c'e' che dire siamo in linea su tutto in questo paese. Chi governa predica principi che poi evita di seguire portando il paese in una barbarie ed in un clima razzista senza precedenti, chi fa opposizione è impegnato in questioni interne e lascia che l'Italia vada allo sbando, i giornali schierati da una parte e dell'altra guerreggiano a suon di insulti reciproci, i cittadini, o almeno la maggioranza di essi, sopportano tutto barcamenandosi e cercando, in uno stile tutto italiano, di trovare in ogni modo il proprio tornaconto (le varie mafie, 'dranghete, camorre ormai stanno occupando il paese anche nel tanto efficiente e produttivo nord). In questo casino .. c'e' una parte del paese, una minoranza ma numerosa, che oltre a non essere rappresentata in parlamento, patisce questo stato di cose, soffre e si trova a disagio in questa melma sempre più soffocante.

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Published by maurizio - in POLITICA ITALIANA
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8 settembre 2009 2 08 /09 /settembre /2009 09:11
 
Non le sanno raccontare.
Questi Comunistacci
le Barzellette non le sanno raccontare.

Lo conferma proprio stamattina lo stesso Silvio Berlusconi, clistericamente connesso con il muso di Maurizio Belpietro:

"Che sia in pericolo la libertà di stampa è una barzelletta raccontata dalla minoranza comunista e cattocomunista e dai suoi giornali, che sono il 90% della stampa".
[Video, Repubblica.it]

Tutto loro, tutto di quei Comunistacci. I giornali vengono letti da sì e no 1 italiano su 10? Cazzi dei Comunistacci. Papi ha preferito prendersi il 90% della Televisione, scatola magica sistematicamente presente in ogni Casa, in ogni Famiglia. Beh, e allora? Se è più furbo? Cazzi dei Comunistacci. Che non sanno raccontare le Barzellette. Vogliono la ... Loro vogliono la ... LIBERTÀ DI STAMPA!

Ah Ah Ah Ah. Dovremmo ridere? Raccontano le Barzellette, e poi ci rimangono male se nessuno le capisce. Vecchi, noiosi, statalisti, stalinisti, i Comunistacci.

Ricordate invece che risate ... a gennaio ... quando Papi Corruttore raccontò nel bel mezzo di un Comizio Elettorale quella sui Prigionieri di un Lager Nazista? Uuuuuuuh, ho ancora le lacrime agli occhi. Ma sì, già ve ne siete dimenticati? Era proprio dai ... in quel periodo lì ... mmm ... aiutatemi ... ah sì, l'ha raccontata proprio durante il massacro israeliano di Gaza. Era il modo di Berlusconi di essere vicino con il cuore ai 1300 civili palestinesi uccisi, 400 i bambini, nell'operazione "Piombo Fuso".

Ma il Capolavoro Papale è marchiato a fuco SETTE SETTEMBRE DUEMILANOVE, è di oggi, a conclusione della Connection Anale con il solito Belpietro. Preparate il Collirio, leggete lontano dai Pasti, che i Cardiopatici si allontanino immediatamente ... stavolta il nostro Presidente Silvio Berlusconi l'ha sparata davvero grossa: grossa che manco al Matrimonio di Dell'Utri s'è impegnato tanto, grossa che va a mettere persino in discussione il primato di quella sullo Stimatissimo Benito ... 100 per 100 Papi:

" ... in fondo la maggior parte degli italiani vorrebbe essere come me ... si riconosce in me e condivide i miei comportamenti ... Perché sanno che Berlusconi non ruba e non utilizza i poteri a suo vantaggio personale, come hanno fatto quasi tutti coloro che, soprattutto dall'altra parte politica, mi hanno preceduto in questa difficile responsabilità".
[Berlusconi a "La Telefonata", Canale 5 - Fonte: Unita.it]
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Published by maurizio - in POLITICA ITALIANA
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7 settembre 2009 1 07 /09 /settembre /2009 12:14
Summer School del Pdl,
Frascati. 1 - 6 Settembre.
Lezioni di Vita.

L'Edizione 2009 di questo imperdibile evento Culturale, siamo nel pieno del suo svolgimento, è stata organizzata dalla Fondazione "Magna Carta" di Gaetano Quagliariello e dall'Associazione "Italia Protagonista" del Senatore Maurizio Gasparri. Due nomi, una certezza.

"7 giorni con un calendario fitto di lezioni, seminari ed incontri durante i quali si alterneranno ministri, esponenti di primo piano del Pdl e del mondo della cultura", leggiamo a tal proposito da Pdl Social Networks. Il periodo prescelto per la Summer School potrebbe indurre in errore, no, non sono Corsi di Recupero Costituzionali, nè lezioni per il superamento di Debiti (in-)Formativi per gli Asinelli di casa Berlusconi. Daje, nemmeno Lavori Socialmente Utili per i tanti Corrotti, Massoni, Prescritti e Condannati per Mafia del Partito delle Libertà. E' solo un grande Evento Culturale. Volete una prova? Vi ha partecipato il Ministro degli Esteri Franco Frattini. Significa che l'appuntamento è di Fondamentale Importanza: più del Vertice Straordinario dei Ministri degli Esteri Europei riunitosi in occasione della Crisi tra Russia e Georgia dell'agosto 2008 (Frattini fu l'unico a non parteciparvi, era alle Maldive), più importante della mattanza di Gaza dello scorso inverno (Frattini ne parlava da qualche Stazione Sciistica in tuta e scarponi tecnici, vero Lina Sotis?). Toccategli tutto, ma non la Summer School. Che volete di più? Altri Nomi? L'Ultra compromesso Raffaele Fitto? L'Ex Piduista Cicchitto? Lady Cooptazione Mara Carfagna? Ce n'è un mare di Vips.

Ma veniamo al Dunque. 3 Settembre, l'Evento è al suo Apice: spruzzi di Limpida Cultura come se piovesse, Bagni di Alfabetizzazione Democratica, lezioni di Vita che segneranno per sempre l'esistenza dei giovani partecipanti. Il momento è Topico, il momento è Topico. Avrei voluto scriverne ieri, ho resistito a fatica, ma purtroppo era il 4 settembre e andava ricordata l'ennesima Menzogna Papale in materia Sismica.

Insomma, è in questa apoteosi di Energia Etico-Istituzionale che prende la parola Maurizio Gasparri, Preside Magno della Summer School, lui, "Domanda Esistenziale Assoluta" acerrima nemica delle mie meningi, lui, Professore supremo dell'Evento. Gli viene chiesto cosa dovesse succedere se la Corte Costituzionale bocciasse (lo farà, questo è ovvio) il Lodo Alfano, spogliando il Premier di quell'infame immunità che lo ha estrapolato dall'Ordinamento salvandogli il Deretano da Condanna Certa.

Gasparri sa che la sua Risposta sarà determinante per il futuro di tutti questi ragazzi, le sue parole potranno rappresentare un insegnamento unico, una luminosa via da seguire, un esempio. Un Esempio. Gasparri è consapevole di dover dare il Massimo, almeno come quando definì la vittoria di Barack Obama un Regalo ad Al Qaeda, o quando disse che per un 16enne era meglio Sparare ad un Cervo, invece che spararsi l'Eroina in vena. La spremitura cerebrale è totale, totalizzante, gli Studenti sentono il Momento, sono pronti a Carpire, a farsi guidare. Gasparri tuona:

"Non so cosa farà la Consulta ma in qualche modo troveremo la soluzione. Avendo un consenso forte supereremo un eventuale vizio negativo. Troveremo un avvocato, un Ghedini o un Ghedoni, che troverà un cavillo".

I Ragazzi siedono stremati, l'Orgasmo Intellettuale è stato intenso, la Lezione Recepita. "Fotti o sarai Fottuto", nei loro appunti un grande insegnamento.
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Published by maurizio - in POLITICA ITALIANA
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4 settembre 2009 5 04 /09 /settembre /2009 10:30

Dopo 60 anni di abusi, di smercio di droga, di morti ammazzati, di stragi di stato, di collusioni con la politica e di mazzette in ogni ambito, finalmente il nostro governo nel pacchetto sicurezza tira fuori il pugno di ferro contro i ciclisti.
Eh si, finalmente il male dell'Italia verrà sconfitto!!!!!
State tranquilli vari mafiosi, assassini, ladri, corruttori, a voi non vi tocca nessuno, di voi abbiamo bisogno, ma dei ciclisti non se ne poteva più. Falcone e Borsellino saranno contenti, il loro lavoro è servito a qualcosa.
Le pene per i ciclisti trovati a non usufruire della "bellissima" e completa rete di piste ciclabili presente nel nostro paese, ma ad arrangiarsi alla "si salvi chi può"(dai suv), vanno dalla detrazione dei punti sulla patente all'ergastolo.
E' finita la pacchia caro ciclista!!!!!
Nella foto in alto PERICOLOSISSIME biciclette sequestrate dopo un blitz della Guardia di Finanza, mentre nell'immagine in basso possiamo notare il Boss dei Boss con i suoi uomini.


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Published by maurizio
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4 settembre 2009 5 04 /09 /settembre /2009 10:11
[Tutte le immagini dal Carcere-Lager libico di Bengasi]

E' osservando le immagini dello Scandalo Libico sulle Torture ai Profughi esploso in queste ore, è pensando ai Miliardi di Dollari che verseremo al Regime di Tripoli, è ricordando il gigantesco Business Mediatico che lega Papi Pappone a Muammar Gheddafi, è sospirando sulle centinaia di disperati rispediti indiscriminatamente in terra di Libia ... ecco, è per tutto questo che mi sono ritornate in mente le parole del nostro Ministro della Difesa.
Ignazio La Russa, ospite a Radio 3, maggio 2009. Chiede il conduttore: "Si sentirebbe Garantito dalla Libia di Gheddafi, se stessimo parlando della Sua Vita, dato che quel Paese non rispetta i diritti civili degli Stranieri?". Il Ministro risponde:


"Io non lo so questo ... in Libia ci sono stato MEZZA GIORNATA soltanto l'altro giorno e HO VISTO UN PAESE CIVILE ... UN PAESE ASSOLUTAMENTE, ASSOLUTAMENTE CIVILE ... PIU' AVANZATO DI MOLTI, MOOOLTI PAESI AFRICANI ... Mi sentirei meno garantito che in Italia se vuole sentirsi dire questo ... MA EGUALMENTE GARANTITO come se fossi IN SPAGNA ... IN SPAGNA ... IN SPAGNA! ... Io se fossi uno che ha il diritto di chiedere l'ASILO, credo che in Libia mi troverei in una CONDIZIONE NON MOLTO DIVERSA DI TANTI PAESI EUROPEI. La Libia ha riconosciuto la CONVENZIONE DEI DIRITTI UMANI dell'Unione africana che, A DETTA DI TUTTI, E' MOLTO PIU' RIGOROSA DI QUELLA DI GINEVRA".
[Fonti: La Zanzara 18.5.09 - Libero]

Shukri Said, somala di 37 anni da 18 in Italia, intervistata da L'Unità dopo lo Scoop del giornale di queste ore:

" ... Abbiamo testimonianze di torture, sevizie, gravidanze, persone uccise nella traversata dallo Yemen alla Libia. Donne e ragazzi minorenni legati e stuprati dai poliziotti, impazziti per le percosse ... la nuova Politica Italiana dei respingimenti in mare è un fatto gravissimo e inaccettabile per uno Stato democratico. L’Italia ha ratificato la convenzione di Ginevra e le leggi internazionali sull’asilo che vietano i respingimenti indiscriminati. Quindi, o l’Italia abroga queste norme o seleziona i profughi".

Conoscendo la lealtà, la genetica coerenza dei politici di An siamo certi che La Russa in questi giorni rettificherà quelle sue Odi di Maggio. Eh sì, perchè dopo il Reportage de L'Unità sulle Carceri del gemello del Gol di Papi (sfottuto pure in Egitto!), il Dittator Gheddafi, dopo quelle Immagini nemiche dell'indifferenza, dopo le strazianti testimonianze interne alle Carceri, dopo tutto questo La Russa non potrà fare altro che aggiustare il tiro del suo Pistolino Cerebrale. Abbiate pazienza, il nostro Ministro della Difesa che ne poteva sapere? Non è mica Maroni o Frattini, lui deve solo Difenderci, alla solidarietà, ai diritti umani ci penserà eventualmente qualcun altro. E non è nemmeno un Migrante, lui. Ebbasta, lasciatelo Perdere. Che ne poteva sapere ... lui è stato in Libia solo Mezza Giornata, solo Mezza Giornata.
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4 settembre 2009 5 04 /09 /settembre /2009 09:57
Sono 5 mesi che questo Blog evita l'argomento Terremoto. Il 10 aprile, in "Abruzzo Meccanico", decisi di mettere il silenziatore sul Sisma Abruzzese almeno fino a che le torbide acque dello Show Biz Fetish-Catastrofista non si fossero calmate. Ho preferito aspettare che se ne andassero i Reporter Sciacalloidi, quelli che ti svegliano nel cuore della notte mentre dormi in macchina perchè hai perso tutto e ti chiedono come va. Ho preferito aspettare che il tempo delle Promesse lasciasse spazio al tempo dei Fatti.

Ora ci siamo. Oggi, 4 settembre, è il Tempo dei Fatti. Io prego in maniera sincera perchè questo Esecutivo riesca a fare bella figura in Abruzzo, prego perchè riesca a far ricostruire le Abitazioni, le Scuole, le Chiese, le Infrastrutture nei tempi giusti, con la dovuta (almeno stavolta) qualità. Berlusconi è un Cancro alla nostra Democrazia, ma sulla vita delle persone non si scherza, spero quindi mantenga la propria parola almeno sull'ultra delicata questione Abruzzo. Ma purtroppo in questi anni abbiamo imparato a conoscere e diffidare dal Menzoniero di Arcore, e come da prassi non ha tenuto a freno la lingua nemmeno di fronte alla Tragedia. Quesiti.
  • Le famiglie abruzzesi vittime del sisma hanno o no trascorso le Vacanze al mare a spese dello Stato, i ragazzi hanno potuto o no trascorrere un periodo in Crociera sul Mediterraneo come progettato da Berlusconi in data 29 maggio?
  • Berlusconi ha acquistato o affittato casa a l'Aquila come promesso in data 10 luglio, in modo da essere vicino agli Sfollati e velocizzare i lavori di ricostruzione? Disse che l'Occhio del Padrone è fondamentale a smuovere il sederino degli Operai, lui è stato un grande imprenditore (certo, faceva a "modo suo") e si vede: si vede soprattutto quando chiede agli edili arrampicati sulle travi se siano Froci o meno, data l'imbarazzante assenza di Materiale Femminile in Zona Cantiere, e promette loro che "la prossima volta le veline le porta lui!" (video).
  • Berlusconi ha ospitato ad Arcore, a Villa Certosa o in qualche suo altro feudo qualche cittadino abruzzese rimasto senza casa, come spergiurato durante i giorni più caldi della tragedia?
A me pare di poter azzardare un Triplice No, ma se avete degli aggiornamenti a riguardo sarei felice di modificare il responso.
Ci siamo, veniamo a Noi. 4 Settembre. Il primo traguardo si dovrà compiere oggi (sugli altri Step invece c'è ancora molta incertezza, ma entro Novembre secondo quanto ripetutamente dichiarato da Berlusconi le Tendopoli dovrebbero essere smantellate). Porrò una domanda, e spero di ricevere risposta affermativa (mi sto informando, se sapete qualcosa scrivete pure). Berlusconi in data 15 agosto, durante la sua ventesima visita alle zone terremotate dell'Abruzzo, ha affermato quanto segue:

"Ho visitato il primo appartamento finito ed è bellissimo. Consegnerò la prima casa il 4 settembre a Cese di Preturo".
[Il Video del famoso 1° appartamento]

Stop. C'è o no questo Primo Appartamento finito e bellissimo e consegnato ad una famiglia abruzzese chiavi in mano?

 
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3 settembre 2009 4 03 /09 /settembre /2009 14:20
"Guardi: io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni".
Indro Montanelli, intervistato da Repubblica, marzo 2001.

Sono passati 8 anni, Indro Montanelli è morto, e a noi in segno di rispetto per quelle Profetiche Parole tocca il solito Screening Italo-Periodico: a che stadio della Malattia siamo? Dov'è arrivata la Cancrena Anti-Democratica? E le Metastasi Incostituzionali? I Vaccini stanno Funzionando, o ancora niente Anticorpi Democratici?

Per Cortesia Infermiera, mi passi la Cartella Clinica del Paziente. E si sbrighi! Ecco. Mmm ... Mumble Mumble ... Vediamo ... Mannò infermiera! Non m'interessa tutto il fascicolo, per una volta lasciamo perdere le Ad Personam del passato, o le infezioni di Von Mills o Der Manganum o De Gellis ... non vede che negli Ultimi Giorni il Virus Papale ha trovato la forza per riprodursi, accellerare nella Contaminazione della Preda e lacerare le poche Difese rimaste?

Ecco, questo è il Fascicolo giusto. Mamma mia, questo sì che è un Virus. Gli sono bastate poche ore, dopo mesi di calma apparente (gli antibiotici Financial Times, Repubblica, Liberation, Internet e molti altri qualcosina l'hanno fatta), per Esplodere in Efficacia. Trailer di Documentari Censurati (siamo finiti pure sulla Bbc!) ... Menzogne Interplanetarie con doppi fini Catodici ... mmm ... Quotidiane legnate all'Informazione con relativo sbigottimento Continentale ... Primato Governativo Occidentale per quel che riguarda (altrove non si fà) le denunce alla stampa ... Marco Travagli forse schiacciati in diretta dal peso dei Giuliano Ferrara (Martinelli su questa Allucinante Stronzata) ... male, male.

Il Virus sa che non ha tempo da perdere, i Germi Giusti sono ai posti Giusti (Rai, Mediaset, quotidiani, radio): per infettare chiunque provi a difendere la credibilità di questo Paziente che si chiama Italia e denunciare l'incredibilità di questa Malattia che si chiama [anche] Silvio Berlusconi. Guardare in Faccia nessuno, Direttori Gay Cattolici Molestatori che non si è ben capito se lo sono o meno ma non importa, Direttori Repubblicani Evasori che in realtà non sono Evasori ma basta dirlo perchè lo diventino. E nemmeno l'Europa può dire più niente sulla Deriva Killer Maialara che il nostro Paese sta prendendo in materia di Capricciosa Immigrazione. "Perchè senno blocchiamo i Lavori e chiediamo le Dimissioni dei Commissari!".

Solo nella giornata di oggi il Morbo ha provato a spezzare le Reni ad un giornale, l'Unità, e a 5 sue Professioniste che negli ultimi mesi si sono distinte per la loro battaglia di Civiltà e Resistenza Intellettuale. Non querele, attenzione, ma Citazioni per danni (ramo civile). Berlusconi vuole 200.000 € da ciascuna di quelle donne, anche se il totale schizza a 2 milioni di €. La Direttrice De Gregorio non si lascia però intimidire: "Quello che Berlusconi non può comprare lo vuole ridurre al silenzio e far chiudere. Ma deve capire che non tutto è in Vendita". Stessa sorte per Antonio Di Pietro (massì, ormai che ci siamo!) e nei giorni scorsi per Repubblica e Nouvelle Observateur (ma non solo): colpirne alcuni per intimidirne a Centinaia, dentro e fuori i confini nazionali. [Non perdetevi a questo proposito "Querelopoli"! - Aggiornamento: scarica l'Unità del 3 settembre]

Il Paziente si contorce dai dolori. Le massicce dosi di Anestetico Mediatico degli ultimi Anni non potranno sedarci per sempre. Al quesito iniziale non abbiamo ancora risposto, provateci Voi. Berlusconi nel frattempo dice di essere Super Man, anzi "Super Man mi fa ridere!". Quando avremo allora abbastanza di quella "Iniezione di Berlusconi" auspicata da Montanelli? Quanto ancora in giù, a seviziare il Fondo, per trovare un Vaccino? Quale la Kryptonite al Super Pappa? Certo che Indro c'aveva visto giusto ... solo una cosa forse non poteva immaginarsela, perchè andava oltre ogni conoscenza Sanitario-Democratica dell'epoca: che dopo tutto questo schifo l'Immunità sarebbe toccata non al Paziente, ma al Virus stesso.
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31 agosto 2009 1 31 /08 /agosto /2009 15:01
Raccomando a tutti di condividere questo documento con parenti e amici perché, sebbene molto di ciò che vi viene detto probabilmente è a conoscenza della maggior parte di noi, lo scenario complessivo che scaturisce dal mettere insieme tutte le informazioni è davvero impressionante. Dobbiamo meditare seriamente su tutto ciò perché di questo scenario siamo tutti responsabili in un modo o nell'altro.





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