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8 maggio 2010 6 08 /05 /maggio /2010 09:37

 

Celestini: "Pensasse al suo lavoro"

di Roberto Brunelli 

È stato il Minzolini in reggicalze? Oppure il mite Gustavo Zagrebeksly, presidente emerito della Corte costituzionale, reo di aver ricordato sul mitico divanetto rosso i principi dello stato di diritto? Certo, l’Ascanio Celestini di «Toni Mafioso e Toni Corrotto» che s’inventano un partito solo ma sono in due a comandare è stata la goccia che fatto venire il travaso di bile a Re Silvio. E lui, l’affabulator cortese, è rimasto di sasso per l’attacco del premier. «Veramente non so che dire. Io nei miei pezzi non ho mai parlato di Berlusconi piuttosto che di Fini, o di Bersani e di Vendola. Io parlo del potere nel senso assoluto e generale. Non trovo eccessiva distinzione tra uno e l’altro. È questo sistema che non mi piace, questa idea di rappresentanza, che è ottocentesca. E poi, qual è il problema? Perché Berlusconi non si occupa del suo lavoro invece che del mio? Io non impedisco a lui di lavorare». Una distanza siderale, questo è il problema. Lo spiega bene, Ascanio: «Come a me disturba il potere, a loro disturba la letteratura e la satira in senso assoluto».

E il potere, si sa, ha i suoi ritmi e le sue logiche. La sfuriata di Silvio al consiglio dei ministri non è stata un’uscita «a caldo» delle sue. Negli ultimi giorni Antonio Di Bella, direttore di Rai3, pare ne abbia ricevute diverse di telefonate scottanti. E pure è squillato il cellulare degli autori del programma: «State attenti, che ora si arrabbiano davvero...».

Quelli di Parla con me per ora la stanno prendendo con filosofia. «Che a Berlusconi non piacesse la trasmissione lo sapevamo già, se non altro dalle intercettazioni di Trani. Ce ne faremo una ragione»: lo dice Andrea Salerno, fido autore nonché produttore del programma per conto di Fandango. Lei, Serena Dandini, affida invece il suo pensiero ad un’agenzia di stampa: «Sembra che scontentando tutti Parla con me abbia trovato un suo equilibrio. Il problema è che la satira per sua natura tende a prendersela con il potere, che in Italia oggi si identifica con Berlusconi: quindi siamo costretti ad occuparci di lui con una certa continuità». E poi l’opposizione è certo immune dalle battute di Dandini & co: rivela Serena che sono molte mail di protesta da parte di elettori di centrosinistra quando nel mirino ci finiscono i dirigenti del Pd.

Fatto sta che quando il presidente del consiglio lancia uno dei suoi «editti bulgari» - vieppiù in consiglio dei ministri - è opportuno preoccuparsi. A parte l’approccio coreano al concetto di servizio pubblico (vanno bene tromba e tromboni, ma è improprio che qualcuno lo usi per criticare il governo), ce n’è più d’uno in Rai che teme che Parla con me possa essere silenziato. Il fatto è la maggior parte dei contratti degli autori fra un mese è a scadenza, e può anche darsi che non vengano rinnovati. Così successe con Luttazzi, così hanno più recentemente tentato di fare con Travaglio. Dice Salerno: «Mi aspetterei dei segnali di difesa da parte del presidente della Rai, anche in considerazione del fatto che Parla con me è ormai uno dei marchi forti della tv di Stato. Oggi è Berlusconi, domani sarà un altro: la politica può scegliersi gli amministratori, ma non può essere la politica a scegliere i programmi».

OSSESSIONI & FANGO
Sacrosanto. Ma mentre si aspetta un cenno da Paolo Garimberti, si fanno sentire i membri del cda. Per il consigliere di centrosinistra Nino Rizzo Nervo quella di Berlusconi nei confronti di Rai3 «è un’ossessione», per Giorgio Van Straten «il premier deve rispettare la Rai e tutelarne l’autonomia dato gli evidenti conflitti d’interesse», ma il consigliere di maggioranza Antonio Verro dà la versione di governo: quella di ieri l’altro sera «non è satira, ma insulto: e questo non deve accadere mai, soprattutto quando oggetto di denigrazione sono i vertici delle istituzioni democratiche». Conclusione: fatta così la satira equivale solo «a gettare fango sul paese». Et voilà.

È sconsolato, Ascanio. «Come diceva De André, non esistono poteri buoni. La situazione politica oggi è esemplare. Nel mio testo, racconto anche dell’opposizione che si limita a giocare a bridge». Pessimista? «Non credo che la politica si faccia nei partiti. Chi fa politica sta nell’associazionismo, se ne va in Africa piuttosto che nelle borgate, pratica la raccolta differenziata e il consumo consapevole». Ma Berlusconi non è che ci renda la vita facile. «Guardi, io voglio che cambi il paese. L’Italia è peggiorata da noi italiani. Non mi preoccupa Berlusconi. Mi preoccupa il mio vicino di casa. Mi preoccupa il Berlusconi che è in me». Una cosa che Silvio, probabilmente, non capirà mai.

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Published by maurizio - in POLITICA ITALIANA
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