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10 giugno 2009 3 10 /06 /giugno /2009 12:37
Aspettando Gheddafi
Sta per arrivare il colonnello Gheddafi. E per tre giorni Roma sarà come paralizzata. Gheddafi incontrerà tutti e andrà dappertutto. Comincerà con il montare una enorme tenda beduina nel parco di Villa Pamphili, vedrà tutte le più alte cariche dello stato, dal Presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio, e poi i presidenti di Camera e Senato, e il ministro Carfagna, e poi il sindaco Alemanno e anche il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Gheddafi parlerà da un balcone del Campidoglio per circa trecento persone, e parlerà anche alla Sapienza. Avrà più di 300 persone al seguito, una scorta, fatta di polizia e carabinieri eccezionale per numeri di agenti, tiratori scelti sui tetti.

Ma nessuno parlerà a Gheddafi dei campi di internamento in Libia. Campi di concentramento per migranti. Nessuno nominerà Kufrah e Qatrun e Sabha e Ghat, e ancora Gharivan, Ghudamis, Sirt, Khums, e poi Janzur, Zlitin, Twaisha, Garabulli, Brak, Shati, Ain Zara. E Bin Uild , Tajura, Jadida: "deportation camp. Migrants e refugees arrested". Come vengono definiti questi campi. Sono ovunque in Libia, sulla costa del Mediterraneo, e anche nel deserto, ai confini con il Chad, con il Niger e con l'Algeria. Stipati come animali, dentro container di ferro. Così gli immigrati arrestati in Libia vengono smistati nei centri di detenzione nel deserto libico, in attesa di essere deportati. Sono pochi i giornalisti autorizzati a entrare nei campi. Le condizioni dei centri sono inumane. I funzionari italiani e europei lo sanno bene, visto che li hanno visitati. Ma tacciono. E nessuno parla neanche di Misratah, 210 km a est di Tripoli. I detenuti sono 600, chiedono asilo politico, moltissimi sono eritrei, arrestati al largo di Lampedusa o nei quartieri degli immigrati a Tripoli. Di notte, quando cessano il vociare dei prigionieri e gli strilli della polizia, dal cortile del carcere si sente il mare. A Zlitan 30 prigionieri stanno in poco meno di venti metri quadrati di cella. Su un muro qualcuno ha scritto: Guantanamo. E i detenuti non sono presunti terroristi, ma immigrati arrestati a sud di Lampedusa, quelli che rimandiamo indietro noi. Noi che ci prepariamo ad accogliere Gheddafi con onori altissimi. Ma qualcuno avrà la dignità di chiedergli conto di tutto questo?
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