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26 maggio 2009 2 26 /05 /maggio /2009 16:59
Il capo del governo italiano paragona gli alloggi per rifugiati ai campi di concentramento. In questo modo vuole giustificare l’intercettazione degli immigrati davanti alle coste libiche.

Ancora una volta la politica italiana sui rifugiati è sottoposta a feroce critica. “Non vorrei dirlo, ma i campi di smistamento per immigrati sembrano dei campi di concentramento”, ha accusato un eminente critico. Ma non dovrà temere di dover subire una querela per questo paragone con i campi nazisti.

Perché l’uomo con il punto di vista polemico si chiama Silvio Berlusconi. Nel corso di una conferenza stampa martedì, con al suo fianco il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, il politico italiano dalle battute facili ha criticato le insostenibili condizioni dei campi di esplusione per immigrati in Italia: “Questo è il motivo per cui il Parlamento ha respinto la proposta di estendere il periodo di detenzione nei campi di due mesi a sei mesi”, ha continuato Berlusconi.

Vero, tuttavia, è l’opposto. Proprio la scorsa settimana, il governo - il cui capo, tra parentesi, si chiama anche Silvio Berlusconi – tramite voto di fiducia non ha respinto il prolungamento del periodo di detenzione, l’ha invece approvata con la maggioranza dei partiti della coalizione.

Berlusconi non si è per niente preoccupato delle insostenibili condizioni nei “centri di identificazione e di espulsione”. La sua campagna umanitaria contro la sua stessa politica interna è molto diversa, ed ha un altro obiettivo – quello di giustificare la nuova linea italiana, di intercettare i rifugiati direttamente di fronte alla costa libica e non farli nemmeno entrare in Italia. Questo si chiama servizio ai rifugiati. “E ‘molto meglio che il diritto di asilo ai rifugiati venga verificato alla partenza. Questo li salva dall’ingiustizia di essere reclusi nei campi in cui la loro libertà è limitata, magari solo per poi eventualmente alla fine venire respinti e dover ritornare ai loro paesi di origine”, ha detto Berlusconi.

Non allo stesso modo continua a vederla l’UNHCR, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. L’organismo ha stigmatizzato la nuova pratica del governo italiano, come una violazione dei trattati internazionali come la Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo Status dei Rifugiati .

Diversi leader del governo italiano, a sua volta, hanno risposto con pesanti apprezzamenti contro l’UNHCR. “Disumana e criminale”, sarebbe la portavoce dell’UNHCR in Italia, Laura Boldrini, ha detto il Ministro della Difesa ed ex-fascista Ignazio La Russa. Inoltre, ha continuato La Russa, la Boldrini porta “il nome di un famoso comandante partigiano della seconda guerra mondiale”. Con questo comandante partigiano la Boldrini non è imparentata - ma è indicativo del clima in Italia, se un fascista arrivato al governo stigmatizza come un manco un presunto rapporto di parentela con un combattente anti-fascista. La Russa, infine riassumendo il suo pensiero afferma che la critica dell’ UNHCR a lui non interessa un fico secco.

In suo aiuto è arrivato anche Maurizio Gasparri, presidente del gruppo della Camera del partito di Berlusconi “Il Popolo della Libertà”, che ha trovato le illuminati parole “noi ce ne freghiamo”. Le Nazioni Unite dovrebbero occuparsi dei dittatori come l’Iran di Ahmadinejad. Ed è proprio quello che fa l’agenzia delle Nazioni Unite. Uno dei loro principali argomenti è la catastrofica situazione dei diritti umani nella Libia di Gheddafi. Li i rifugiati trovati in mare vengono rinchiusi a tempo indeterminato in campi di detenzione, vengono torturati e violentati.

Il fatto che l’iniziativa italiana sia destinata al fallimento al più tardi davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, è ora chiaro anche al Governo di Roma. Il Ministro degli Interni Roberto Maroni sta cercando di convincere il governo libico di permettere, in futuro, all’UNHCR, l’esame delle domande d’asilo sul suolo libico.

I rifugiati con una decisione positiva saranno poi autorizzato a viaggiare in direzione nord. Ma non piu’ (solo) in direzione Italia. Il governo di Roma sta ora spingendo per una “soluzione europea”: tutti i paesi dell’UE dovrebbero essere tenuti ad accogliere i rifugiati. Ma fino a quando questa soluzione non sarà adottata, tuttavia, l’Italia mantiene attiva la politica di deportazione in direzione della Libia.

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