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1 giugno 2009 1 01 /06 /giugno /2009 12:05
DAL DISCORSO DI PERICLE AGLI ATENIESI, 461a.c.



 Qui ad Atene noi facciamo così .Qui il nostro governo favorisce i molti, invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi, qui, assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza quando un cittadino si distingue, allora esso sarà a preferenza di altri chiamato a servire lo stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. (*)


 Qui in Italia, invece noi facciamo in tutt'altro modo: Noi favoriamo i pochi a scapito dei molti, e ugualmente chiamiamo questo democrazia. Qui in Italia noi facciamo così: anche qui, le leggi assicurano una giustizia eguale per tutti, ma a differenza di Atene, qui alcuni sono più eguali di altri, e la giustizia per alcuni è più giusta che per altri, anche a costo di essere ingiusta. Noi qui facciamo così. Anche noi, qui non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza, quando un cittadino si distingue, allora esso sarà a preferenza di altri chiamato a servire lo stato, non come atto di privilegio, ma come atto di ricompensa al merito. Noi riteniamo colpa assai grave l’essere povero. Saremo perciò duri e inflessibili con i morti di fame. Per contro, riteniamo la ricchezza un merito, e faremo di tutto affinché ai ricchi venga spianata la strada verso ulteriori arricchimenti. A tale scopo appronteremo le  leggi adatte. Io sono qui per questo.  E la povertà altrui non sarà mai un impedimento alla mia ricchezza.


 Qui ad Atene noi facciamo così: Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari, quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. (*)


 Qui da noi, NO! Siccome IO SONO LO STATO ogni mio affare diventa affare di Stato.



 Qui ad Atene noi facciamo così: ci é stato insegnato di rispettare i magistrati e ci é stato insegnato anche di rispettare le leggi, e di non dimenticare mai coloro che ricevono offesa, e ci e’ stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte, che risiedono nell’universale sentimento di ciò che é giusto, e di ciò che é buonsenso.(*)


 

 In Italia invece facciamo così: ai magistrati quieti e mansueti noi tributiamo onori e gloria; agli altri, a quelli cioè che non riconoscono le eccellenze e pretendono di trattare allo stesso modo ricchi e poveri, noi renderemo la vita difficile modificando le leggi; e se ciò non sarà sufficiente li sottoporremo a visita psichiatrica e li dichiareremo malati di mente. Spezzeremo loro le reni! Qui facciamo cosi. Amen!

 



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